Dopo 29 anni dalla prima volta, la Lega è tornata a Pian del Re, alle sorgenti del Po, quasi ad evocare una stagione mitica, ma che “è viva più che mai perché questo è un luogo per noi sacrale che non potremo mai dimenticare. Per questo – ha detto il ministro Roberto Calderoli in un messaggio in subliminale, ma nemmeno troppo, al suo segretario – a buon intenditor poche parole”.
Una battuta quasi a certificare che il tempo del federalismo potrebbe tornare con la sua legge sull’autonomia differenziata “che – ha spiegato – nei prossimi giorni sarà oggetto di confronto tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vice Salvini e Tajani e che contiamo di portare a casa entro il 21 settembre, data del raduno di Pontida”.
“Sono 40 anni che ci lavoro giorno e notte e adesso finalmente l’obiettivo è vicino. La mia massima soddisfazione sarà – ha detto provocatoriamente il ministro – quando anche la sinistra, che oggi la osteggia, la apprezzerà e ne capirà l’importanza per tutte le regioni”.
Rimpianti? “Non aver avuto il coraggio – ha ammesso – di essere andati fino in fondo rispetto a quelli che erano i nostri progetti iniziali, ma ci stiamo ugualmente arrivando”.
Calderoli non risparmia quegli ex leghisti che se ne sono andati e che ora accusano la Lega di aver tradito.
“Dov’erano – si è domandato retoricamente – quando c’era da lottare e si rischiava di finire in galera? Quando c’era da battersi come leoni io c’ero, mentre di loro non ricordo alcuno. Sentirmi rinfacciare che abbiamo abbandonato l’autonomia e il federalismo – ha detto senza mai citarli, ma con un riferimento che non era difficile capire essere rivolto a Comino, Castelli &C. del Partito Popolare del Nord – capite bene quanto mi possa fare arrabbiare”.
Sempre Calderoli ha assicurato che, essendo ormai giunta alla terza lettura in Senato, è in dirittura d’arrivo la legge sulla Montagna con un finanziamento di 200 milioni di euro, “fondi – ha voluto puntualizzare – che questa volta saranno destinati esclusivamente ai Comuni davvero montani”.
Da Riccardo Molinari, segretario piemontese e capogruppo alla Camera, considerazioni critiche nei confronti dell’Europa. “Non siamo contro l’Unione Europea in quanto tale – ha detto – ma non vogliamo un’Ue che anziché favorire la produzione in continuazione adotta provvedimenti che la disincentivano”.
Giorgio Bergesio, senatore e segretario provinciale, ha concentrato il suo intervento sulle infrastrutture del Cuneese, “sbloccate – ha sostenuto – grazie alla determinazione della Lega e del ministro dei Trasporti”.
Bergesio ha citato il Tunnel di Tenda (100 mila passaggi); L’Asti-Cuneo (l’ultimo viadotto è stato posizionato nelle scorse settimane), la variante di Demonte, “per la quale – ha affermato dal palco – in legge di bilancio sono stati reperiti i 92 milioni di euro che prima non c’erano”. Il senatore, tra le altre opere pubbliche, ha richiamato anche il traforo Armo-Cantarana, “indispensabile per i collegamenti con l’Imperiese”.
Sul palco, prima dei big, sono saliti vari amministratori locali cuneesi: Dario Tallone, sindaco di Fossano; Flavio Gastaldi, ex deputato e attuale sindaco di Genola; Gabriele Giletta, primo cittadino di Villanova Solaro, il più giovane sindaco del Piemonte; Valentina Casetta, giovane consigliera di Montà; Umberto Bertolusso, presidente del Consiglio comunale di Sommariva Perno e Nico Giusiano, sindaco di Pagno, capoluogo della valle Bronda.
In rappresentanza della Regione e degli altri territori piemontesi, l’assessore Enrico Bussalino, il capogruppo Fabrizio Ricca, l’ex assessore alla Sanità, ora consigliere, Luigi Icardi; la consigliera Gianna Gancia, già europarlamentare e presidente della Provincia di Cuneo, ora consigliere regionale; Paolo Demarchi, ex consigliere regionale e attuale vicesegretario regionale, responsabile della logistica della kermesse ai piedi del Monviso; Elena Maccanti, già assessore regionale e attuale parlamentare; Matteo Gagliasso, già consigliere regionale e ora referente dei Giovani Padani piemontesi.
Poco meno di 200 i partecipanti.
Commenti