Torino candidata a Capitale europea della cultura per il 2033: se n'è parlato durante gli Stati Generali della Cultura 2026, quest'anno dedicato alle geografie e ospitati al Grattacielo di Intesa Sanpaolo.
"Abbiamo cominciato questo lavoro con grande silenzio, ma grande determinazione - commenta l'assessora comunale Rosanna Purchia -. Un percorso lungo, ma quello che stiamo costruendo nel dossier di Torino 33 è qualcosa che in ogni caso resterà alla città. Noi torinesi abbiamo lo sguardo lungo e ambizioni, ce la faremo".
219 enti pronti a fare squadra
Il dossier in questione ha visto finora coinvolti 219 enti e oltre a 600 persone e sarà presentato al bando del Ministero a ottobre 2027 quando si scopriranno tutti i nomi delle altre città italiane candidate. Tra quelle già annunciate Torino dovrà vedersela con Sicuracusa, Pesaro, Viterbo e Piacenza. Dopo una fase di scrematura, la capitale europea della cultura sarà ufficialmente designata a fine 2028.
"Partecipiamo per vincere, ma pensiamo a un un lavoro serio che resterà alla città", ci tiene a precisare Purchia.
Ad affiancare Torino in questa avventura culturale ci sarà la Regione. "Torino è una capitale della cultura, ma vogliamo diventi la capitale della culturale - rimarca l'assessora regionale Marina Chiarelli -. Federcultura dice che la nostra è una regione ad alta fruizione, ma con un basso dato sui prezzi degli sbigliettamenti. Vuol dire che abbiamo più persone che fruiscono, ma che spendono meno. Per me è positivo: abbiamo un allargamento del pubblico. La sfida ora è dei contenuti: una mappatura dei luoghi, una rete tra persone e sviluppare contenuti innovativi".
Una mappa della cultura in città
Proprio a una mappatura dei luoghi della cultura si sta lavorando ormai da cinque anni. Ad oggi sono quasi 400 le realtà culturali attive in città.
"Siamo partiti a mappare da quelle che hanno partecipato ai nostri bandi che ci permetteva di avere un quadro di tutto il mondo culturale e di come questo si muove - spiega Chiara Bobbio, dirigente divisione cultura di Torino -. Oggi la mappatura è in costante aggiornamento. È un settore in cui le realtà si muovono in modo ibrido e in diversi campi. Spaziano in modo dinamico tra cultura e welfare e operano in 111 spazi, che sono veri presidi territoriali. La mappatura serve per capire cosa manca, come indirizzarci in un bando, utile anche agli enti".
Dal centro alle periferie tuttavia i presidi si rarefanno cui si aggiunge il problema dei trasporti, come precisa Paola Borrione, presidente Head of Research Fondazione Sant'Agata: "C'è una barriera che viene fuori rispetto al tempo, ma anche rispetto ai trasporti e in cui bisogna organizzare la propria presenza. Bisogna capire quali sono le buone pratiche, replicarle e sperimentale sul territorio".
Lavoro da fare ce n'è ancora, il 2033 sembra lontano, ma non troppo.














