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Politica | 16 aprile 2026, 17:25

Rotonda di Carignano, i lavori puntano alla fine estate. Ma le polemiche non si fermano

La commissione consiliare fa il punto: l'amministrazione difende la variante approvata, ma opposizione e associazioni attaccano su impatto paesaggistico, sicurezza stradale e bilancio economico dell'operazione

Rotonda di Carignano, i lavori puntano alla fine estate. Ma le polemiche non si fermano

Il difficile equilibrio tra un cantiere ormai in fase avanzata e le forti resistenze di cittadini e comitati è stato il protagonista della commissione consiliare dedicata ai lavori in corso sulla Rotonda di Carignano. "La cittadinanza, attraverso una petizione da oltre 1.800 firme, continua a denunciare l'impatto paesaggistico dell'opera e la perdita della storica visuale panoramica" ha ricordato la consigliera Martina Caputo (PD), che ha riportato in aula le criticità sollevate dal territorio, lamentando una carenza di dialogo nelle fasi iniziali e chiedendo risposte concrete su come armonizzare una progettualità quasi ultimata con il contesto circostante. La preoccupazione dell'opposizione si è concentrata non solo sull'estetica, ma anche sulla sostenibilità e sulla natura commerciale dell'intervento, chiedendo chiarimenti sugli oneri di urbanizzazione e sugli esiti dell'interlocuzione con gli enti di tutela.

L'assessora all'Urbanistica Francesca Coppola ha risposto ricostruendo il percorso che ha portato all'approvazione della variante lo scorso aprile. Un passaggio chiave è stato il sopralluogo congiunto effettuato a ottobre con la Soprintendenza, durante il quale è stato redatto un verbale condiviso per individuare migliorie puntuali. L'assessora ha sottolineato come la nuova variante recepisca finalmente quegli impegni, trasformando le criticità emerse in modifiche strutturali volte a mitigare l'impatto dell'opera, nonostante i quattro ricorsi al TAR e la vivace mobilitazione popolare che hanno segnato la storia del progetto.

Proprio in un'ottica di trasparenza verso i cittadini, la parola è passata ai progettisti, gli architetti Stefano Ferrera e Nicola Bianconcini, incaricati di illustrare il "nuovo volto" della Rotonda, partendo da un'ispezione del 2020 che documentava capannoni in disuso e piazzali abbandonati. Il disegno si è evoluto drasticamente per rispondere a una sfida inaspettata: il ritrovamento dei resti dell'antica Batteria della Cava, un complesso difensivo utilizzato tra la metà dell'Ottocento e la Seconda Guerra Mondiale.

Il concetto di fruizione libera e pubblica del verde è il cuore del progetto: i progettisti hanno spiegato come ogni scelta architettonica sia stata orientata a eliminare la percezione del cemento a favore di "una natura che si riappropria degli spazi". La facciata, inizialmente prevista in lamiera metallica, è stata ripensata con una finitura a intonaco per integrarsi meglio nel paesaggio e per dare risalto al muraglione storico di piazzale San Francesco. Una soluzione di particolare pregio riguarda la cosiddetta cintura verde: la ringhiera di copertura è stata arretrata di oltre un metro per far spazio a una vegetazione decombente che, ricadendo verso il basso, mitigherà l'impatto visivo delle strutture.

Un punto cruciale del confronto con la Soprintendenza ha riguardato la mobilità pedonale. La variante autorizzata ha cancellato una passerella inizialmente prevista come molto massiccia e strutturalmente complessa, sostituendola con un collegamento in metallo estremamente leggero e sottile. Questo nuovo passaggio unisce direttamente la piazza di ponente con piazzale San Francesco, creando un asse pedonale fluido che evita l'isolamento dei nuovi spazi e ne facilita l'accesso ai cittadini. Anche l'impatto volumetrico verso le residenze è stato ridotto attraverso l'abbassamento dei muraglioni divisori e la trasformazione dei tetti in coperture vegetali non calpestabili, eliminando la necessità di parapetti che avrebbero appesantito il profilo dell'opera.

Infine, il progetto guarda alla storia bellica di Genova come a un'opportunità culturale. I manufatti rinvenuti e vincolati, come la polveriera, il telemetro e il bunker Tobruk, diventeranno tappe di un percorso conoscitivo arricchito da totem informativi. La proposta più suggestiva riguarda il riuso dei volumi voltati della polveriera, destinati a ospitare un "listening bar", un luogo intimo dove la cittadinanza potrà ascoltare musica dal vivo o dischi in vinile in un ambiente suggestivo e protetto.

Le polemiche

Non sono mancate le critiche dure e articolate.

L'architetta Faruffini di Italia Nostra ha espresso un giudizio tecnico durissimo, parlando di una "cementificazione di un'area libera" e di una perdita irrimediabile della bellezza panoramica del fronte mare genovese. Secondo l'associazione, il progetto sarebbe profondamente peggiorato rispetto alla versione del 2021: la struttura sarebbe stata alzata di oltre due metri, arrivando quasi al livello del piano stradale della Rotonda e oscurando la vista. Faruffini ha poi sollevato dubbi sulla trasparenza dei documenti: "Non capiamo perché il progetto presentato oggi sia diverso da quello approvato a ottobre. La facciata curva e le vetrate continue che dovevano mascherare i pilastri sono sparite, sostituite da una struttura che evidenzia un'estetica da capannone industriale, assolutamente inadeguata a un luogo sottoposto a tutela paesaggistica".

Ancora più caustico l'intervento di Giorgio Scarfì (Nuova Ecologia), che ha ironizzato sulla comunicazione del progetto: "Vorrei installare il reato di rendering. Le immagini fornite hanno solo lo scopo di illustrare il prodotto, ma la realtà è un'altra". Scarfì ha mostrato foto attuali del cantiere, definendo "scioccanti" le visuali da via Gavotti e criticando aspramente la gestione del verde. "Avete mai visto un prospetto da via Gavotti nei documenti ufficiali? Ve lo mostriamo noi: si vede un affare che fa schifo", ha incalzato Scarfì, puntando il dito anche sulla presunta sorpresa dei ritrovamenti archeologici: "Com'è possibile che la Batteria della Cava sia passata inosservata? Era nota a chiunque conoscesse la storia della città. Questo errore ha stravolto il progetto a scapito dei cittadini". Infine, il tema della manutenzione: Scarfì ha mostrato immagini di alberi già secchi e palme morte al Poggio della Giovine Italia, chiedendo chi si occuperà della gestione futura di un verde che appare già "sofferente".

Simona Cosso, presidente del Municipio Centro Est, ha sottolineato come l'amministrazione locale sia stata coinvolta solo "in corsa", a decisioni già prese. "Questa realizzazione è ben lontana da ciò che intendiamo per aree di interesse pubblico", ha dichiarato, ponendo l'accento sulla perdita di circa 1.000 metri quadrati di verde attrezzato rispetto ai piani originari. La presidente ha chiesto garanzie precise su come verranno reinvestiti i risparmi derivanti da questa riduzione di verde, suggerendo interventi compensativi urgenti come il restauro dei muri ammalorati della Rotonda, via Gavotti e via Fiodor.

Alle critiche tecniche delle associazioni si è unita la dura requisitoria di Massimiliano Lucente, consigliere del Municipio Centro Est >>(Movimento 5 Stelle), che ha definito l'intervento come una "visione corta" che cristallizza un'area di pregio per i prossimi novant'anni. Lucente ha contestato duramente la natura della concessione novantennale, equiparandola di fatto a una vendita definitiva del patrimonio pubblico. "Cosa sappiamo di come cambierà Genova tra un secolo? Nel 1936 la città era un'altra cosa, eppure oggi vincoliamo questo spazio a un supermercato fino al 2116", ha incalzato il consigliere, denunciando quello che considera un vero e proprio "svendita di un panorama storico". Al centro della polemica anche la mancanza di trasparenza documentale: secondo Lucente, l'assenza di rendering dal lato nord e le inquadrature parziali avrebbero causato un "travisamento dei fatti", occultando l'occlusione dello skyline antropico consolidato, un valore che la legge dovrebbe proteggere esplicitamente come bellezza d'insieme.

L'analisi si è poi spostata sulla sicurezza e sulla mobilità. Lucente ha evidenziato come il progetto attuale ignori le norme di sicurezza moderna, segnalando l'assenza di una corsia di decelerazione per l'accesso al complesso commerciale su una strada ad alto traffico come la Circonvallazione a Mare. Il nuovo semaforo previsto su via Rivoli e l'incremento a cinque corsie per permettere il passaggio dei mezzi pesanti del supermercato creerebbero, secondo il consigliere, conflitti pericolosi tra pedoni e autoarticolati, in un incrocio già strutturalmente complesso.

Il punto più critico resta però quello economico. Il bilancio dell'operazione, secondo i dati riportati in aula, vedrebbe nelle casse del Comune solo un milione di euro effettivo a fronte di una concessione di 9.600 metri quadrati in un'area residenziale di altissimo pregio. Gran parte degli oneri, circa 2,3 milioni di euro, sarebbero stati assorbiti dalla demolizione e ricostruzione del circolo dei tassisti, un intervento che include uffici e ben 32 stalli di parcheggio. "Abbiamo regalato per un milione di euro una concessione di 90 anni a due grandi attività commerciali, un veterinario e un bar-ristorante, in una zona limitrofa al nuovo Waterfront", ha concluso Lucente.

A completare il quadro delle criticità, l'intervento tecnico di Orlandi, esperto del PD, ha sollevato dubbi sulla tenuta statica e la vivibilità dell'area. È stato denunciato uno spostamento del lastrico della Rotonda causato dai lavori e la fragilità dei muri di via Gavotti, che avrebbe imposto il cambio di rotta sulla passerella. Infine, è stata contestata la reale natura del "parco": con soli 40 cm di terra, l'area risulterebbe impossibile da ombreggiare, trasformandosi d'estate in un "forno" invivibile. Oltre all'inquinamento acustico e visivo dei motori di refrigerazione attivi 24 ore su 24, rimane aperta la questione del danno patrimoniale subito dai residenti, che vedono crollare il valore dei propri immobili di pregio, ora affacciati non più sul mare ma sul cemento.

Coppola ha chiarito che il nodo centrale non è estetico ma urbanistico: il progetto nasce da una variante decisa dalla precedente amministrazione, che ha introdotto funzioni commerciali non previste dal PUC vigente, in base a una visione di sviluppo dell'area diversa da quella dell'attuale maggioranza. "Non è in discussione la qualità progettuale", ha precisato, "ma quale visione si intenda dare a quell'area". Ha poi ringraziato i progettisti per la disponibilità dimostrata durante il sopralluogo congiunto di ottobre, nel quale, ha sottolineato, è stato recepito il 99% delle osservazioni emerse. Sull'impossibilità di bloccare i lavori, l'assessora è stata netta: trattandosi di un progetto già approvato e in fase esecutiva, l'unico strumento disponibile era la variante, che è stata adottata per formalizzare le modifiche concordate con la Soprintendenza. Sul tema della manutenzione del verde, ha confermato che resta interamente a carico del proponente per tutta la durata della convenzione, mentre per il Poggio della Giovine Italia, consegnato al Comune nell'aprile 2024, ha annunciato una segnalazione ad Aster per ripristinare un'adeguata programmazione manutentiva. Sugli oneri, infine, ha ricordato che la superficie della media struttura di vendita è stata progressivamente ridotta rispetto al progetto originario, con conseguente diminuzione dei contributi dovuti.

I progettisti hanno risposto nel merito delle critiche tecniche più frequenti. Sul ritrovamento della Batteria della Cava, hanno spiegato che era stata presentata regolare richiesta alla Soprintendenza senza alcuna segnalazione preventiva, e che alcuni manufatti erano stati classificati con decreto ministeriale come privi di interesse storico, autorizzandone la demolizione: la scoperta ha quindi colto di sorpresa anche loro, rendendo necessaria la revisione progettuale. Sulla riduzione del verde, hanno precisato che la superficie eliminata corrispondeva a un giardino pensile sopra la polveriera giudicato non funzionale, e non a verde attrezzato destinato alla cittadinanza. 

Quanto alla critica sulle fioriere e sull'ombreggiamento, i progettisti hanno replicato che le fioriere sulle coperture raggiungono profondità fino a 70-80 centimetri, sufficienti per la messa a dimora di vere alberature, non solo arbusti. Sul sistema della passerella, hanno confermato che la struttura sarà completamente indipendente dal muro monumentale, sorretta da pilastri a terra e separata da un giunto di dilatazione, nel rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza. Hanno infine comunicato l'obiettivo di completare l'intervento entro la fine dell'estate, pur senza certezze definitive sui tempi.

Chiara Orsetti

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