Il Nazionale

Cronaca | 16 ottobre 2026, 11:15

Caso Beatrice, le difese prima dell'incidente probatorio: "Vogliamo arrivare alla verità". Le due sorelle vengono ascoltate a Genova (Foto e Video)

Gli avvocati di Emanuel Iannuzzi ribadiscono la sua innocenza e respingono le accuse. La legale di Manuela Aiello: "È stata la nostra cliente a chiedere di sentire le bambine"

Caso Beatrice, le difese prima dell'incidente probatorio: "Vogliamo arrivare alla verità". Le due sorelle vengono ascoltate a Genova (Foto e Video)

Mattinata delicata per l'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, con l'incidente probatorio in programma oggi, negli uffici della Questura di Genova. Al centro dell'appuntamento giudiziario, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia, Massimiliano Botti, l'audizione protetta delle due sorelle della bambina, chiamate a riferire nell'ambito dell'indagine. Le operazioni sono iniziate da poco, con il conferimento dell'incarico al perito Giorgio Cavaleri e la formulazione dei quesiti, mentre dopo è previsto l'ascolto delle minori. Un passaggio importante per raccogliere le loro testimonianze con le garanzie previste per l'audizione di soggetti minorenni, in una vicenda ancora al centro di numerosi accertamenti investigativi.

All'ingresso della Questura, prima dell'avvio delle operazioni, sono stati i legali degli indagati a rispondere alle domande dei giornalisti, delineando le rispettive posizioni difensive. Gli avvocati Maria Gioffrè e Cristian Urbini, che assistono Emanuel Iannuzzi, hanno spiegato di aspettarsi che dall'incidente probatorio possa emergere un quadro più completo rispetto a quanto già riferito dalle bambine. "Ci aspettiamo comunque che venga fuori un'altra faccia, oltre a quello che hanno già detto le bambine, della verità di come sono stati svolti i fatti", hanno dichiarato. I difensori hanno quindi ribadito la posizione del loro assistito, sottolineando che "continua a ritenersi innocente, a dichiararsi innocente e a respingere tutti i capi d'accusa".

Nel corso del confronto con i cronisti, i legali hanno affrontato anche la questione relativa alla possibile assunzione di cocaina da parte della piccola e alle circostanze in cui sarebbero avvenuti i fatti contestati. Secondo quanto riferito dalla difesa, Iannuzzi sostiene di non sapere nulla dell'assunzione di sostanze da parte della bambina. Gli avvocati hanno inoltre richiamato la ricostruzione temporale degli episodi, sostenendo che una parte dell'assunzione sarebbe riconducibile a un periodo precedente all'inizio della frequentazione tra i due indagati. Rispondendo alle domande sulla presenza di lividi sul corpo della piccola, hanno riferito che il loro assistito li avrebbe notati il sabato sera e che, in precedenza, avrebbe chiesto spiegazioni alle persone presenti in casa. Una ricostruzione che, hanno precisato, dovrà essere valutata alla luce degli elementi raccolti dagli inquirenti.

I difensori hanno insistito sulla necessità di attendere gli esiti degli accertamenti, ricordando che l'indagine è ancora in corso e che diversi aspetti devono essere chiariti. "Siamo comunque ancora in sede di indagini, ci sono ancora degli accertamenti in corso", hanno sottolineato, spiegando che l'incidente probatorio rappresenta soltanto una parte del percorso investigativo. Per la difesa, infatti, non si è ancora svolto un pieno confronto tra i consulenti tecnici della Procura e quelli di parte su tutte le prove disponibili. Gli avvocati hanno inoltre affermato che Iannuzzi contesta i fatti che gli vengono attribuiti e nega di aver compiuto atti di violenza nei confronti di Beatrice e delle sorelle. Sulle cause della morte della bambina, hanno rimarcato che sono ancora oggetto di accertamento e che sarà necessario attendere gli sviluppi dell'inchiesta.

Nel corso delle dichiarazioni è stato affrontato anche il tema delle condizioni emotive dell'indagato, attualmente in carcere. I legali lo hanno descritto come una persona profondamente provata dalla situazione e dalle accuse, sostenendo che fosse molto legato alla piccola. Secondo quanto riferito dai difensori, nei colloqui avrebbe manifestato difficoltà a comprendere quanto accaduto e si sarebbe interrogato sulla possibilità di non aver colto eventuali segnali di malessere della bambina. I legali hanno tuttavia precisato di non aver ancora affrontato con lui tutti gli aspetti delle contestazioni, preferendo procedere gradualmente sulla base delle risultanze investigative. Quanto al video in cui si vedrebbe la bambina mentre fuma uno spinello, hanno confermato che il filmato è agli atti e che sono in corso approfondimenti, anche in relazione alla presenza di altre persone.

Anche l'avvocata Laura Corbetta, difensore di Manuela Aiello, ha sottolineato l'importanza dell'incidente probatorio. La legale ha spiegato che la richiesta di ascoltare le due sorelle sarebbe partita proprio dalla sua assistita. "L'abbiamo chiesto noi l'incidente probatorio e riteniamo che sia abbastanza importante", ha dichiarato ai giornalisti. E ancora: "È stata la nostra cliente a chiederci di sentire le bambine perché in tante occasioni lei non è stata presente". L'avvocata ha quindi precisato che sarà necessario valutare la posizione della donna alla luce degli elementi messi a disposizione dalla Procura, evitando conclusioni anticipate sulle responsabilità e sulle circostanze che hanno portato alla morte della piccola.

L'audizione protetta delle due sorelle rappresenta dunque un passaggio significativo in un'indagine che deve ancora chiarire diversi aspetti della vicenda. Le dichiarazioni raccolte nel corso dell'incidente probatorio saranno valutate nell'ambito del procedimento, insieme agli altri elementi investigativi e alle risultanze degli accertamenti tecnici. Le difese, da parte loro, hanno ribadito la necessità di attendere che il quadro probatorio sia completo prima di trarre conclusioni. Resta centrale l'obiettivo di ricostruire quanto accaduto alla piccola Beatrice, attraverso le testimonianze e tutti gli elementi che gli inquirenti stanno raccogliendo, nel rispetto delle garanzie processuali e della presunzione di innocenza degli indagati.

Andrea Musacchio