Un arcinoto aforisma di Ennio Flaiano, riferito alle vicende politiche italiane, recita: “La situazione è grave, ma non seria”.
Vedendo quel che è successo ieri a Torino, dove Arianna Meloni (sorella della presidente del Consiglio Giorgia e numero due del partito) ha convocato eletti e dirigenti di Fratelli d’Italia, viene da considerare che “la situazione è sia grave che seria”.
E di questo i dirigenti più avveduti ne sono ben consapevoli.
Un incontro a porte chiuse, con accesso sbarrato ai giornalisti, finalizzato a galvanizzare le truppe dopo l’affaire che ha travolto il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro e la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, coinvolti nello scandalo “Le 5 forchette”, e ha visto la cacciata dal governo della ministra del turismo Daniela Santanchè.
Il Piemonte è stato l’epicentro di un caso che pesa e peserà ancora, perché l’intero gruppo dirigente biellese del partito, uno dei più potenti in regione, è stato interamente decapitato.
Elena Chiorino, da tutti indicata come colei che, per conto dei Fratelli, avrebbe dovuto ricevere il testimone da Alberto Cirio, è stata messa fuori gioco.
Accanto a lei, seduto in prima fila, Delmastro: una situazione imbarazzante che ha fatto storcere il naso a più d’uno. Ma i mugugni sono stati soffocati dal momento che con tutta probabilità era stata la stessa Arianna Meloni a volerli in sala e in quella posizione.
In Regione – dopo una settimana e più di passione - è stata trovata una toppa alla giunta grazie all’intervento del ministro Guido Crosetto, che, d’autorità, ha risolto la questione del rimpasto salvando al partito il seggio di Claudio Sacchetto che rischiava di andare perduto.
La scelta di un incontro a porte chiuse è già di per sé sintomo di un contesto a dir poco complesso, anche se, quando si è in presenza di oltre 300 persone, il “porte chiuse” diventa un pro forma perché c’è sempre chi, per vanità o smania di protagonismo, qualche battuta all’uscita coi giornalisti vuole concedersela.
Da Cuneo sono arrivati a Torino in una quarantina tra eletti e dirigenti del partito, guidati dal presidente provinciale William Casoni.
Bocche cucite anche per loro, ma se il silenzio è d’obbligo nessun divieto è stato imposto alle immagini per cui anche i cuneesi hanno fatto la loro bella foto di gruppo subito affidata ai social.
Il partito a Cuneo attraversa da mesi una fase di calma piatta: sono calate le tensioni con la destra identitaria nonostante una pacificazione vera e propria non sia ancora mai avvenuta.
Il primo banco di prova saranno le elezioni provinciali in autunno dove, verosimilmente, i Fratelli tenteranno di avere qualcosa in più dell’unica rappresentanza in Provincia oggi affidata al consigliere Rocco Pulitanò.
Ma le richieste dei Fratelli dovranno fare i conti con quelle dei partner, Forza Italia e Lega, oltre che del Patto Civico.
Inoltre, nel nuovo anno, sono in calendario le amministrative a Cuneo, Mondovì e Savigliano. E qui son dolori: perché il 30% di voti ottenuti dal partito alle politiche nazionali del 2022 – grazie al traino di Giorgia Meloni - non riesce a tradursi in altrettanti consensi sul piano amministrativo.
In particolare nella città capoluogo, dove il dibattito politico è in corso da mesi, il silenzio di Fratelli d’Italia fa considerare che la matassa è ancora tutta da sbrogliare.
E poi ci saranno da definire – vedremo se in primavera e o scadenza naturale della legislatura a fine settembre 2027 – le candidature per Camera e Senato.
Una partita per la quale i Fratelli, nell’attesa, affilano i coltelli perché la lista d’attesa è lunga quasi quanto quelle per le visite mediche specialistiche.
L’ordine ricevuto a Torino suona come un compito a casa ed è perentorio: “Vietato sbagliare”.













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