Si ha un bel dire che si trattava di un referendum e non di un’elezione politica. Resta il fatto, indubitabile e ribadito tanto da manca che da destra, che il voto aveva una forte valenza politica.
Ciò premesso e dato per assodato che il no è prevalso in una percentuale minima dei 247 Comuni della Granda, c’è un elemento curioso – che non piacerà agli interessati – ma che non può essere smentito e ha una sua chiave di lettura politica.
Cuneo resta la città della Granda dove il no è prevalso con maggiore evidenza (con quasi il 56%), seguita da Savigliano (54,19%), Alba (53,30%),
Bra (51,14%) e Mondovì (50,68%.
Nelle altre due tra le sette sorelle del Cuneese, il si vince a Saluzzo (54,08%) e Fossano (53,22%).
Per il resto il dato è noto: salvo una manciata di Comuni in cui l’ha spuntata il no, diversamente si è trattato di un voto in controtendenza con la vittoria del si quasi ovunque.
La provincia di Cuneo resta indubitabilmente di centrodestra, ma il dato politico – se letto in riferimento ai suoi esponenti territoriali siano essi di destra o di sinistra – è singolare.
A Mondovì, da tempo immemore non si registrava una sconfitta di Enrico Costa, che coinvolge Luca Robaldo e (anche) Paolo Bongioanni: tutti esponenti in prima fila per il si.
Costa, in particolare, era il più esposto in quanto referente nazionale dei Comitati per il si e responsabile nazionale della Giustizia per Forza Italia.
Ma se Atene piange, Sparta non ride.
A Borgo San Dalmazzo, città di Chiara Gribaudo, braccio destro della segretaria nazionale del Pd Elly Schlein, vince il si.
A Saluzzo, città amministrata da oltre vent’anni dal centrosinistra e del consigliere regionale Pd Mauro Calderoni, il si vince con un margine di oltre 8 punti percentuali: il peggiore risultato del no tra le maggiori città del Cuneese.
Anche il segretario provinciale del Pd, Davide Sannazzaro, deve prendere atto della vittoria del sì (57%) a Cavallermaggiore, città di cui è sindaco.
Ad Alba, il no vince con 6 punti e mezzo di differenza sul si.
Se si considera che a favore del sì c’erano, insieme al presidente della Regione Alberto Cirio anche l’ex sindaco Maurizio Marello (ex Pd), la vittoria del no è ancora più netta.
Cirio, dopo la vittoria amministrativa del centrosinistra, dovrà prendere atto di questo secondo “campanello” d’allarme.
L’unico a resistere, nella sua Vandea leghista, è il senatore Giorgio Maria Bergesio che vede il si spuntarla a Fossano col 53,22%.
Ci si obietterà che l’analisi può essere discutibile perché “tirata per i capelli”, ma tant’è. I numeri sono sinceri: l’opinione può divergere, ma non ci si dica che il voto non aveva valenza politica perché chi lo sostiene mente sapendo di mentire.
Il dato che emerge è che i leader delle rispettive forze politiche, siano di destra o di sinistra, anche nelle loro città di riferimento esercitano un’influenza sempre più scarsa se non nulla sul cittadino-elettore.
L’esito del referendum certifica – se mai ci fosse bisogno di ulteriori conferme – la spaccatura in atto nel Paese insieme alla già sperimentata volatilità del consenso.
Se volessimo dirla in altri termini: l’unica certezza, da alcune stagioni politiche a questa parte, resta la… provvisorietà.












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