Un banchetto che distribuisce pipette per il crack all’interno del giardino Madre Teresa di Calcutta. Un luogo simbolo su cui si accentra tutta la narrazione del degrado del quartiere Aurora, terreno di scontro politico, ideologico, soprattutto per quanto riguarda lo spaccio e l'abuso di sostanze. Da mesi, per la Prefettura, è segnato come "zona rossa". Tradotto: le forze dell’ordine possono allontanare, per 48 ore, persone denunciate (anche) per reati legati a stupefacenti. E in caso sia ritenuta pericolosa per la sicurezza l’allontanamento da quell’area, su disposizione del Questore, può arrivare a un anno.
Potrebbe sembrare un controsenso, quasi una provocazione, vedere qui spuntare le pipe per consumare la sostanza che, in questo momento storico, rappresenta l’emergenza, non solo di Torino, ma di molte metropoli europee. Una questione, quella delle pipette pulite e gratuite per limitare il danno, proposta anche da chi governa la città e che si è tramutata in bagarre sui tavoli di Palazzo Civico: dalla sicurezza, d’altronde, passa gran parte della partita elettorale e la posta in gioco è alta.
Un altro approccio
Così parlare di droga si riduce a una questione di ordine pubblico. Ma c’è chi da decenni prova ad agire con un approccio non ideologico, muovendosi in quel perimetro di restrizioni che viaggia su logiche differenti. Tra le realtà storiche della città c'è il CoBS, il Coordinamento Operatori Bassa Soglia Piemonte, una rete orizzontale nata oltre vent'anni fa in concomitanza con i primi servizi di bassa soglia e riduzione del danno nella regione. Come spiega Maria Teresa Ninni dell'associazione L’Isola di Arran, si tratta di un coordinamento voluto espressamente dagli operatori e non dai servizi o dai dirigenti, proprio per dare voce a chi lavora effettivamente sul campo in un piano orizzontale di confronto sulle attività, sui problemi quotidiani e sull'auto-formazione.

Il paradosso istituzionale
Il coordinamento si ritrova ciclicamente in date simbolo come il 26 giugno, Giornata Mondiale contro la droga, o il 31 agosto, Giornata Internazionale contro l’overdose. La scelta di presidiare il giardino Madre Teresa di Calcutta risponde a una logica di territorio. L'area è infatti coperta anche da Intreccio, un progetto finanziato direttamente dal Comune di Torino per favorire l'inclusione e la partecipazione. Terreno, a volte, di paradossi istituzionali come quando si verificano interventi delle forze dell’ordine.
“In una di queste iniziative qualche mese fa sono arrivati i Tuscania (l’unità militare speciale dei Carabinieri ndr) - racconta Maria Teresa Ninni - chiedendoci i documenti. Se da un lato il Comune stanzia fondi per l’inclusione attraverso interventi educativi e dall'altro un'altra parte dello Stato arriva e smonta tutto questo lavoro si crea un cortocircuito che non ha alcun senso”.
Come funziona la riduzione del danno
La riduzione del danno opera sulla base di un principio pragmatico, legato al presupposto che le persone abbiano bisogno prima di tutto di non farsi del male. Le scelte di consumo sono spesso relative a un periodo specifico della vita, ma se in quel lasso di tempo il soggetto contrae malattie, finisce in carcere o subisce una devastazione fisica e sociale, diventa poi molto più complicato rientrare in un'ottica di normalità. Da qui deriva una critica alle strategie proibizioniste, descritte dagli operatori come una guerra ai consumatori piuttosto che alla sostanza, all'interno della quale le narcomafie continuano a speculare.
Il parallelo storico è quello del proibizionismo dell'alcol a inizio Novecento, quando la mancanza di controlli statali favorì la diffusione di prodotti a tossicità elevata e l'arricchimento dei circuiti criminali. In questo contesto la distribuzione di pipette pulite per il consumo di crack viene difesa come un presidio igienico essenziale per evitare lo scambio dello strumento e la conseguente trasmissione di patologie.
Il drug checking: dai grandi festival alla strada
Un ulteriore livello di intervento è rappresentato dal drug checking, ovvero l'analisi chimica delle sostanze, una pratica in cui il Piemonte ha fatto da apripista a livello nazionale integrando il servizio nella rete regionale e recependolo nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Lorenzo Camoletto, responsabile dell'area prossimità della cooperativa Motiva, che include progetti come Neutravel, ABS e Presibene, spiega che il servizio opera al di fuori di una logica strettamente orientata all'astinenza coatta. Si lavora immaginando un consumo o un comportamento in qualche modo autocontrollato, senza pretendere l'interruzione forzata, anche perché la definizione stessa di dipendenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è un qualcosa che mutua continuamente.
L'obiettivo è lavorare con le persone e non sulle persone, aiutandole a mantenere il più alto possibile il loro indicatore di stile di vita. Lo si fa andando ad effettuare analisi nei luoghi più esposti dal rischio: non solo per le strade, ma anche nei free party o fuori dai grandi eventi come il KappaFuturFestival.
Se il referto sorprende non si consuma
Il drug checking persegue tre obiettivi fondamentali che vanno ben oltre la semplice analisi della sostanza. Il primo è la conoscenza del mercato, che permette ai servizi sanitari di ottenere dati certi e scientifici su ciò che circola realmente nelle strade, superando i limiti dei semplici questionari. Il secondo è la riduzione del rischio specifico, che rende il consumatore consapevole della reale composizione chimica di ciò che ha acquistato e che vorrà poi assumere.
“La gran parte delle persone che riceve un referto differente da quello che si aspettava decide di non consumare”, spiega Camoletto.
Il terzo obiettivo è la sua funzione come strumento relazionale e canale di aggancio sociale, poiché offrire un servizio utile permette di stabilire un contatto, per esempio, con chi vive ai margini o a giovani che difficilmente si rivolgerebbero ai canali sanitari tradizionali, aprendo così spazi di dialogo anche su questioni psicologiche o mediche più articolate.
Cosa c’è dentro il crack?
L'attenzione mediatica e l'allarme sociale si concentrano oggi sul crack, che ha progressivamente occupato la nicchia urbana un tempo legata all'eroina. Gli operatori evidenziano come il problema sia strettamente connesso alla totale deregolamentazione del mercato clandestino, dove le sostanze vengono tagliate con additivi sconosciuti per massimizzare il profitto economico delle mafie attraverso prodotti più potenti e facilmente trasportabili. Allo stesso tempo, il monitoraggio territoriale mostra un mercato in continua evoluzione, come evidenziato dall'Early Warning System di Lisbona, il più grande osservatorio sulle sostanze.
"Vengono segnalati dai 50 ai 60 principi attivi nuovi tutti gli anni - conferma Camoletto -. È anche difficile riuscire a rincorrerle”.
“Noi parliamo di crack, di droghe in generale, ma oggettivamente non sappiamo neanche che cosa ci sia dentro”, sostiene Ninni.
Gas esilaranti e ketamina: nessuna emergenza fentanyl
A Torino, oltre all'emergenza crack, si registra un nuovo consumo di inalanti con gas esilaranti, mentre nei contesti legati all'intrattenimento notturno e ai grandi eventi prevalgono metanfetamina e ketamina. Quest’ultima sembrerebbe sempre più assunta, oltre all’utilizzo ricreativo, anche in ambito privato.
Mentre il fentanyl, per ora, non rappresenta un’emergenza.
"Negli Stati Uniti fa centomila vittime all'anno e l'Europa teme il peggio - precisa Camolese -. Grazie a questo tipo di monitoraggio in tempo reale, però, possiamo capire se l'allarme sia ingiustificato o se sia il momento di attivarsi concretamente”.
Ventimila persone intercettate ogni anno
L'approccio della prossimità si estende anche ad altre forme di dipendenza come il gioco d’azzardo. Gli operatori intervengono direttamente nei pressi delle sale gioco e delle sale Virtual nelle province piemontesi. Ma il metodo è il medesimo: trovare strategie di autocontrollo alternative all’astinenza.
Un approccio che permette di intercettare circa ventimila persone all'anno, numeri significativamente più elevati rispetto agli accessi spontanei agli sportelli dedicati dei SerD, che accolgono generalmente l'utenza in una fase di compromissione già avanzata.
Un lavoro anche con chi subisce il disagio
L'obiettivo degli operatori di strada è intercettare precocemente le persone non ancora integrate in questi circuiti, attivando prese in carico leggere prima che si sviluppi una situazione di emergenza conclamata.
Il disagio visibile nei quartieri viene descritto come un caleidoscopio di fattori in cui l'uso di sostanze si sovrappone frequentemente alla condizione di senza dimora, al fallimento di progetti migratori o a problematiche psichiatriche.
"Incontrare le persone nel loro contesto di vita ci permette di trovare soluzioni vantaggiose per tutti - sostiene Lorenzo Camoletto -. L'obiettivo è accogliere il disagio sia di chi vive una situazione di dipendenza, sia dei residenti che ne subiscono l'impatto, trovando mediazioni capaci di migliorare la qualità della vita dei singoli, del vicinato e dell'intera comunità.”.

"Support. Dont’Punish"
Questo modello di intervento è stato presentato durante la Giornata Mondiale contro la droga ai Murazzi del Po durante l'evento "Skills in Azione" per la campagna internazionale Support. Don’t Punish. L'iniziativa, promossa dalla rete Elide con la Città di Torino, ha coinvolto giovani e adolescenti in laboratori sul dialogo tra pari e sul contrasto allo stigma. Un’iniziativa a cui hanno partecipato gli assessori Carlotta Salerno e Jacopo Rosatelli.
Torino all’avanguardia, ma resta il tema morale
Torino mantiene un'infrastruttura di servizi specifici, tra cui numerosi drop-in gestiti direttamente dal Servizio Sanitario Nazionale, una specificità meno diffusa in altre regioni italiane.
“Ma essere brillanti in una notte oscura non vuol dire avere tanti lumen”, conferma Camoletto.
Il dibattito resta polarizzato, l’approccio contestato, il cambio di paradigma che sposti la questione dal piano morale a quello puramente scientifico e sanitario non è ancora attuato.
L’ex assessora regionale alla Tutela della salute e Sanità, Eleonora Artesio diceva: “Non c’è motivo di considerare la riduzione del danno di destra o di sinistra più di quanto lo sia un'aspirina o una TAC”.
Ma nei giardini “zona rossa”, come altrove, tutto è politica.
















