La rete Welcoming Asti contesta duramente la decisione del Comune di riallacciare i rapporti con la città israeliana di Ma'alot Tarshiha, interrotti durante il conflitto. In una lettera ai giornali, le associazioni accusano l'amministrazione di non prendere una posizione chiara contro quello che definiscono un "genocidio" in corso nella striscia di Gaza, chiedendo di dare voce ai palestinesi e di investire sul gemellaggio con Betlemme.
Le associazioni e le persone che fanno parte della rete welcoming hanno avuto notizia, in questi ultimi giorni, della scelta del Comune di Asti, del suo Sindaco e della giunta di riprendere i rapporti con la città Israeliana di Ma’alot Tarshiha con cui Asti è gemellata da tempo e con la quale i rapporti erano bloccati anche a causa del conflitto ancora in atto nella striscia di Gaza.
I comunicati che sono apparsi sugli organi di stampa, parlando della ripresa dei rapporti tra le due città, si soffermano sulla necessità di ripristinare scambi culturali e fanno accenni generici alla situazione del paese, alle guerre che tutti sperano cessino . Mancano, come sempre, anche in questa costruzione mediatica e probabilmente nelle parole degli interessati, i riferimenti alla vera essenza di quello che da molto tempo sta succedendo a Gaza. Non un conflitto o almeno non solo un conflitto ma un genocidio di una intera popolazione, di migliaia di bambini sacrificati senza alcuna pietà, di un disegno di supremazia e di cancellazione di Gaza e dei Palestinesi che vivono nella striscia, che va contro il diritto internazionale e contro l’essenza stessa dei valori dell’umanità.
Non vogliamo negare la bontà dei gemellaggi, dello scambio reciproco, della ricchezza culturale ma vogliamo richiamare con forza gli amministratori pubblici e i cittadini soprattutto sull’occasione, mancata, di parlare di Gaza, di dare voce, una voce in più, ai Gazawi che vengono sempre e solo descritti, dagli organi di informazione Italiani, come semplici, anonimi numeri.
Oggi lo stato di Israele è rappresentato da Netanyau e dal suo governo sanguinario che alle regole del diritto ha preferito la regola del massacro, della violenza, della notte profonda della guerra, come testimoniano anche i più recenti attacchi ripetuti all’Iran e al Libano con altri morti, altri bambini, altri ragazzi, altri innocenti sacrificati. Non possiamo fare finta di niente. Riprendere i contatti con una città Israeliana senza sottolineare con forza quello che realmente sta succedendo ci sembra una operazione sbagliata nei tempi e nella sostanza perché diventa la rappresentazione di una presa di posizione troppo filo Israeliana, troppo dalla parte del carnefice che oggi guida il paese.
Anni fa il Comune aveva dato avvio, grazie anche al DI.SVI, ad un gemellaggio con la città di Betlemme, luogo centrale della Cristianità e città della Cisgiordania Pelestinese.
Proviamo, insieme, anche a coltivare il sogno di un gemellaggio così, consapevole, generativo, politicamente scorretto. Una occasione per parlare di Gaza e della sua gente.
Una occasione di pace




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