La giornata degli azzurri piemontesi comincia presto, tra trolley, bandiere e chiacchiere di corridoio nella stazione di Porta Nuova. Alle 9.50 il Frecciarossa diretto a Milano lascia i binari torinesi con a bordo oltre ottanta militanti e dirigenti di Forza Italia, pronti a partecipare alla tappa del Nord della campagna referendaria "Una freccia per il Sì".
Partenza da Torino
Un viaggio simbolico ma anche politico, pensato per portare in giro per l'Italia le ragioni del sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Sul convoglio salgono delegazioni provenienti da tutto il Piemonte, insieme a una quindicina di rappresentanti della Valle d'Aosta. Tra i militanti anche Chiara, 19 anni, la più giovane del gruppo partito da Torino per prendere parte all'iniziativa nazionale.

Dopo poco più di un'ora di viaggio il treno arriva alla Stazione Centrale di Milano, dove le delegazioni del Nord Italia si ritrovano per il convegno organizzato nella sala reale dello scalo ferroviario. Prima però c'è il tempo per una breve pausa tra le vie attorno alla stazione, tra caffè e pranzo veloce, mentre i militanti si preparano all'appuntamento politico della giornata.
A condurre il convegno sono i direttori Mario Sechi e Alessandro Sallusti, ma ad aprire gli interventi è proprio la delegazione piemontese di Forza Italia. A prendere la parola per primi sono il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e i ministri Paolo Zangrillo e Gilberto Pichetto Fratin.
Tra i presenti all'iniziativa milanese anche la vicepresidente della Regione Piemonte, Claudia Porchietto, l'assessore region,le Andrea Tronzano, l'onorevole Roberto Rosso e il segretario di Forza Italia per Torino Marco Fontana.
Zangrillo, Pichetto e Cirio: le ragioni del sì alla riforma della giustizia
Nel suo intervento il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo spiega le ragioni del voto favorevole alla riforma. "Vogliamo raccontare ai cittadini perché vogliamo il sì alla riforma. Io voterò sì perché preferisco rispettare la Costituzione e visto che dice che la magistratura è indipendente e autonoma e che il giudice è terzo il nostro sforzo deve realizzare una riforma che consenta ai magistrati di lavorare liberamente senza avere il timore di dover appartenere all'una o all'altra corrente. Non posso accettare che migliaia di persone vengano arrestate e poi si scopre che non hanno commesso il fatto. Infine voto sì perché ho grande rispetto per la magistratura e so che hanno consapevolezza del fatto che fare il magistrato significa servire la patria e quindi dobbiamo liberare la magistratura dalla logica delle correnti".
Sulla stessa linea il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che richiama la storia politica del centrodestra. "Sono anche figlio della Prima Repubblica quindi sento il dovere di raggiungere questo obiettivo portato per primo avanti dal presidente Berlusconi".
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio insiste invece sul valore costituzionale della riforma. "Oggi siamo partiti da diverse regioni del Nord Italia. Trovo la nostra Costituzione un testo bellissimo e da presidente della Regione la amo, quindi il ragionamento che facciamo è di sostenere il sì non per essere contro qualcuno come la magistratura. Inoltre dobbiamo votare sì perché Schlein, Conte e tutti quelli che antepongono il bene del loro partito al bene dell'Italia ci dicono di votare no".
Il dibattito sulle correnti nella magistratura
Il Senatore Roberto Rosso ha invece voluto spiegare come questo referendum non sia un voto di partito. "La Freccia per il sì dimostra che quando si entra nel merito delle riforme i cittadini vogliono capire, partecipare e contribuire al cambiamento. La grande partecipazione registrata oggi, con una mobilitazione molto significativa dal Piemonte così come da tutto il Nord Italia, è il segnale di un interesse reale verso una riforma attesa da anni. Il referendum sulla separazione delle carriere non è una sfida ideologica tra destra e sinistra e non è un voto contro il Governo Meloni: è molto più semplicemente un sì per cambiare e migliorare la giustizia italiana. Con la separazione delle carriere rafforziamo l'indipendenza dei giudici, riequilibriamo il rapporto tra accusa e difesa e tuteliamo davvero i cittadini".
Tra gli interventi anche quello dell'onorevole Licia Ronzulli, che punta il dito contro il sistema delle correnti nella magistratura. "In questi anni le correnti hanno trasformato la magistratura in un luogo di trattative interne. Per questo diciamo basta alle logiche delle correnti, con il sorteggio avremo trasparenza e più qualità dove i magistrati emergeranno non per la tessera politica ma per il loro merito".
Tra la platea del convegno anche i militanti arrivati dal Piemonte con il treno della mattina. Tra loro il segretario di Forza Italia Torino Marco Fontana, che sottolinea il valore politico dell'iniziativa e il tema della partecipazione al voto. "È stato un momento importante che ha dato la possibilità di ribadire le ragioni del sì che non sono un tentativo di dare spallate al governo in carica ma di difendere una riforma che aveva proposto lo stesso centrosinistra. È stato un momento per combattere nel Nord Italia, un momento di comunità utile visto l'impegno dimostrato per coinvolgere più gente possibile ad andare a votare, la nostra preoccupazione è l'afflusso. I referendum sono una grande opportunità che spesso abbiamo sprecato lasciando riforme volute come il taglio dei parlamentari".
"Durante il governo 2001 se fosse stata approvata la riforma di Berlusconi avremmo già la separazione delle carriere, anche allora votarono contro Berlusconi e non sul merito: dobbiamo sfruttare questa opportunità di restituire una giustizia giusta agli italiani e tutelare la magistratura che lavora per il popolo italiano restituendole la libertà dalle correnti politiche. Oggi l'unica casta in Italia che si autogiudica è quella dei magistrati, noi restituiamo la libertà di non essere costretti a far parte di queste", ha aggiunto Fontana.
La testimonianza di Marco Sorbara
Uno degli interventi più intensi della giornata arriva però dal consigliere regionale della Valle d'Aosta e presidente della commissione Affari Generali, Marco Sorbara, che racconta la propria esperienza personale dopo l'arresto e la successiva assoluzione. "Sono due anni che giro tanto con i giovani e il messaggio che voglio trasmettere è il valore della libertà, come quando si va sott'acqua e manca l'ossigeno. Bisogna avere rispetto per chi lo consente, ma chi ha acquisito questa facoltà deve essere consapevole della responsabilità che ha".
"Arrestato nel gennaio 2019, i carabinieri mi portarono in comando. Dopo impronte digitali e fotografie capii che il grandissimo incubo si stava trasformando in realtà. Lì dentro mi hanno tolto i vestiti ma anche l'anima. Ho fatto 45 giorni in isolamento, di cui 33 senza vedere la mia famiglia, in una cella che aveva un letto in ferro. Mia mamma è stata l'unica donna che mi ha sostenuto da subito. Loro sono le prime che sanno se siamo colpevoli o meno e lei voleva che ci fosse qualcuno a giudicarmi per cosa avessi fatto con trasparenza. Dopo una condanna di 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, senza alcuna prova e senza i tre elementi per andare in carcere se il gip avesse letto le carte senza fermarsi a quello che diceva il pm", continua.
"Sapevo di non essere colpevole e sono andato avanti. Infatti ebbi l'assoluzione in Corte d'appello e poi il 24 gennaio la Corte di cassazione ha reso inammissibili gli atti del pm. Il mio sogno è alzare il livello di consapevolezza e se diamo terzietà al giudice non avremo probabilmente gli oltre mille casi di detenzione ingiusta", ha infine concluso.
Nel pomeriggio, conclusi gli interventi e gli incontri tra militanti e dirigenti del partito, la delegazione piemontese riprende la strada del ritorno. Il Frecciarossa riporta il gruppo a Torino intorno alle 16, chiudendo una giornata di viaggio e politica che ha trasformato un semplice treno in una vera e propria campagna elettorale su rotaia.

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