Il Nazionale

Politica | 23 febbraio 2026, 12:21

Asti chiude il bike sharing: la minoranza attacca, "cronaca di un fallimento politico annunciato"

I gruppi consiliari di opposizione: "4.500 utenti e 40.000 chilometri buttati. Il servizio non fallisce perché inutile, ma perché gestito come esperimento a scadenza"

Asti chiude il bike sharing: la minoranza attacca, "cronaca di un fallimento politico annunciato"

Il servizio di bike sharing di Asti chiuderà definitivamente il 28 febbraio 2026, a soli due anni dalla sua attivazione. La motivazione ufficiale, "mancano i soldi", non basta ai gruppi consiliari di minoranza, che attaccano duramente l'amministrazione parlando di "cronaca di un fallimento politico annunciato".

Il progetto era stato finanziato con circa 320.000 euro di contributi regionali per il biennio 2024–2025. Terminati i fondi e in assenza di nuovi finanziamenti ministeriali, l'amministrazione ha deciso di interrompere il servizio senza prevedere alcuna soluzione alternativa. "Nessun piano di sostenibilità, nessuna ipotesi di rilancio, nessuna strategia di continuità", accusano i consiglieri di opposizione.

I numeri di un servizio "non fallito"

Eppure il servizio aveva mostrato segnali positivi: circa 4.500 utenti registrati e oltre 40.000 chilometri percorsi, una flotta di 80 biciclette elettriche e diverse stazioni distribuite sul territorio cittadino, con l'obiettivo dichiarato di favorire una mobilità alternativa all'uso dell'auto. "Non un fallimento nei numeri, ma un fallimento politico e gestionale", sottolineano i gruppi di minoranza.

"Un servizio presentato come simbolo di modernità e sostenibilità viene smantellato senza alcuna soluzione di continuità, dimostrando che l'amministrazione ha vissuto di annunci e bandi, non di una strategia di lungo periodo", proseguono. "Finché arrivavano i contributi regionali e ministeriali, il progetto veniva celebrato come un successo. Esaurite le risorse, il Comune ha semplicemente spento tutto".

Le domande della minoranza

I consiglieri si interrogano sulla mancata programmazione: possibile che in due anni non si sia lavorato per rendere il servizio sostenibile nel tempo? Possibile che non sia stato previsto un piano B, una compartecipazione privata o un ridimensionamento graduale invece di una chiusura totale? Possibile che ogni progetto ad Asti sia pensato per durare solo finché è finanziato da altri? Perché, a fronte della realizzazione di nuove piste ciclabili, non è stata avviata alcuna azione di educazione e promozione della mobilità sostenibile?

"Il bike sharing non fallisce perché inutile – concludonoFallisce perché gestito come un esperimento a scadenza, non come un servizio pubblico. Come sempre, il conto lo pagano i cittadini: meno servizi, meno alternative all'auto, meno credibilità dell'azione amministrativa. Dopo anni di governo, questa amministrazione dimostra ancora una volta che senza fondi esterni non resta nulla. La città non ha bisogno di progetti 'usa e getta', ma di scelte strutturali, coraggiose e responsabili".

Redazione

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