Un nuovo episodio della cosiddetta “truffa del finto carabiniere” si è verificato nel savonese, un raggiro sempre più diffuso ma rispetto al quale cresce anche l’attenzione da parte dei cittadini.
Nella giornata di ieri, intorno all’ora di pranzo, un uomo ha contattato il numero unico di emergenza chiedendo aiuto dopo aver capito di essere finito nel mirino dei truffatori. La centrale operativa ha quindi allertato una pattuglia della stazione dei carabinieri di Savona che, insieme al Nucleo Operativo e Radiomobile, ha raggiunto l’abitazione della vittima ad Albisola Superiore.
All’arrivo dei militari, l’uomo ha segnalato la presenza di una persona nel palazzo, intenta a bussare alla sua porta. Gli agenti hanno così individuato il sospetto, notando che aveva in mano un telefono con una videochiamata in corso.
La vittima era stata contattata sulla propria linea fissa da un numero di cellulare. L’interlocutore, fingendosi un carabiniere, gli aveva riferito che la targa della sua auto era stata utilizzata per una rapina in una gioielleria. Con questo pretesto, gli era stato chiesto di raccogliere gioielli e oggetti preziosi, che sarebbero poi stati ritirati da un incaricato per consentire di chiarire la sua posizione verificandoli.
Insospettito dalla richiesta, l’uomo ha però deciso di contattare direttamente le forze dell’ordine, facendo così fallire il tentativo di truffa.
Il soggetto fermato all’interno del palazzo è stato arrestato e il suo cellulare è stato sequestrato. Questa mattina è stato processato per direttissima in Tribunale a Savona.
Davanti al giudice Francesco Giannone, M.F., 28 anni, originario di Napoli, ha dichiarato di aver ricevuto l’incarico da un uomo conosciuto come “Zio Antonio”, noto nella sua zona come ricettatore, che gli avrebbe promesso 1500 euro in cambio del recupero dei gioielli.
Secondo quanto riferito in aula, il 28enne avrebbe dovuto recarsi ad Albisola all’indirizzo fornito in precedenza per ritirare gli oggetti preziosi, presentandosi come assistente. Una volta entrato in possesso dei beni, avrebbe dovuto mostrarli tramite videochiamata e poi fare ritorno a Napoli in treno per consegnarli.
L’arrestato ha inoltre sostenuto di non essere a conoscenza del raggiro ai danni della vittima e di non aver mai avuto contatti telefonici diretti con l’uomo, che sarebbe stato invece contattato da una terza persona.
Proprio lo scorso 20 marzo, sempre nel comune albisolese era stata sventata una truffa con lo stesso "modus operandi" (leggi QUI).













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