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Eventi e Turismo | 23 giugno 2022, 13:58

1922-2022: cento anni di cibo, vita e tradizione da Venanzio. «Una volta si arrivava in calesse, oggi i clienti girano il mondo ma poi tornano alla nostra tavola» (FOTO)

Sono passati cento anni da quando Venanzio Pedrinelli, fuochista del birrificio, aprì un piccolo locale con qualche tavolino. Quest’anno, l’omonimo nipote, taglia uno storico traguardo per l’attività, divenuta nel tempo un punto di riferimento nel suo campo. Tanti ricordi, legati anche ai numerosi personaggi famosi transitati da qui. E con Alice c’è già pronta la quarta generazione…

1922-2022: cento anni di cibo, vita e tradizione da Venanzio. «Una volta si arrivava in calesse, oggi i clienti girano il mondo ma poi tornano alla nostra tavola» (FOTO)

1922-2022. Cento anni. Un secolo di storia locale, e non solo, si è nutrita delle prelibatezze del Ristorante Olona “Da Venanzio”.

«Nei vari periodi il ristorante è cambiato, anno dopo anno, fino a dove siamo arrivati adesso». A raccontarcelo è Venanzio Pedrinelli, omonimo del nonno che, nel 1922, aprì una trattoria, allora anche posteria. 

«Impegno, dedizione e sacrificio». È questa la ricetta vincente di longevità secondo l’attuale proprietario.

La storia iniziò nel 1922, quando il nonno aprì una piccola posteria che vendeva sale, farina, tabacchi. «Poi c’era una piccola trattoria con qualche tavolo dove ci si fermava a mangiare. Questo posto era stato costruito come una dependance del birrificio, dove mio nonno allora lavorava come fuochista».

Nel 1957, l’attività passò al figlio Renzo, padre dell’attuale proprietario, che ha ereditato dal papà la passione per i funghi, che Renzo raccoglieva e cucinava personalmente per i clienti.

Dal 2000, il ristorante è gestito da Venanzio, che da un anno è affiancato dalla figlia Alice.

È inevitabile che, in un secolo di storia, il locale abbia attraversato diverse fasi: «Quando c’era la posteria si giocava anche a bocce. Di qua passava il tram, la gente veniva anche in bicicletta o in calesse».

Ma anche a livello di clientela, le cose sono sempre state in continua evoluzione: dai camionisti che transitavano dal vicino birrificio, fino agli industriali locali e ai rappresentanti di calzature, di valigeria, ma anche i contrabbandieri. «Questo ristorante è stato frequentato davvero da tantissime persone e di diverso tipo» racconta Venanzio.

«Siamo molto legati a Varese e al territorio. Lavoriamo anche con Milano, con Como e con la Svizzera, ma Varese è la nostra città - continua il proprietario - Qui si sono tenute riunioni importanti, allora c’erano tante aziende e tanti industriali, come la famiglia Bulgheroni, che veniva qui spesso».

Di quarta generazione sono anche alcuni clienti: il legame con il territorio ha fatto sì che il passaggio di genitori in figli sia avvenuto anche tra chi sedeva abitualmente ai tavoli del ristorante.

«Tanti anni fa al ristorante si andava raramente, solo per le occasioni: la domenica si entrava qui e ci si conosceva tutti. E poi solo alcuni se lo potevano permettere».

«Oggi c’è tanta varietà tra i nostri clienti - aggiunge la figlia Alice - Ormai è difficile definire la nostra clientela: andiamo dai ragazzi giovani che vogliono fare un’esperienza diversa alla clientela più anziana che viene qua da tanti anni, ma anche famiglie, ragazzi giovani che portano compagnia, coppie, amici».

Inevitabilmente, tra i commensali transitati da qui, ce n’è qualcuno che spicca più di altri. La lista dei personaggi famosi che hanno mangiato da Venanzio è piuttosto lunga: Ugo Tognazzi, Memo Remigi, Angelo Branduardi, Francesco De Gregori, Luciano Ligabue, Lucio Dalla, il figlio di Enzo Ferrari, la famiglia Agnelli, Paolo Conte, Mike Bongiorno, Michelle Hunziker, Beppe Grillo, Francesco Cossiga, Ennio Morricone, Roberto Benigni e molti altri.

«Sono personaggi che quando sono stati a Varese sono stati portati qui da altri nostri clienti, fa sempre piacere avere qui queste persone».

Venanzio ricorda bene quando Benigni «è venuto a pranzo e ha passato il pomeriggio qui. È tornato poi anche la sera, dopo lo spettacolo. È stato molto piacevole».

E se personaggi di questo calibro sceglievano Da Venanzio per i loro pasti, è anche grazie ai consigli di penne prestigiose del giornalismo come Luigi Veronelli e Gianni Brera, che consigliavano ai milanesi appassionati di ippica in visita all’ippodromo di Varese di non farsi mancare una sosta in questo elegantissimo locale.

La clientela media, oggi, ha comunque innalzato il livello delle proprie conoscenze in campo culinario: «I clienti oggi sono molto più preparati, oggi girano tanti posti e vedono tante cose. È anche bello che uno possa girare e vedere tanto, arricchisce sia noi sia loro, ed è un grande stimolo per noi».

Un ristorante in cui la tradizione ha sempre pagato. Le stagionalità dei funghi, dei carciofi, della zucca, degli asparagi, hanno sempre regalato ai commensali dei piatti tipici sinonimo di garanzia. «Questo è un ristorante di tradizione, abbiamo sempre tenuto la stessa linea. La ristorazione è cambiata e si è evoluta molto, e noi siamo rimasti un ristorante con una sua linearità. Il lavoro funziona e ce n’è sempre moltissimo».

«Non si può cambiare completamente la propria filosofia, quella è rimasta identica negli anni - aggiunge Alice - Ma con tanti tipi di clienti ci vuole tanta flessibilità. Abbiamo davanti esigenze sempre diverse. Bisogna essere flessibili mantenendo la propria linea guida».

«Vogliamo che il cliente vada via felice, cerchiamo di dargli tanto, in base alla nostra capacità e professionalità - conclude Venanzio - Ci sono tantissime offerte da tantissimi locali, ma da noi i clienti tornano con continuità».

Cento anni e tre generazioni, con la storia che promette di proseguire con Alice. «C’è già pronta la quarta generazione» sorride il padre.

Perciò tanti auguri, e altri cento di questi anni.

Lorenzo D'Angelo

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