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Politica | 25 marzo 2026, 06:45

Alta tensione su Cascina Volta. Rasero: "Ci metto la faccia", ma per l'opposizione la gestione è un pasticcio tra debiti e pareri legali tardivi [GALLERIA FOTOGRAFICA]

Dopo le tensioni della scorsa settimana, l'Amministrazione (e ampi settori della minoranza) hanno approvato un documento finalizzato a valutare la sospensione delle messe in mora

Alta tensione su Cascina Volta. Rasero: "Ci metto la faccia", ma per l'opposizione la gestione è un pasticcio tra debiti e pareri legali tardivi [GALLERIA FOTOGRAFICA]

Un debito che arriva dal passato, scadenze che tolgono il sonno e un clima politico elettrico. Il lunghissimo Consiglio comunale aperto di ieri sera, apertosi poco dopo le 20 e terminato intorno all'1.20, ha affrontato il punto critico della vicenda di Cascina Volta, un caso urbanistico e legale nato negli anni '90 che oggi rischia di travolgere il bilancio di decine di famiglie.

Le radici del "pasticciaccio" e il peso degli interessi

La questione riguarda gli espropri dei terreni in zona via Spandre. Dopo decenni di contenziosi, il Comune è stato condannato a rimborsare i vecchi proprietari con cifre molto più alte del previsto. Per recuperare queste somme, l'ente ha inviato agli attuali proprietari richieste di conguaglio pesantissime, arrivate a superare i 30.000 euro a nucleo familiare. Una richiesta di messa in mora è stata notificata solo poche settimane fa, fissando la scadenza perentoria al 15 marzo.

Il punto nevralgico della contestazione, cavalcato dall'opposizione e dai residenti, risiede in un parere legale e in una delibera del 2017, che rassicuravano i cittadini: il Comune, a causa dei propri ritardi, non avrebbe scaricato su di loro gli interessi. Un principio recentemente ribadito anche dalla Corte dei Conti, la quale ha specificato che la "neutralità finanziaria" non consente di far pagare ai privati i costi di procedimenti illegittimi o dilatati dall'amministrazione.

L'ombra della bagarre precedente

La seduta aperta di ieri è arrivata dopo una clamorosa rottura istituzionale avvenuta la scorsa settimana. In quell'occasione, una delegazione di cittadini esasperati si era presentata in aula per chiedere risposte immediate, ma i consiglieri di maggioranza, estraendo le tessere, avevano fatto mancare il numero legale abbandonando la sala. Un gesto definito "schifoso" e "svilente" dalle minoranze, che ha caricato di un'aspettativa drammatica il confronto di ieri sera.
 

L'apertura: la difesa del sindaco e la voce dei cittadini

Ad aprire i lavori è stato il sindaco Maurizio Rasero, che ha rivendicato la scelta di metterci la faccia attraverso una discussa diretta Facebook, negando qualsiasi intento vessatorio: "Non sono mai fuggito da nessuna discussione, non ho mai avuto paura di affrontare cose belle e cose brutte". Il primo cittadino ha scaricato parte delle responsabilità sui decenni passati: "Troppo comodo mandare lettere a casa a queste persone... io ci metto la faccia e me ne assumo la responsabilità". Ha inoltre precisato che l'azione era stata inizialmente dettata da un'indicazione della Corte dei Conti: "Non abbiamo bisogno di fare cassa di fronte a persone cui vengono chiesti soldi per ragioni che noi riteniamo ingiuste. Sono passati 7 sindaci e voi ricevete una mazzata".

Subito dopo, la parola è passata ai diretti interessati e ai loro legali. L'avvocato Andrea Mecca, rappresentante di 12 proprietari, ha puntato il dito contro chi ha costruito e venduto: "Il Comune dovrebbe rivalersi sulle cooperative che dopo la prima sentenza hanno venduto in fretta e furia: secondo me andando lì non si sbaglierebbe".

Giuseppe Ferrero, proprietario intervenuto anche a nome della cooperativa Vigili del Fuoco, ha sollevato dubbi sulle tempistiche dell'ente preannunciando battaglia: "Non appare comprensibile come solo nel 2017 sono state avviate richieste su un procedimento iniziato oltre 20 anni prima. Verrà attentamente valutata la possibilità di opposizione sulla richiesta di recupero".

Toccante e fermo l'intervento di Dino Brondolo, portavoce di un altro gruppo di residenti, che ha ricordato le rassicurazioni passate: "Ci sentiamo ingiustamente e profondamente vessati da una situazione per la quale non abbiamo colpe. Nel 2017 lettera del Comune che diceva che la causa era ancora in corso quindi sospendevano la richiesta e che non ci avrebbero richiesto pagamento interessi". Infine Stefano Masino (autore di una proposta di risoluzione della vicenda che abbiamo riportato anche noi in una lettera aperta) hanno evidenziato la presunta irragionevolezza di un recupero crediti avviato con tale ritardo, chiedendo soluzioni etiche e rateizzazioni agevolate.
 

Il dibattito politico: scontro tra sospensioni immediate e pareri legali

L'intervento di Vittoria Briccarello (Uniti si può) ha aperto le ostilità per la minoranza, sottolineando con forza di ritenere che le comunicazioni ricevute dai residenti non erano affatto semplici avvisi di cortesia: "La lettera inviata il 2 febbraio è una costituzione in mora che di fatto inchioda il debitore. Se i cittadini non avessero alzato la voce, oggi il Comune starebbe procedendo in maniera coattiva per il recupero di oltre 30.000 euro ad alcune famiglie".

Per la maggioranza, Marco Scassa (Lista Rasero) ha tracciato la rotta che si è poi rivelata decisiva per l'esito della seduta, ammettendo le proprie perplessità nel doppio ruolo di avvocato e consigliere: "Da cittadino e consigliere comunale ho dei dubbi su quanto i cittadini effettivamente devono". Proprio per superare questa impasse, Scassa ha anticipato la richiesta di un "parere pro veritate" su questo caso specifico, ritenendolo lo strumento necessario per sbloccare la situazione.
 

Le voci dell'opposizione: tra etica e burocrazia

L'attacco di Michele Miravalle (Partito Democratico) è stato particolarmente duro, rievocando le tensioni della settimana precedente: "Questi cittadini non sono furbetti. Andarsene l'altra sera è stato un comportamento triste". Miravalle ha poi ribadito un concetto fondamentale: le decisioni amministrative sono, prima di tutto, scelte politiche.

Sulla stessa linea si è espresso Mario Malandrone (Ambiente Asti), puntando il dito contro l'assurdità contabile della vicenda: "Chiedere alle famiglie di pagare per le lentezze della macchina burocratica è insensato. Esigiamo la sospensione immediata, non a parole, delle messe in mora inviate". Anche Massimo Cerruti (M5S) è intervenuto con fermezza, definendo l'intera questione "un pasticciaccio brutto con errori commessi da chiunque" e pretendendo atti concreti al posto di quelli che ha descritto come "intenti dilatori".

Mentre Roberto Migliasso (Asti Oltre) ha scelto la strada dell'autocritica a nome della classe dirigente succedutasi nei decenni nell'arco dei quali si è sviluppata la vicenda: "La prima cosa che mi viene da dire è che dobbiamo chiedere scusa a questi cittadini. Dai sindaci del passato, susseguitisi dal 1992, fino alla giunta attuale". 
 

Responsabilità politiche e accuse incrociate

Decisamente più polemico il tono di Mauro Bosia (Uniti si può), che ha accusato la maggioranza di cercare scappatoie legali dell'ultimo minuto: "Il parere pro veritate dovevate chiederlo prima di mandare le lettere di messa in mora. Ora fate un passo indietro perché sapete benissimo di aver pestato qualcosa più grossa di voi".

Il clima è diventato incandescente con le parole del consigliere di maggioranza Roberto Venturini (FdI), che ha ribaltato il concetto di scuse: "Credo si debba chiedere scusa, ma soprattutto la minoranza debba scusarsi con voi per avervi istigati a venire qui sotto la volta scorsa. Voi siete brave persone, ma con quell’atteggiamento avete violato le istituzioni". 

A stretto giro è arrivata la replica di Gianfranco Miroglio (Verdi): "Io sono uno di quei consiglieri che ringrazia i cittadini per essere stato da loro 'istigato' a approfondire questa situazione che va oltre il surreale".
 

Il fronte del PD e l'appello all'equità

Hanno chiuso il dibattito i restanti consiglieri del Partito Democratico. Roberto Vercelli ha criticato aspramente la gestione operativa ("Abbiamo gestito malissimo i rapporti con i cittadini, perché abbiamo aspettato così tanto tempo?"), seguito da Luciano Sutera Sardo, che ha sollecitato una soluzione per "alleviarli da questo gravame". Infine, Maria Ferlisi ha spostato il focus sul piano etico: "Un’Amministrazione pubblica può limitarsi a presentare il conto dopo 30 anni o deve trovare una soluzione giusta per tutelare i cittadini di fronte a una situazione ingiusta? I cittadini chiedono solo equità".

L'epilogo: due Ordini del Giorno a confronto

Dopo una lunga interruzione dovuta prima a una riunione di maggioranza e poi a una riunione dei capigruppo, il momento decisivo si è consumato, poco prima dell'1, nella presentazione dei documenti programmatici. La consigliera Briccarello ha letto l'OdG unitario della minoranza, che chiedeva atti immediati e perentori: sospensione della messa in mora, ricalcolo del dovuto al netto di interessi, spese legali e aree pubbliche, e avvio di rateizzazioni. Il documento è stato però bocciato con 12 voti favorevoli e 16 contrari.

A prevalere (con a corollario un battibecco tra Bosia e l'assessore Marco Galvagno, autore del testo presentato) è stata la linea della maggioranza, illustrata dal consigliere Scassa, che subordina ogni azione a una preliminare garanzia legale. L'OdG della maggioranza è stato approvato con 23 voti favorevoli e 5 astenuti, tutti tra le fila della minoranza (Saracco, Miroglio, Cerruti, Bosia e Briccarello)

Di seguito il testo integrale dell'impegno assunto dal sindaco e dalla giunta:

L'Amministrazione si impegna a:

  1. valutare la richiesta di un parere pro veritate da parte di professionista esperto nella materia amministrativa e contabile al fine di verificare alla luce tutti gli atti adottati e ricevuti dal Comune di Asti dal 1993 ad oggi se sussistano soluzioni percorribili al fine dello stralcio degli interessi legali e, comunque, quali siano i criteri da adottare nella determinazione della debenza dei soggetti interessati alla vicenda;
  2. di valutare la sospensione della richiesta degli interessi nelle more dell'eventuale redazione del predetto parere;
  3. di valutare la sospensione anche della richiesta del capitale e delle spese legali nelle more del ricalcolo della quota capitale, ove necessario, escludendo dal calcolo totale le metrature adibite a servizi pubblici e/o opere urbanistiche;
  4. valutare la possibilità di percorre l'applicazioni di soluzioni di rateizzazione e di definizione agevolata delle somme dovute;
  5. di istituire momenti informativi nei confronti dei cittadini interessati sull'iter della vicenda e sull'esito delle valutazioni di cui sopra.

La palla passa ora ai tecnici. Per le famiglie di Cascina Volta la partita resta sospesa in attesa che un esperto stabilisca se quei "maxi interessi" siano davvero un atto dovuto o un errore da cancellare.

Gabriele Massaro

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