Il Nazionale

Cronaca | 28 ottobre 2026, 06:05

Droga, ricatti e sesso in cambio di dosi: uomo a processo per sfruttamento della prostituzione di due ragazzine

In Tribunale a Cuneo prosegue il dibattimento contro un soggetto accusato anche di spaccio di stupefacenti: in aula le analisi dei Carabinieri su chat, Sms e movimenti bancari

Droga, ricatti e sesso in cambio di dosi: uomo a processo per sfruttamento della prostituzione di due ragazzine

È proseguito davanti al Tribunale di Cuneo il processo a carico di A. N., cittadino albanese, finito a giudizio con pesanti accuse che vanno dallo spaccio di droga al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. L'uomo infatti, per l'accusa rappresentata dal pm Delia Boschetto, in concorso con altri tre imputati – giudicati in separati procedimenti – avrebbe indotto due giovani a prostituirsi.

In particolare, il caso più grave riguarda una ragazza, originaria dell'albese, da poco maggiorenne, con gravi problematiche cognitive e psicologiche e dipendente dall'uso di sostanze come cocaina e crack, la quale in cambio di dosi sarebbe stata costretta a prostituirsi anche online.

Nel corso dell'ultima udienza dinanzi al Tribunale Collegiale, Pio presidente con a latere Coggiola e Cota, in aula è stata registrata la testimonianza di un maresciallo capo dei Carabinieri di Cuneo, autore degli accertamenti sul telefono cellulare in uso alla vittima. All'interno del dispositivo sono state trovate innumerevoli conversazioni, anche con gli altri coimputati, nelle quali per la Procura si è cristallizzata la prova dei reati contestati. Oltre ai numerosi contatti con gli uomini finiti al centro dell'indagine, dalle chat sarebbe emerso il "ricatto" a cui la giovane doveva sottostare: sesso, anche virtuale, in cambio di dosi di droga.

Dalle analisi condotte dai Carabinieri è emerso inoltre come la vittima avesse un forte timore dell'imputato, spinta a cedere a seguito di minacce volte a evitare ripercussioni su di sé e sui propri familiari. "Siamo sicuri che non mi fate del male e che non c'è l'albanese?", chiedeva la giovane disperata in un sms, aggiungendo "non voglio avere a che fare con A. N.".

Già nella precedente udienza la madre della ragazza aveva ricostruito davanti ai giudici le confidenze della figlia relative a questo clima di intimidazione: "Disse che 'l'albanese' in un caso le aveva detto: 'Do fuoco a casa tua con tua madre dentro'", ha riferito la teste.

Secondo la ricostruzione accusatoria, tutti i proventi ottenuti dalle prestazioni finivano su una carta di credito il cui conto era nella disponibilità dell'imputato. A supporto di ciò, il pm ha depositato la documentazione bancaria insieme ai tabulati telefonici di vittima e imputato, che attestano decine di contatti diretti tra i due.

Anche il telefono dell'altra giovane coinvolta – l'unica a essersi costituita parte civile – è stato oggetto di approfondimento da parte dei militari dell'Arma. Al suo interno la Procura ritiene di aver rinvenuto la prova dell'induzione e dello sfruttamento della prostituzione: svariati sms con appuntamenti sessuali a pagamento, soprattutto online, e invio di foto a sfondo pornografico in cambio di denaro.

Il processo è stato rinviato al prossimo 26 gennaio. In quella data testimonierà in aula una delle due ragazze e si procederà con l'esame dell'imputato, a cui seguiranno la requisitoria dell'accusa e la discussione della difesa, rappresentata dal legale Gallo.

Angela Panzera