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Politica | 24 marzo 2026, 19:28

Titolo Torino, locomotiva del "No: l'"intima gioia" di Piazza Castello

Centinaia di persone in piazza per rivendicare un risultato oltre le aspettative. Il ruolo decisivo dei nuovi elettori e l'omaggio all'ottantesimo del voto alle donne in una città laboratorio del dissenso

Titolo   Torino, locomotiva del "No: l'"intima gioia" di Piazza Castello

Il giorno dopo è quello dell'analisi. Ma c'è ancora spazio per la festa. Piazza Castello ha riunito tutte le anime per celebrare una vittoria che a Torino è stata schiacciante, senza ombra di dubbio. E che prepara in qualche modo il campo per il 2027. Anno di politiche, ma anche di amministrative in città. 

A 24 ore di distanza qualche centinaio di persone si è ritrovato nel cuore di Torino per rivendicare un risultato che ha superato ogni aspettativa sia in termini di consensi che di partecipazione.

​Sotto le bandiere dei Giovani Democratici, dell’Arci e della Cgil, dell'Auser, accanto ai rappresentanti locali e regionali di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, Articolo 21, Rifondazione Comunista. Ma anche rappresentanti della magistratura torinese, insieme al gruppo degli Avvocati per il No.

​Il dato politico: Torino locomotiva del dissenso

​L'analisi che rimbalza tra i portici è squisitamente politica: Torino si conferma una roccaforte capace di ribaltare il trend regionale, con un’affluenza che ha smentito i timori della vigilia. "Se i capoluoghi dominati dalla destra hanno visto la vittoria del No, significa che il Paese reale ha respinto l'arroganza della riforma", commentano gli organizzatori. 

​L'attacco al "modello Delmastro"

​Inevitabile la stoccata al Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, fresco di dimissioni.

​"Ha parlato della sua 'intima gioia' nel pensare ai detenuti ristretti nei blindati della penitenziaria senza respiro. Vergogna! La nostra, oggi, è la vera intima gioia: quella di chi rifiuta la cultura della prepotenza, dell'abuso e dell'arroganza con cui hanno cercato di violentare la Costituzione e con cui hanno riportato a casa, con un volo di Stato, il torturatore Al-Masri."

​La "Generazione Gaza" e l'80° del voto alle donne

​Un risultato che è stato influenzato da un forte ricambio generazionale nel bacino elettorale. Merito, secondo i partecipanti della oggi, dei milioni di giovani coinvolti nelle assemblee degli ultimi mesi: la cosiddetta "generazione Gaza", che ha trovato nel referendum un terreno di espressione politica.

Ma restano vivi i modelli del passato.

"Non potevano toccare la riforma di Calamandrei proprio nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne, e non potevano farlo nel nome di figure come Lollobrigida, Santanchè o Nordio", è stato ribadito in piazza.

​Torino chiude così la partita referendaria confermandosi laboratorio di un'opposizione al governo Meloni. E che nel 2027 proverà a compattarsi nel solco del successo referendario. 

Daniele Caponnetto

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