C’è alta tensione nella Lega mentre si avvicina il raduno di Pontida (domenica 20 settembre) e - per restare nel Cuneese - in vista della tradizionale Festa del Monviso alle sorgenti del Po a Pian del Re, in programma per sabato mattina 5 settembre.
Due appuntamenti che cadono in un momento particolarmente travagliato per il partito fondato da Umberto Bossi e che, nelle sue tante evoluzioni, ha più volte cambiato pelle.
Monta la fronda interna contro Matteo Salvini mentre dall’esterno è forte la pressione dell’ex vicesegretario ed eurodeputato Roberto Vannacci, che, dopo l’uscita dalla Lega e col suo nuovo partito, Futuro Nazionale, preme alle porte.
La Lega è una forza politica che nel Cuneese ha registrato fasi altalenanti con picchi di consensi elevatissimi e crolli altrettanto clamorosi.
Nella Granda, due anni fa, nel 2024, ha lasciato per strada poco meno di 100 mila voti (98.576 per l’esattezza) rispetto alle europee del 2019 e 82.198 rispetto alle precedenti regionali svoltesi in quello stesso anno.
È infatti passata dai 134.808 voti (44%) ricevuti alle europee del 2019 ai 36.2332 (13,34%) del 2024.
Alle regionali dai 108.392 voti del 2019 (41,30%) (quando aveva mandato a Palazzo Lascaris tre consiglieri regionali) ai 26.194 (10,89%) del 2024.
Gianna Gancia, unica europarlamentare cuneese uscente, era stata doppiata in casa da Vannacci.
Alle politiche nazionali del 25 settembre 2022, nel collegio uninominale di Cuneo (Piemonte 2), la Lega aveva ottenuto 25.683 consensi, pari al 12,64%.
In Regione siedono attualmente due cuneesi: Luigi Genesio Icardi, assessore uscente alla Sanità, eletto sulla quota proporzionale, e Gianna Gancia eletta nella quota maggioritaria nel “listino” del presidente Cirio.
Se si considera che i consiglieri regionali leghisti in Piemonte sono passati da 23 a 4, resta pur sempre il dato di consolazione che il 50% sono cuneesi.
Per il resto, nella Granda l’ultima enclave verde è rimasta Fossano, roccaforte del senatore Giorgio Maria Bergesio, la Vandea leghista guidata dal sindaco Dario Tallone, affiancata dalla vicina Genola, dove sindaco è l’ex deputato Flavio Gastaldi.
Per il resto, a livello amministrativo, la presenza è ai minimi storici: un solo consigliere comunale a Cuneo, Alba, Bra e Mondovì (tutti di minoranza) mentre è stata persa la rappresentanza nei municipi di Savigliano e Saluzzo, così come in Consiglio provinciale.
Resistono alcuni sindaci nei paesi, ma si tratta di presenze sporadiche anche perché guidavano liste civiche non connotate dal simbolo del partito.
Una situazione, dunque, difficile per un partito che nel Cuneese era riuscito a raggiungere percentuali di consensi che agli albori e di nuovo nel 2019 avevano superato quelle “bulgare” della Democrazia Cristiana negli anni d’oro.
A farsi garante della Lega cuneese nei frangenti più delicati – specie in fase di formazione delle liste - è sempre stato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, che – dopo il matrimonio con Gianna Gancia – può essere considerato cuneese d’adozione.
Calderoli, l’ultimo (e unico) sopravvissuto dei pionieri dell’ex Carroccio, non è annoverato tra i “frondisti” di prima linea e non viene indicato come colui che impugnerà il pugnale per infliggere il colpo ferale a Salvini, ma non è nemmeno tra coloro che minimizzano la crisi in atto.
Per questo sarà interessante sentire cosa dirà a Pian del Re e poi, di lì ad un paio di settimane, vedere che succederà domenica 20 settembre sul pratone di Pontida.
La Lega – dopo questi due appuntamenti - sarà ancora “Salvini-premier” o – come auspicano i governatori e i dirigenti del Nord Est – potrebbe tentare di tornare alle origini con una più specifica connotazione nordista e federalista?
I dirigenti cuneesi, prudentemente, stanno a guardare in attesa che sia Calderoli a fare la prima mossa.












