Un piano di risanamento da oltre 110 milioni di euro tra risorse liquide, crediti e operazioni immobiliari per rimettere in equilibrio i conti di Amt, evitare una procedura concorsuale e consentire all’azienda di trasporto pubblico di Genova e della sua area metropolitana di proseguire come società pubblica in house. È il nocciolo, in estrema sintesi, della delibera di indirizzo arrivata oggi, e approvata, in commissione a Palazzo Tursi, alla vigilia del passaggio in consiglio comunale, in una settimana considerata decisiva per il futuro dell’azienda: domani è atteso il voto dell’aula comunale, mentre la Regione dovrebbe approvare, sempre domani mattina, la norma collegata all’operazione; mercoledì toccherà alla Città Metropolitana e giovedì all’assemblea dei soci Amt.
Il piano: più corrispettivi, ricapitalizzazione e operazione via Adua
Il quadro, illustrato dal vicesindaco Alessandro Terrile, poggia su tre pilastri: aumento stabile dei corrispettivi pubblici, ricapitalizzazione della società e accordi con i creditori. Dal 2026, secondo quanto spiegato in commissione, ad Amt arriveranno ogni anno 20,7 milioni di euro in più sul contratto di servizio: 15 milioni dalla Regione Liguria, 5 milioni dal Comune di Genova e 700 mila euro dalla Città Metropolitana.
A queste risorse si aggiunge l’operazione sulla rimessa della metropolitana di via Adua, valutata quasi 53 milioni di euro, che Amt acquisterà dal Comune grazie anche al contributo regionale da 40 milioni destinato al piano. Il Comune, a sua volta, utilizzerà le somme e i crediti maturati per sottoscrivere l’aumento di capitale della società.
Il risultato atteso, nelle parole di Terrile, è un rafforzamento patrimoniale dell’azienda: “Alla fine dell’operazione complessiva Amt ottiene una rimessa di via Adua e un aumento di capitale di 50 milioni”. Più nel dettaglio, il Comune dovrebbe sottoscrivere circa 47,8 milioni di capitale in denaro e conferire anche crediti per circa 21 milioni, mentre la Città Metropolitana metterà 1,5 milioni e i Comuni soci del Tigullio conferiranno i propri crediti nei confronti dell’azienda. L’assetto societario, ha ribadito il vicesindaco, resterà composto solo da enti pubblici.
I tempi stretti: il 19 giugno scadono le misure protettive
Il piano arriva dentro una cornice strettissima. Le misure protettive scadono il 19 giugno e prima di quella data Amt deve depositare il piano definitivo con l’invito ai creditori a esprimersi sugli accordi di ristrutturazione del debito. “Non c’è possibilità di altro tempo”, ha detto Terrile, spiegando che gli atti veri e propri – vendita della rimessa, sottoscrizione dell’aumento di capitale, erogazione delle risorse – arriveranno dopo, ma che oggi è necessario assumere formalmente gli impegni.
Secondo il cronoprogramma indicato in commissione, domani il consiglio comunale sarà chiamato a votare la delibera di indirizzo, mentre la Regione dovrebbe approvare la norma collegata all’operazione. Mercoledì è previsto il passaggio in Città Metropolitana e giovedì l’assemblea dei soci Amt, chiamata ad approvare in via definitiva il piano di risanamento.
Bilancio 2024 e continuità aziendale
Uno dei nodi più contestati riguarda il bilancio 2024, approvato dal consiglio di amministrazione ma non ancora dall’assemblea dei soci. Il documento, secondo quanto emerso, certifica una perdita di oltre 55 milioni di euro.
Terrile ha spiegato che il bilancio non può essere chiuso prima del piano perché i revisori hanno posto il tema della continuità aziendale: “La società di revisione avanza dubbi sulla continuità aziendale, ovvero senza l’approvazione degli atti di questa settimana e del piano di risanamento in assemblea soci, i revisori hanno dubbi che Amt abbia la forza di andare avanti. Prima si confermano gli impegni, poi il piano di risanamento e infine il parere sul bilancio”.
Secondo il vicesindaco, il punto di partenza è che per anni il servizio è stato sottopagato rispetto ai costi reali. “Il nocciolo è che il servizio di Amt è stato pagato meno in questi anni”, ha detto Terrile, quantificando in 84,6 milioni la sottocompensazione complessiva dal 2000 al 2024, di cui 59 milioni a carico dell’ente affidante e degli enti locali. La parte più consistente, circa 30 milioni, deriverebbe dal servizio extraurbano, tema esploso dopo la fusione tra Amt e Atp.
Meno corse nel breve periodo, poi la risalita dal 2027
Sul fronte del servizio, il piano non promette un miglioramento immediato. Anzi, prevede una fase di riduzione dei chilometri prodotti, con una “lieve discesa” e una risalita solo dalla fine del 2027. “Il taglio purtroppo c’è perché Amt, finché non riesce a uscire dalla crisi, non riesce a produrre i chilometri da produrre”, ha detto Terrile.
La prospettiva dell’amministrazione è che i Quattro Assi – con corsie protette e nuovi mezzi – consentano poi di aumentare la produttività, abbattere i costi di manutenzione e garantire lo stesso servizio con meno mezzi impegnati. Il piano si intreccia anche con gli impegni Pnrr: entro il 30 giugno dovrà essere completata la consegna dei 108 mezzi, tra filobus e 24 autobus elettrici. Anche per questo, ha sottolineato Terrile, Amt ha bisogno di liquidità e dell’approvazione del piano: senza una cornice certa, il rischio è che banche e fornitori non concedano il margine necessario per portare avanti gli investimenti.
Personale, esodi volontari ed efficientamento
Nel piano entrano anche le misure di efficientamento. La prima intesa con i sindacati, firmata nella stessa giornata, vale circa 4 milioni di euro di risparmi sulla produttività aziendale. Ma il capitolo più delicato riguarda il personale: il cosiddetto “fondino” per gli esodi volontari dovrebbe accompagnare circa 100 uscite nel 2026 e altre 100 nel 2027, con possibile prosecuzione nel 2028 se la misura sarà rifinanziata.
La Regione dovrebbe mettere a disposizione 3,3 milioni, di cui circa 2 milioni destinati ad Amt, con 800 mila euro nel 2026 e il resto nel 2027.
Terrile ha precisato che efficientamento non significa scaricare il piano sui lavoratori: “Efficientamento non vuol dire che vogliamo pagare di meno gli autisti oppure farli lavorare di più, vuol dire trovare forme di maggiore efficienza aziendale per utilizzare le maggiori risorse che verranno impiegate per ottenere il massimo”.
Tra le azioni indicate ci sono la riduzione dei chilometri a vuoto, la riorganizzazione delle rimesse, una diversa gestione degli approvvigionamenti e il controllo dei costi. Sul subaffidamento, il vicesindaco ha ricordato che per le società in house esiste l’obbligo di affidare all’esterno una quota del servizio, oggi considerata molto onerosa per l’azienda.
Tariffe e agevolazioni: il nodo dei fondi Mase
Altro tema sensibile è quello delle tariffe. Fino al 2027 non sarebbe previsto un aumento degli abbonamenti, mentre il biglietto singolo resta congelato per ora ma potrà essere rivisto in base all’andamento del piano. La delibera prevede clausole di salvaguardia: se le agevolazioni tariffarie non saranno coperte da risorse certe, gli enti dovranno finanziarle oppure modificarle.
Il riferimento principale è ai fondi del Mase, il cui decreto non è ancora stato pubblicato. “Non è con voti di ottimismo che si salva un’azienda”, ha detto Terrile, spiegando che per il 2026 il piano inserisce solo 2 milioni di fondi Mase, mentre altri 8 milioni sono previsti nel 2027 e 8 milioni nel 2028. La contribuzione complessiva stimata sulle gratuità sarebbe di 14,5 milioni in cinque anni, meno di 3 milioni l’anno.
In questo quadro resta aperta anche la partita sulle agevolazioni per gli over 70. Dopo l’eliminazione della gratuità per chi supera i 12 mila euro di Isee, l’azienda ha segnalato la necessità di monitorare i ricavi. Tra le ipotesi citate ci sono un possibile ritocco per le fasce sopra quella soglia e una revisione dell’abbonamento legato alle fasce orarie, ma le decisioni saranno valutate nel 2026 sulla base dell’andamento del piano.
Creditori e Trenitalia, lo scontro politico
La commissione si è accesa soprattutto sul tema Trenitalia. L’opposizione, con il capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi, ha chiesto una sospensione della seduta, contestando l’assenza di elementi sufficienti per valutare la pratica, il nodo del bilancio non ancora approvato dall’assemblea e la presenza, nel piano, degli strumenti finanziari partecipativi legati al credito di Trenitalia.
Per Piciocchi si tratta di un passaggio “irricevibile”, perché aprirebbe la strada a un ingresso di fatto del gruppo ferroviario in Amt: “C’è una cambiale in bianco per Trenitalia attraverso uno strumento partecipativo che significa possibilità di diventare azionista o comunque di esercitare un controllo e per noi è irricevibile”.
La maggioranza ha respinto la richiesta di sospensione. Terrile ha replicato che i pareri degli uffici sono stati integrati e che, sulla base degli elementi disponibili, sono favorevoli. Soprattutto, ha escluso che Trenitalia possa entrare nel capitale di Amt: “Non c’è nessun ingresso nel capitale di Amt se non Comune, Comuni soci e Città Metropolitana”.
Secondo la ricostruzione del vicesindaco, Trenitalia rivendica un credito molto più alto, ma l’accordo prevede il pagamento di 5 milioni e la trasformazione della parte restante in strumenti con soli diritti patrimoniali, senza diritti amministrativi né gestionali. “Gli Sfp non sono convertibili in capitale, non danno diritti amministrativi e non danno diritti di gestione, ma patrimoniali”, ha ribadito.
Per Terrile, quindi, il punto non è aprire Amt a Trenitalia, ma costruire un rapporto industriale e commerciale tra gomma e ferro: “Nel passato Trenitalia è stata considerata come concorrente, ma deve essere un partner. Nella città, per com’è costruita, il trasporto pubblico è fatto da gomma e ferro e devono dialogare. Si vuole fare un’alleanza commerciale per il futuro del trasporto, nessuno vuole vendere Amt”.
La spiegazione non ha convinto Piciocchi, che ha parlato di “cavallo di Troia” e di operazione poco trasparente. “Perché un creditore rinuncia a 15 milioni di euro senza avere qualcosa in cambio? I cittadini genovesi devono sapere che c’è un socio occulto nel capitale di Amt che si chiama Trenitalia”, ha attaccato il capogruppo. E ancora: “Non dite guai al privato e poi fate questo. Presenteremo un emendamento soppressivo dello strumento partecipativo”.
Sul fronte dei creditori, Terrile ha spiegato che il piano prevede il pagamento del 50% in un’unica soluzione entro gennaio 2027 per il debito congelato nella composizione negoziata della crisi. Dopo l’approvazione del piano, i creditori saranno chiamati a votare e servirà il consenso del 60% per ciascuna classe. “Non è vero che le banche hanno revocato gli affidamenti”, ha aggiunto il vicesindaco.
Berruti: “Piano necessario per evitare una procedura concorsuale”
Il presidente di Amt Federico Berruti ha sintetizzato l’impostazione con tre parole: continuità, efficienza e metodo. “Questo è un piano necessario per evitare una procedura concorsuale”, ha detto, spiegando che il piano punta a recuperare tre dimensioni: economica, patrimoniale e finanziaria.
“Senza l’approvazione del piano non c’è continuità e bisogna rispettare i tempi. L’obiettivo degli stakeholder è proseguire con un’azienda pubblica in house”, ha aggiunto Berruti, rivendicando anche la trasparenza del percorso: “Porteremo ai soci il bilancio quando sarà completa l’informativa”.
Associazioni e sindacati: timori su tagli, tariffe e periferie
Gli auditi hanno sollevato soprattutto dubbi sulle ricadute per utenti e servizio. Furio Truzzi, presidente di Assoutenti Liguria, ha annunciato un’iniziativa sui bus per assistere i cittadini nella bigliettazione elettronica e nell’uso del QR-Code: “Per noi è fondamentale che siano riconosciuti i nostri atti di volontariato e ciò che la legge prevede. Sulla dematerializzazione, sul QR-Code, vediamolo come un problema da risolvere”.
Più critico Bruno Manganaro di Federconsumatori Liguria: “Questo piano ha tanti dubbi e comunque mancano tanti milioni da parte del governo. Il piano lo dice chiaramente: ogni situazione di crisi e difficoltà comporterà un aumento delle tariffe e un taglio del servizio. Facendo i conti nel piano si parla già di meno 4 milioni di chilometri. Come verranno compensati? Che cosa faranno i cittadini che partono, ad esempio, da Voltri o dalle zone sopra il centro cittadino? Come arriveranno in centro? Come si muoveranno? Questo è un problema, tutto questo non è chiarito”.
La responsabile confederale Cgil Simona Nieddu ha chiesto un tavolo permanente per monitorare l’andamento del piano, del servizio e delle ricadute sulla cittadinanza. Una proposta condivisa anche da Stefano Salvetti di Adiconsum: “La nostra preoccupazione è che il taglio dei chilometri porterà disagi in una realtà orografica complicata e significherà spostarsi di più con il trasporto privato. Bene l’idea del tavolo permanente e di una cabina di regia che ci veda coinvolti”.
Durissimo invece Messina del Cub Trasporti Genova: “Questo è un lavoro completamente inutile, qui si tratta di fare miracoli, ma non si possono fare. Terrile ha parlato di riequilibrio in una situazione drammatica, ma i soldi non ci sono. Non si possono prendere dagli anziani o dai giovani, neanche dalla bigliettazione. Come Cub rigettiamo il piano integralmente”.
Il contratto di servizio e lo scenario fino al 2031
Il piano guarda anche oltre la scadenza attuale dell’affidamento, fissata al 2029. Terrile ha spiegato che la simulazione arriva fino al 2031 non perché l’amministrazione abbia già deciso una proroga, ma perché serve dimostrare che l’azienda può reggere anche nello scenario massimo.
“L’input politico dell’amministrazione non è regalare il servizio dell’azienda. Pensiamo di essere nel giusto e di proseguire il contratto di servizio fino alla scadenza naturale”, ha detto, ricordando però che le norme prevedono, in prospettiva, due possibili strade: prosecuzione dell’in house oppure gara.
“Il piano di risanamento consente di chiudere la crisi, la parte giudiziale, eliminare buona parte dei procedimenti e garantire un servizio di qualità senza salti di corsa, di cui purtroppo siamo tutti vittime, e senza che i costi del risanamento pesino su utenti e lavoratori”, ha concluso Terrile. Ma il passaggio politico resta tutt’altro che chiuso: domani il consiglio comunale, dapprima la Regione al mattino per la norma sui 40 milioni di euro, sarà chiamato a votare una delibera che, nei fatti, segna uno degli snodi più delicati degli ultimi anni per il trasporto pubblico genovese.
Le reazioni
Bruzzone: “Con il piano di risanamento apriamo il percorso per portare fuori dalla crisi un servizio essenziale per la città”
"Oggi, con il passaggio in commissione della delibera di indirizzo sul piano di risanamento di AMT, si apre formalmente un percorso necessario per provare a condurre l’azienda fuori dalla crisi. La gravità della situazione è ormai stata messa nero su bianco: il bilancio 2024 ha certificato una perdita di oltre 55 milioni di euro. Davanti a numeri di questo tipo non servono slogan o propaganda, ma responsabilità e chiarezza nei confronti della città. L’obiettivo del piano di risanamento è evitare il fallimento dell’azienda, anche alla luce delle diverse istanze già depositate in tribunale, tutelando sia i lavoratori sia le migliaia di cittadini che ogni giorno utilizzano il trasporto pubblico locale. Parallelamente sarà necessario aprire una riflessione seria anche sul piano tariffario. Nessuno esclude, come già portato il mese scorso in aula, la possibilità di una revisione che renda il sistema meno costoso e più sostenibile per cittadini e famiglie, mantenendo però la qualità del servizio e la tenuta complessiva dell’azienda”. Lo dichiara il consigliere comunale Filippo Bruzzone a margine della Commissione consiliare dedicata al piano di risanamento di AMT Genova.













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