Politica | 25 settembre 2021, 08:00

VIDEO. Zanzi: «Riportiamo vita e negozi nei rioni, altro che supermercati. Oltre questo cancello dell'oratorio giocavano Picchi, Sogliano e i varesini: riapriamolo»

Intervista al candidato sindaco di Varese 2.0 nel suo "luogo del cuore" a Sant'Ambrogio: «Sono un ragazzo di rione, il vero "centro" della nostra città da fare rinascere. Portare i varesini a Milano in 29 minuti? No, portiamo qui i milanesi e teniamoci in casa anche i nostri ragazzi riportando socialità nei quartieri e nelle castellanze»

VIDEO. Zanzi: «Riportiamo vita e negozi nei rioni, altro che supermercati. Oltre questo cancello dell'oratorio giocavano Picchi, Sogliano e i varesini: riapriamolo»

«Una volta, oltre questo cancello dell'oratorio di Sant'Ambrogio, Armando Picchi e Riccardo Sogliano - che abitavano a due passi - arrivarono a giocare una partitella a 5. Capitò che Picchi tirò una legnata tale che, quando la palla picchiò sul muretto oltre la porta, rimbalzò dall'altra parte del campetto e s'infilò nella rete opposta»: Daniele Zanzi, candidato sindaco di Varese 2.0, s'appoggia al cancello chiuso che conduce proprio a quel campetto dell'oratorio, «dove sono cresciuto», e che per lui è la culla della socialità nei rioni, «il vero centro di Varese» da recuperare, esaltare e da cui ripartire. 

Sant'Ambrogio era la nostra San Siro, un quadrilatero di campioni dall'umanità diffusa: «Ricky Sogliano abitava laggiù in via Virgilio, Picchi lassù un via Agnesi, l'indimenticabile portiere tedesco Szymaniak al Robarello, così come Pierino Cucchi, mentre Peo Maroso più giù, in via Oriani. Si usciva di casa e si andava al campetto in sabbia dell'oratorio, giocavamo in 20 contro 20 ai tornei serali - io di solito nella squadra del macellaio rionale - prima che noi ragazzini finissimo sotto l'Hotel Prealpi, dove c'è l'Istituto Vico, di fronte all'attuale ristorante C'era una volta che era sede dell'Hotel Volta, a far casino per impedire ai giocatori della Simmenthal di addormentarsi alla vigilia della sfida all'Ignis al palazzetto». 

«Il mondo era un paese, anzi un rione, e i campioni si comportavano da gente comune - aggiunge Zanzi - ma non è la nostalgia il sentimento che mi muove per dire che a Varese, invece di un supermercato in più, serve riaprire un'attività e un campetto di quartiere come quello oltre questo cancello».

«Tanti mi chiedono qual è il mio albero o il giardino preferito, ma io lancio lo sprint di questa corsa a sindaco dal mio luogo del cuore - dice ancora Zanzi - e cioè da questo cancello chiuso che dà sul campetto dell'oratorio dove sono cresciuto da ragazzino, l'emblema della socialità di 5 castellanze e 14 rioni varesini. Io vorrei tanto che riaprisse, così come i tre fruttivendoli, due macellai, due panettieri, un droghiere, una sarta, un idraulico che oggi non ci sono più. Abbiamo bisogno di riportare la vita nel cuore di Varese, cioè nei rioni».

«Si dice di riaprire i negozi di vicinato per prendere i soldi da Bruxelles, ma io invece vedo inaugurare soltanto supermercati che fanno chiudere gli ultimi mohicani che hanno un'attività in un quartiere - aggiunge l'ex vice sindaco - Si parla bene ma si razzola male perché una pianta senza radici profonde e connessioni non serve a nulla. Vorrei riaprire questo cancello che adesso, grazie alla parrocchia, è spalancato nei weekend: dovrebbe esserlo sempre con i bambini che, qui, corrono ogni giorno».

«Oratori, circoli, bocciofile, negozi e teatri rionali: riapriamo tutto ciò che c'era qui e c'era anche a Bizzozero, a Velate, a Masnago, a Bobbiate, a Cartabbia, a Capolago, a Calcinate del Pesce. Questo è il mio impegno da ragazzo di rione: ancora oggi io non dico "vado in città" ma "vado a Varese". Riprendiamoci le nostre radici. Tutti parlano di voler creare collegamenti veloci con Milano e, invece, io voglio l'opposto: l'obiettivo non dev'essere un treno superveloce che porta i varesini in 29 minuti a fare shopping e movida nel capoluogo lombardo, ma portare "velocemente" i milanesi a Varese. La rinascita inizia da qui, da quel campetto dietro questo cancello che tutti insieme riapriremo».

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