"Oggi abbiamo dato veramente gambe all'autonomia. Un tempo lo stato di emergenza lo avrebbe dichiarato il Governo, attraverso una procedura complessa. Questo era un problema perché si dichiarava quando non c'era più”.
Sono parole del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. Così la crisi idrica diventa medaglia autonomista da appuntarsi al petto. E il suolo secco della siccità diventa fertile terreno politico per sciorinare il successo di una misura approvata a inizio giugno che attua, in parte, la riforma tanto cara al ministro agli Affari Regionali Roberto Calderoli.
Si tratta infatti della prima applicazione concreta della legge approvata dal Consiglio regionale, pensata proprio per velocizzare le procedure amministrative e l'erogazione dei sostegni finanziari.
La situazione sul territorio: oltre 70 Comuni serviti con le autobotti
La misura si è resa necessaria a fronte dei dati registrati sul campo e analizzati di recente dal Tavolo siccità della Regione. Secondo le rilevazioni dell'Arpa Piemonte, il mese di luglio si colloca tra i più secchi degli ultimi settant'anni, con un deficit di pioggia del 55% registrato negli ultimi tre mesi e temperature nettamente superiori alla media stagionale.
Oltre 70 tra Comuni e frazioni sono attualmente serviti tramite autobotti. Dall'inizio della crisi sono stati effettuati 581 viaggi da parte dei mezzi di soccorso, per un costo complessivo che ha superato i 400 mila euro. Parallelamente, 106 Comuni hanno emesso ordinanze o avvisi per limitare i consumi e prevenire gli sprechi idrici. Anche i bacini, i fiumi e le falde acquifere mostrano un quadro di forte sofferenza, confermato dalle valutazioni dell'Osservatorio del Distretto del Po e dell'Autorità di bacino che collocano la regione nella fascia di criticità idrica più elevata.
Copertura finanziaria e tutele per i sindaci
Tra le priorità del provvedimento autonomista vi sono, secondo Cirio, la rapidità di intervento e la salvaguardia legale ed economica per gli amministratori locali.
“La tempestività della risposta della pubblica amministrazione per noi è importante, perché essere tempestivi vuol dire non lasciare da soli i sindaci nelle loro emergenze", ha spiegato Cirio. “Vuol dire non lasciare da sole le aziende agricole. Noi abbiamo, nell'ottica di questo percorso che lo Stato ha fatto, rifinanziando il fondo specifico anche della Protezione Civile a cui noi attingiamo. Vuol dire che si attinge da subito a quei fondi quindi che il sindaco che fa un'ordinanza urgente per garantire l'acqua in una sua frazione non rischia più col suo patrimonio personale, ma è coperto da un'emergenza regionale istituzionalizzata e dai fondi dello Stato a cui possiamo attingere".
Le ricadute sull'agricoltura e le trattative sugli invasi
A risentire pesantemente della carenza d'acqua è soprattuto il settore agricolo, con il mais e la soia giunti alla fase finale di produzione e il riso nel pieno della fioritura, momento in cui la richiesta di acqua a è massima.
In parallelo si cercano soluzioni per aumentare la portata dei canali d'irrigazione, coinvolgendo gli operatori energetici e i territori confinanti: “Stiamo lavorando con i gestori degli invasi idroelettrici per avere da loro lo sversamento - spiega il governatore - notturno dell'acqua. Di fatto rinunciano a un po' di energia elettrica per usare quell'acqua per riversarla nei canali. Inoltre abbiamo interlocuzioni in corso con i territori sul Lago Maggiore, piemontesi e lombardi, e anche con gli svizzeri. Stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità con una prospettiva che ancora per una settimana vede comunque le previsioni non rosee sulla possibilità di pioggia".
Segnali di cauto sollievo giungono invece dal fronte degli incendi boschivi, che nelle ultime settimane avevano richiesto un ingente dispiegamento del sistema di protezione civile e della flotta aerea. La Regione, conferma il presidente Cirio, proseguirà la raccolta dati per calibrare eventuali ulteriori stanziamenti economici a valere sul fondo regionale.












