Il Nazionale

Cronaca | 24 novembre 2022, 16:48

"La violenza non si giustifica né si legittima": l'appello della ragazza stuprata al Campus alla vigilia del 25 Novembre

Diffusa una lunga lettera dalla giovane: "Occorre avere orrore nel pensare che persone pratichino, giustifichino e persino legittimino la violenza, perché funzionale ad appagare dei bisogni primari"

"La violenza non si giustifica né si legittima": l'appello della ragazza stuprata al Campus alla vigilia del 25 Novembre

"Oggi vi invito ad avere paura che la violenza diventi retorica. Vi invito ad avere orrore nel pensare che persone, che da bambini sono state cresciute nella nostra società, la pratichino, giustifichino e persino la legittimino perché funzionale ad appagare dei 'bisogni primari'. C'è un evidente problema e a quanto pare ne facciamo tutti parte". Dice questo il comunicato della studentessa che nelle scorse settimane, a Torino, ha subito una violenza sessuale nella residenza universitaria Borsellino.

"Avere paura che la violenza diventi retorica"

La nota è stata diffusa tramite il legale della giovane, l'avvocata Silvia Lorenzino, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. "Il 25 novembre di quest'anno - si legge - lo carico di consapevolezza, che mi sta insegnando a maturare la mia nuova prospettiva della realtà e che sento utile condividere. Il limite del contenuto di queste giornate è l'essere percepito solo come narrazione di "ciò che è sbagliato".

"Gli scorsi anni l'ho vissuto così. E' giusto. Sin da bambini ci viene insegnato che la violenza è sbagliata. Quest'anno Io sono anche una persona che è stata violata da un individuo che si è sentito legittimato a farlo. Non credo serva una "caratterizzazione dei personaggi" per rendere raccapricciante e grave il fatto. Oggi vi invito, quindi, ad avere paura che la violenza diventi retorica. Vi invito ad avere orrore nel pensare che persone, che da bambini sono state cresciute nella nostra società, la pratichino, giustifichino e persino la legittimino perché funzionale ad appagare dei "bisogni primari". C'è un evidente problema e a quanto pare ne facciamo tutti parte". 

I diversi tipi di violenza, non solo quella fisica

"Vi invito - prosegue il comunicato della giovane - a riflettere su cos'è violenza se non il diritto autoaccreditato di annullare una persona. Può presentarsi in diversi modi può essere fisica, sessuale, psicologica, economica, come molteplici sono i modi di reagire: c'è chi non ci riesce, non ce la fa fisicamente, chi è assuefatto e non riesce nemmeno a riconoscerla. Rimane una violazione di libertà".

"Non racconterò - prosegue la studentessa - la mia storia, azioni e reazioni, o come mi sento. Voglio decidere se, come, quando e a chi raccontare. Il mio obiettivo è anche questo: invitare a pensare che dietro ogni "vittima" c'è qualcuno con la propria storia, sensibilità, contesto familiare, relazionale, sociale, che non ha bisogno di speculazioni o della ricerca morbosa di dettagli della propria vita o dell'accaduto (se superfluo perché esclusivamente sensazionale). Io sono stata "fortunata" sotto molti punti di vista, ma alcune di quelle che, da una prospettiva esterna, potrebbero essere le mie "compagne di statistiche", no.

Quelle sottile accuse "forse ha provocato..."

"Mi permetto, quindi, di invitarvi, nuovamente, a riflettere su ciò di cui ha bisogno e/o non ha bisogno una "vittima". Sicuramente non ha bisogno di continuare ad essere annullata (anche se in modo completamente diverso) quale mero strumento di narrazioni altrui. Non esiste una data di scadenza della dignità. Sicuramente non è il momento in cui si subisce violenza. E non esiste il diritto di una voce più rumorosa a definirla con un "forse ha provocato…" o "se l'è meritato". Rimane mia opinione che è importante fare informazione e parlarne, ma con rispetto (da parte di tutti e soprattutto di chi gestisce la diffusione della notizia)".

"Vi invito ad avere paura - prosegue ancora la lettera - anche di chi sceglie di caratterizzare gli aggressori o parla di 'giustizia privata' perché non è troppo diversa dalla violenza che in una società civile, giustamente, non riteniamo invocabile: esistono organi preposti all'amministrazione della giustizia ed è una fortuna sia così. Non è un meccanismo scontato: in alcuni Paesi non esiste la possibilità di richiedere il riconoscimento della violenza come reato o di basilari diritti fondamentali: la legittimità della giornata del 25 novembre non è scontata ovunque e questo non possiamo ignorarlo".

"C'è bisogno di più rispetto e gentilezza"

"Abbandoniamo per qualche momento la nostra paura per ricordare che la tutela della libertà coincide nel nostro Paese anche con la tutela di un diritto e ad oggi esiste un Sistema intero a sostegno delle vittime di violenza - conclude la studentessa - Personalmente mi ha dato conforto e supporto sostanziale di natura medica, psicologica, legale e soprattutto umano. Mi ha dato qualcosa per cui essere grata nelle circostanze. È questo di cui ha bisogno chi subisce violenza, avere dei motivi per avere fiducia nell'altro. Se è il caso, reimpararlo. C'è bisogno di un po' più di rispetto e di gentilezza".

redazione

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