Ci sono coppie litigiose, il cui ménage è caratterizzato da un continuo battibeccare e che, tuttavia, non si separano mai.
La metafora appare abbastanza appropriata nel descrivere quel che succede nel municipio di Cuneo dove i due maggiori gruppi, Partito Democratico e Centro per Cuneo, sembrano essere in procinto di dividersi ma non lo fanno perché costretti da forze di causa maggiore alla coabitazione sotto lo stesso tetto.
Paradossalmente, sono più i rischi di un divorzio che lo status quo.
A ben valutare, inoltre, non sfugge ai più attenti che sono maggiori gli sgambetti all’interno dei rispettivi gruppi consiliari che le divergenze politico-programmatiche che pure non mancano.
Per Patria Manassero è una fatica di Sisifo guidare una maggioranza dove ogni giorno c’è qualche bega da dirimere e dove i questuanti di poltrone sono perennemente all’uscio.
A Cuneo c’è un governo di coalizione che da oltre tre anni procede a colpi di verifiche senza che queste mai approdino a soluzioni definitive. L’avvicinarsi della data delle elezioni amministrative concorre ad accrescere le fibrillazioni.
Una situazione che ricorda in qualche modo – si parva licet componere magnis - la stagione dei governi del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani 1981-1991) della Prima Repubblica, quando le verifiche di maggioranza erano pane quotidiano.
In un contesto traballante, l’unica certezza nel municipio del capoluogo è la provvisorietà, elemento che consente di procedere per mancanza di prospettive alternative.
Oltre all’accordo programmatico sempre ribadito dalla sindaca, quali sono infatti le strategie a medio e lungo termine di Pd e Centro per Cuneo?
Il Partito Democratico, preso atto che il Movimento 5 Stelle in città e nella Granda si è estinto e che la sinistra di “Cuneo Mia” e dei “Beni Comuni” ha sostanzialmente risposto picche all’apertura manifestata dall’onorevole Chiara Gribaudo, dovrà fare di necessità virtù.
Il “campo largo” a Cuneo si è ristretto prima ancora che qualcuno cominciasse a provare a dissodarlo.
Centro per Cuneo sogna, nel 2027, secondo la linea indicata da Enrico Costa al Patto Civico, di esercitare un ruolo da prim’attore surclassando Pd e Fratelli d’Italia.
Tuttavia, tante individualità (più o meno civiche e più o meno liberal-centriste) non potranno mai diventare coro in un gruppone nato come cartello elettorale e privo di una propria, specifica, identità politica. Formidabile macchina da guerra per vincere nel 2022, appena più fragile nella prova di governo della città.
"Simul stabunt, simul cadent" (insieme staranno oppure insieme cadranno) verrebbe da considerare a proposito del Pd e della compagine civica.
È un destino singolare quello che costringe due entità a stare insieme solo perché le soluzioni alternative o non esistono o, quand’anche si prospettassero, non offrono le garanzie auspicate.
Salvo imponderabili imprevisti, Patrizia Manassero mangerà dunque il panettone e anche la colomba pasquale.
Solo a fine 2026, verosimilmente, dirà quali sono i suoi intendimenti.
Prima di allora non può farlo perché accentuerebbe la “balcanizzazione” della sua maggioranza.
Se sin qui il suo cammino è stato difficile, nel nuovo anno – l’ultimo completo prima del voto amministrativo del 2027 – la sua pazienza sarà ancora più messa alla prova.













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