Il centrodestra punta ad un primo via libera per la nuova legge elettorale prima della chiusura estiva delle Camere.
È opinione diffusa che la chiusura della legislatura avverrà da qui ad un anno, nella primavera del 2027, con qualche mese in anticipo dunque rispetto alla scadenza normale prevista per fine settembre del prossimo anno.
Il tema della modifica della legge elettorale è all’esame della Commissione Affari Costituzionali della Camera, dove le posizioni tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione restano però distanti.
Il calendario prevede convocazioni senza pausa dal lunedì al venerdì con l’obiettivo di arrivare a fine maggio ad un testo per lasciare poi spazio alle proposte emendative.
“Trovare un equilibrio tra stabilità e rappresentanza, senza incorrere nei limiti fissati in passato dalla Corte Costituzionale – scrive l’agenzia stampa Ansa - è la premessa per modificare l'attuale legge 'Rosatellum' perché, in caso di pareggio tra i due schieramenti (come registrano gli ultimi sondaggi) sarebbe impossibile avere un governo stabile escludendo a priori esecutivi tecnici o di larghe intese”.
Da qui il nome di “Stabilicum” con cui la riforma elettorale in gestazione è stata battezzata.
I punti più ostici sono i ballottaggi e il premio da assegnare alla maggioranza che possa garantire stabilità sul modello di Comuni e Regioni.
Verrebbe, nella sostanza, archiviato il sistema maggioritario per ritornare al proporzionale corretto però dal premio di maggioranza, tema sul quale la sinistra ha già alzato un fuoco di sbarramento.
Altro capitolo ostico è l'armonizzazione della legge per evitare risultati difformi tra Camera e Senato.
Il tema non risulta al momento inserito nel testo iniziale, ma la maggioranza ha votato per l'allargamento del perimetro in modo da tenere l'argomento dentro la discussione.
Altro nodo da sciogliere, anche tra le stesse forze politiche di centrodestra, è l'introduzione o meno delle preferenze: Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia le vogliono, Forza Italia e Lega sono perplessi se non contrari.
Ad ogni buon conto, se davvero si voterà in primavera, resta da capire se le elezioni politiche nazionali verranno accorpate alla tornata amministrativa che, per quanto riguarda il Cuneese, interessa la città capoluogo di provincia, Cuneo, con due delle “sette sorelle”, Mondovì e Savigliano e altri importanti centri della Granda, quali Racconigi, Borgo San Dalmazzo, Barge, Bagnolo Piemonte e vari altri.
Un gioco ad incastro sulle candidature che, in prospettiva, non potrà non avere ricadute anche sulla Regione dove il rebus Cirio tiene banco.
Se il presidente forzista albese della Regione scenderà in campo per il Parlamento si apriranno scenari inediti, tutti da capire, che avranno riflessi ad ampio raggio nella politica piemontese e cuneese.













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