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Sport | 15 ottobre 2026, 14:06

Varese e il Grande Varese per sempre con Pietro Anastasi: «Una piazza, una targa e il nostro cuore per un uomo speciale»

"Varese lo vide nascere campione, l'Italia non lo dimenticò più": con queste parole impresse nell'omaggio posizionato nel piazzale dello stadio Franco Ossola a lui intitolato, la città dimostra l'infinita riconoscenza per Anastasi. Presenti la famiglia, gli ex compagni tra cui Bettega e Muraro, appassionati e tifosi: «Per Pietro noi ci siamo» (FOTO E VIDEO)

Varese e il Grande Varese per sempre con Pietro Anastasi: «Una piazza, una targa e il nostro cuore per un uomo speciale»

"Varese lo vide nascere campione, l'Italia non lo dimenticò più": le parole, a volte, hanno un peso. In questo caso hanno un cuore, il volto con gli occhi limpidi e zampillanti di Pietro Anastasi e la firma della "sua" città. Quando stamattina è stata svelata nel piazzale davanti allo stadio Franco Ossola, a lui intitolato, la targa dedicata al simbolo del più grande Varese di sempre e dell'amore più puro nei confronti della gente che, dalla famiglia agli ex compagni, dai semplici cittadini ai tifosi, lo ha amato come un padre, un fratello o un figlio, noi abbiamo guardato negli occhi la sua Anna. E in quegli occhi abbiamo "visto" e "letto" alcune delle parole più belle della nostra vita.

Un anno e mezzo fa Anna ci aveva detto: «Senza Pietro non vivo più: di lui mi manca tutto, perché facevamo tutto assieme» Oggi, di fronte a quella targa spinta in cielo dall'amore della sua famiglia - una famiglia grande come il cielo - può finalmente aggiungere: «Ora Pietro non mi manca più perché, finalmente, è di nuovo qui con me». E lo sarà per sempre per tutti quelli che, passando davanti al suo piazzale, al suo volto che dall'alto osserva il suo stadio, ritroveranno davvero l'esempio di un uomo che, come detto da Guido Borghi guardando la targa e, poco oltre, simbolicamente, la rotonda dedicata al Cumenda e papà Giovanni, «era uno dei nostri perché per gli altri dava tutti e perché Varese era la sua vita e il suo mondo». 

Lì sotto, in un piazzale diventato campo, insieme ad Anna Anastasi, al figlio Gianluca - con la sua Marina - e al nipotino Luca, all'altro figlio Silvano e alla nipote Sofia così come a Mara, sono tornati a giocare gli ex compagni di Pietro, da Roberto Bettega a Gedeone Carmignani, da Lele Andena a Dario Dolci, da Ambrogio Borghi a Carletto Muraro e a molti altri protagonisti della vita del Varese, di Varese e della Juventus. Quello che fu Pietro, in un omaggio indimenticabile, è racchiuso nella capacità odierna di levigare parole come sul marmo da parte di chi l'ha conosciuto: «Era un uomo fuori dalla portata di tutti perché aveva sempre qualcosa in più da dare agli altri anche con il silenzio e con l'esempio». «Questa è la pietra miliare, anzi la prima pietra da cui grazie al suo spirito rinascerà lo stadio». «Sarebbe il giocatore ideale per il calcio di oggi perché nessuna tattica avrebbe potuto ingabbiarlo». «Napoli ha il suo Maradona, Roma l'ottavo re Totti e noi il nostro Anastasi». «Volevamo dire a Pietro solo una cosa: grazie».

La famiglia di Pietro, riconoscente e commossa come lo sarebbe stato Pietro, ricordato anche per una generosità senza eguali, ha voluto ringraziare il Comune che, grazie alla spinta - in questo caso da uomo di mischia del suo amato rugby - dell'assessore allo Sport Stefano Malerba ha dato un senso fisico alla parole "memoria" e "gratitudine". «Tutte le persone che abbiamo contattato per questa giornata ci hanno risposto "per Pietro ci siamo" - le parole di Malerba - Per Pietro oggi e per sempre ci siamo anche noi, insieme a Varese». «Qui ci sono cuore e condivisione per l'uomo, il marito e il papà impresso nell'animo di tutti noi» ha aggiunto il sindaco Davide Galimberti.

"Qui" dove l'allenatore del secolo Beppe Sannino omaggia il giocatore del secolo («Di sicuro con me avrebbe giocato sempre...» dice sorridendo), qui dove arriva Roberto Da Pozzo perché il padre Mario Da Pozzo, portierone classe '39 del 5-0 alla Juventus e del Grande Varese, ha voluto essere presente con il sangue del suo sangue, qui dove la passione si rigenere passando come un testimone da padre in figlio e, infatti, ecco Virgilio Maroso nel nome del Peo, ecco Luca Anastasi - che ovviamente gioca allo stadio nell'Accademia Varese - nel nome di papà Gianluca e di nonno Pietruzzu, ecco Guido nel nome del Cumenda, ecco Mario Kogoj nel nome del leggendario dottor Milos, ecco i fiori bianchi e rossi consegnati da Nicla Grizzetti - un bellissimo e tenerissimo gesto - ad Anna Anastasi, ecco Giovanni Rosati e Massimo Foghinazzi con il Varese FC figlio della storia del Varese, ecco tutti noi che per un momento abbiamo potuto toccare ciò che non morirà mai anche grazie a momenti come questi: le nostre radici e la grandezza di una storia che, prima o poi, riaffiora, unisce e riunisce.

Qui dove Varese, tra tanti altri piccoli grandi gesti o presenze, da Ramella a de Lorentiis, da Papini a Frontini e Zeni a Marantelli, dai semplici tifosi come Antonella, Yvonne e molti altri a Emiliano Bezzon, che a Torino da comandante della polizia locale "scortava" Pietro allo stadio, dimostra ciò che spesso a torto facciamo fatica a riconoscerle. 

Essere all'altezza della nostra storia e dei grandi che l'hanno scritta anche solo per poco o, forse, per sempre: oggi ci siamo riusciti. Grazie a Pietro.

Ecco il video di una mattinata che entra nella storia di Varese
 

Andrea Confalonieri