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Politica | 27 marzo 2026, 10:12

Patto Civico, ambizioni e limiti di un movimento in cerca di una strategia e di un’identità politica

Sabato, a Cuneo, la costituzione ufficiale dell’associazione che vuole esercitare un ruolo da protagonista nelle prossime sfide elettorali. In autunno si voterà per la presidenza della Provincia e il rinnovo del Consiglio. Nel 2027 le  amministrative a Cuneo, Mondovì e Savigliano

Patto Civico, ambizioni e limiti di un movimento in cerca di una strategia e di un’identità politica

L’evento che il Patto Civico ha in calendario sabato mattina 28 marzo a Cuneo (sala Varco) per formalizzare la costituzione del movimento rappresenta un passaggio di non poco conto per la politica cuneese. 

Fino a questo momento – al di là della retorica e dell’autoreferenzialità che sempre si accompagnano alla nascita di nuovi soggetti – il ruolo è stato giocato in chiave più tattica che strategica.

Sperimentato con successo a Mondovì grazie all’estro creativo di Enrico Costa, il modello è stato poi riproposto e fatto suo da Luca Robaldo, nuovamente a Mondovì (nel dopo Paolo Adriano), che in Provincia.

Il Patto, oggi presieduto dal consigliere comunale saviglianese Alberto Pettavino, è nato con finalità trasversali, anche se è innegabile che col tempo – complici le congiunture elettorali – il baricentro si sia spostato verso destra, per quanto su posizioni centriste e moderate.

E non si capisce perché si voglia cercare di nascondere questa caratteristica (del tutto legittima) che lo ha portato – nei fatti -, con logica pragmatica e all’insegna della real politik, a diventare una costola di Forza Italia.

La Lista Cirio su cui i pattisti hanno indirizzato le loro energie nella tornata elettorale delle ultime regionali (ripagate con l’ampio successo di preferenze assegnate all’ assessore alla Montagna Marco Gallo e con l’elezione a consigliere regionale dell’albese Daniele Sobrero) ne è la pratica dimostrazione.  

Ciò premesso e nonostante la ribadita volontà di unire diverse anime del territorio cuneese, i limiti e le insidie per il Patto non sono poche, a partire proprio dall’ambigua identità politica, tutta da definire, e sulla quale i detrattori fanno leva. 

Cercare di barcamenarsi tra destra e sinistra, è una posizione che, se da un lato offre trasversalità, rende però difficile la definizione di una linea programmatica netta e coerente, che vada oltre il semplice cartello elettorale.

Il rischio, nel medio e lungo termine, è la possibile frammentazione interna, determinata dalla difficoltà nel gestire “anime” diverse tra loro, unite esclusivamente (o quasi) dal collante del potere.

Riunire soggetti di estrazioni politiche non sempre collimanti sulla base di un non meglio precisato ”civismo” può portare a difficoltà nella sintesi su tematiche complesse, specialmente quando si dovessero assumere posizioni politiche forti.

Il rischio è dunque quello di un “civismo” di facciata, all’insegna della parola d’ordine “le buche delle strade non sono né di destra, né di sinistra”, pronunciata dal vicepresidente della Provincia Massimo Antoniotti e divenuta emblematica di questa stagione politica. 

Mantenere una reale indipendenza dai partiti tradizionali, evitando che il movimento diventi un contenitore per interessi locali contrapposti o un'estensione degli stessi partiti che si vorrebbe superare, è una sfida per  contorsionisti esperti.

Facile ad enunciarsi, decisamente più difficile da applicarsi.

Il responso referendario, dove il No si è affermato a Mondovì, suona un campanello d’allarme per la città roccaforte del Patto.

Per contro, l’assessore regionale Marco Gallo, registra nella sua Busca un significativo successo del Sì (58%), dato che rafforza la leadership dell’ex sindaco, uomo forte della Lista Cirio e punta di diamante del Patto cuneese in Regione.  

Il primo, importante banco di prova saranno le elezioni provinciali in autunno, quando Robaldo cercherà la riconferma e, contestualmente, ci sarà il rinnovo del Consiglio provinciale. 

Si vocifera di una sola candidatura alla presidenza e di una lista unica per il Consiglio, ma il percorso è accidentato perché tanto a manca quanto a destra le diffidenze non mancano.

Se le perplessità del centrosinistra sono note, anche dal centrodestra emergono, insieme ad alcuni mugugni, richieste che per i “pattisti” potrebbero rivelarsi esose.

Di qui ad un anno sono in calendario tre test amministrativi di tutto rispetto: Cuneo, Mondovì e Savigliano, dove il Patto vorrà giocare un ruolo da attore protagonista. 

Se per Mondovì il copione è pressochè già scritto, per le altre due città resta invece in larga parte da definire.

Per questo, dunque, sarà interessante capire – al di là degli organigrammi – quali saranno le linee guida che emergeranno dalla convention di sabato a Cuneo.

Giampaolo Testa

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