Lo spettacolo unico delle Paralimpiadi si presenta puntuale, ricco di storie e sogni, distribuito tra la Lombardia, il Veneto e il Trentino Alto Adige con le sue gare di sci alpino, sci di fondo, curling, biathlon, hockey su ghiaccio e snowboard. Unico per quello che ogni volta sa raccontare e insegnare, unico per regole e caratteristiche degli atleti, unico per come sa contagiare chi per diversi motivi e in diverse condizioni crede di non poter avere o aver perso il comando della propria vita.
Quella distribuita nelle diverse sedi è l’Italia Paralimpica Invernale più numerosa di sempre: 5 donne e 37 uomini, più le 3 guide dello sci alpino. 12 gli esordienti ai quali si aggiungono il neo presidente del Comitato Paralimpico Giunio De Sanctis e il neo segretario generale, varesino, Simone Rasetti.
L’azzurro più giovane è il ventunenne bergamasco, tesserato Polha Varese, Davide Epis dello snowboard, mentre la veterana è Angela Menardi del curling, classe 1964, alla sua terza paralimpiade invernale. Il sempre presente da Torino 2006 è invece il torinese Gianluca Cavaliere, colonna dell’hockey su ghiaccio.
Varese è rappresentata da Alessandro Andreoni nell’hockey su ghiaccio. In squadra con lui anche altri tre giocatori della Polha Varese: Santino Stillitano, Roberto Radice e Gabriele Lanza.
Ma la società della presidentessa Daniela Colonna Preti gioca i suoi assi anche nello snowboard: Riccardo Cardani, Jacopo Luchini, Emanuel Perathoner e il già citato Davide Epis.
Non un mondo a parte, nessun eroe, prima di tutto persone. Atleti di 56 Paesi arrivati fin qui per merito, a fronte di un impegno totale, inseguendo un sogno che per la stragrande maggioranza del movimento paralimpico resta tale. Chi gareggia lo fa anche per chi sta a casa. Per associazioni e famiglie che, non ogni quattro anni ma ogni giorno, si vestono da autisti, organizzatori, sponsor, volontari. Cercano spazi, considerazione, luce, ogni opportunità per avvicinare alla pratica sportiva i giovani con ogni disabilità.
Questi giorni sono tutti per loro. Giorni, spazio e luce che meritano e che non devono essere ridotti o sporcati da tutto il peggio che sta succedendo nel mondo.
Le Paralimpiadi sono il simbolo più puro dello sport: persone capaci di dimostrare al mondo come trasformare una difficoltà in forza.
Eppure, anche qui, politica e interessi riescono a infilarsi tra le corsie e le pedane. Quando le gare vengono distribuite in sedi lontane tra loro per convenienza economica e quando governi impediscono ai propri atleti di condividere la stessa cerimonia inaugurale per ragioni politiche, il messaggio dello sport diventa debole.
Gli atleti continuano a dare lezioni di coraggio e dignità. Chi organizza e governa continua a mortificare la potenzialità dello sport di educare e unire.













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