Lo scorso giugno, in quello che fu definito "referendum di Landini", il quesito sulla riduzione dei tempi per la cittadinanza aveva restituito un dato politico inequivocabile. In quell'occasione, il 40% degli elettori della periferia nord aveva sbarrato con un "No" la scheda fucsia. Sebbene la tornata non raggiunse il quorum, quel numero fu letto come l'ennesima conferma di quanto i temi dell'immigrazione e della sicurezza — cavalcati con insistenza dalla destra — avessero ormai conquistato un bacino elettorale storicamente operaio.
Cosa è cambiato in 9 mesi?
A nove mesi di distanza, lo scenario cambia radicalmente. Per quanto la consultazione sulla giustizia non dovesse avere una connotazione politica, è finita per trasformarsi nel termometro per misurare la forza delle coalizioni, sia a livello nazionale che locale. Un test cruciale soprattutto in una città che, tra un anno, tornerà alle urne per rinnovare il Consiglio Comunale e le Circoscrizioni.
Barriera silente
Il confronto tra le due tornate referendarie è impietoso. Se per contrastare la proposta della sinistra sulla cittadinanza l’elettorato si era mobilitato per dare un segnale chiaro, oggi, davanti ai quesiti promossi dal centrodestra, le urne sono state disertate. La giustizia, evidentemente, è un tema che in periferia non scalda i cuori né sposta voti, a differenza della sicurezza. Nella Circoscrizione 6 — tra Falchera e Barriera di Milano — si è recato ai seggi solo un elettore su due. Il "Sì" ha tenuto, ma senza sfondare. A urne chiuse resta un interrogativo: cosa sarebbe successo se la stessa spinta che portò alla bocciatura del quesito sulla cittadinanza fosse stata convogliata nel voto sulla giustizia? Il "Sì" avrebbe superato il "No"?
La vera partita è tra un anno
Una domanda che rimane sospesa, specialmente per chi sa che tra un anno la partita elettorale si giocherà (anche) sul terreno di Torino Nord. È qui che Maurizio Marrone, assessore regionale al Sociale e candidato sindaco in pectore per il centrodestra, continua a fare incetta di preferenze. Ed è qui che l'attuale sindaco, Stefano Lo Russo, unico nome attualmente emerso per il centrosinistra, sa di dover recuperare terreno.
Vanchiglia di Avs fa il 70% di "No"
Al momento, il "No" trionfa in tutta la città con percentuali quasi bulgare, un risultato che apparentemente permetterebbe al primo cittadino di dormire sonni tranquilli. Ma il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. O, in questo caso, tra le strade dei quartieri.
Il "No" ha letteralmente trionfato nella Circoscrizione 7, l'area che abbraccia Aurora, Vanchiglia e parte della pre-collina. In questa zona estremamente variegata, Alleanza Verdi e Sinistra — forza data in ascesa dai sondaggi e alleata del PD al governo della città — ha chiuso la campagna referendaria in piazza Santa Giulia con uno dei suoi leader: Nicola Fratoianni. Il responso delle urne è tra i più netti a livello nazionale: il 70,02% dei votanti ha bocciato la riforma di Nordio.
Nel resto di Torino
Il trend si conferma solido anche nel resto della città: nella Circoscrizione 4 (San Donato, Parella) i contrari raggiungono il 66,68%, seguiti da valori quasi speculari nella Circoscrizione 3 (Cenisia, Pozzo Strada) al 65,88%, nella Circoscrizione 8 (San Salvario, Borgo Po) al 65,86% e nella Circoscrizione 2 (Santa Rita, Mirafiori) al 64,71%.
Al contrario, il fronte del "Sì" — o comunque un "No" meno marcato — guadagna terreno nelle periferie e nel cuore della città. La Circoscrizione 5 (Borgo Vittoria, Lucento), attualmente amministrata dal centrodestra, si ferma al 61,45% di voti contrari.
Il centro dei centristi che ammicca al Sì
Il dato più curioso riguarda però il parallelo tra il Centro-Crocetta e Barriera di Milano: il risultato è quasi identico, con il 61,33% nella Circoscrizione 1 e il 61,05% nella Circoscrizione 6.
Tuttavia, tra i due quartieri persiste una differenza sostanziale di partecipazione: se nel salotto buono della città si è votato in massa (oltre il 70% di affluenza), in periferia si è recato alle urne solo un elettore su due. Nel primo caso emerge il profilo di un elettorato centrista che, pur sostenendo la giunta di Palazzo Civico, guarda con diffidenza la sinistra massimalista; nel secondo, si staglia un elettorato di destra identitaria che in questa tornata è rimasto silente.
Cosa succederà tra un anno? Entrambe situazioni che aprono scenari non proprio del tutto chiari per chi dovrà mettere insieme i cocci e recuperare terreno.













Commenti