"Relativamente alla tematica della classificazione dei Comuni montani, la Conferenza Stato-Regioni ha registrato una mancata intesa sullo schema di Dpcm recante la definizione dei criteri di classificazione, previsto dall’art. 2, comma 1, della legge n. 131/2025". Ad affermarlo è il sindaco di Quiliano, Nicola Isetta, che prosegue: "Contestualmente, è stato però sancito un accordo sui nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, ai sensi dell’art. 9, comma 2, lett. c), del Dlgs n. 281/1997. A darne notizia – prosegue il primo cittadino – è stato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, annunciando una nuova intesa che definisce i criteri per individuare i Comuni montani e aggiorna ufficialmente la loro catalogazione".
"Le informazioni di stampa – evidenzia Isetta – parlano attualmente di 142 Comuni montani in tutto il territorio della Regione Liguria. In base alle informazioni raccolte, sembra che tra i nuovi ingressi figurino, solo per la provincia di Savona, Loano, Pietra Ligure e Varazze. Restano invece esclusi Cisano sul Neva, Garlenda, Ortovero, Tovo San Giacomo, Vezzi Portio, Zuccarello, Andora, Albenga, Ceriale, Villanova d’Albenga, Quiliano e Vado Ligure".
"Nulla nei confronti di questi Comuni, ma la scelta politica e il risultato dell’intesa mi lasciano sorpreso e disorientato dal nuovo ingresso in area montana di comuni rivieraschi noti per il turismo balneare, come Loano, Pietra Ligure, Varazze, Arenzano, Cogoleto, Sanremo e Ventimiglia, mentre comuni come quelli sopra indicati restano fuori, pur avendo le proprie realtà territoriali immerse pienamente in contesti di entroterra, con territori particolarmente acclivi. A questo punto c’è da domandarsi se la ragione di queste situazioni incomprensibili sia da attribuirsi ad algoritmi mal impostati oppure ad altre volontà. Suscita parecchie perplessità il fatto di trovare tra gli enti montani alcuni rilevanti comuni costieri, quando invece è stato escluso il nostro Comune, nel quale ricade il notissimo passo del Cadibona, che segna il passaggio dagli Appennini alle Alpi, evidentemente ritenuto un’area costiera, seppur non interessata da confini territoriali affacciati sul mare".
"A questo punto – sottolinea il sindaco – per responsabilità amministrativa ed istituzionale approfondirò, nei prossimi giorni, in modo completo i contenuti dei verbali e dei documenti della Conferenza Unificata in merito al Decreto Montagna, con particolare attenzione ai criteri adottati, alla loro sostenibilità giuridica e alla solidità tecnica, anche in relazione alla veridicità statistica dei dati utilizzati. Ho già effettuato comunque una prima analisi e desidero fare alcune considerazioni preliminari in proposito".
"Durante i mesi scorsi ho partecipato attivamente e seriamente a tutti i tavoli di confronto istituzionale, rappresentando con continuità le preoccupazioni e le criticità in ordine alle modalità e ai metodi utilizzati nel processo di definizione dei nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani, così come proposti dal ministro Calderoli. Queste modalità, sul piano politico e istituzionale, si confermano discutibili. L’impostazione del decreto ha infatti assimilato in maniera automatica e indifferenziata contesti alpini, prealpini e appenninici, ignorando le profonde differenze storiche, sociali, economiche e infrastrutturali che da sempre contraddistinguono questi territori. La “montanità” non può ridursi a un semplice dato altimetrico: essa rappresenta un insieme complesso di condizioni strutturali quali l’isolamento geografico, la fragilità idrogeologica, i microclimi penalizzanti, la carenza di servizi essenziali, le difficoltà di accesso e la debolezza del tessuto economico. Tali elementi non risultano adeguatamente considerati dalla normativa in materia".
"Dopo mesi e mesi di un confronto spesso sterile e divisivo, è legittimo interrogarsi se questa non-riforma sia valsa davvero lo sforzo profuso. I numeri, purtroppo, parlano chiaro: la montagna ha partorito un topolino. Se lo stesso tempo fosse stato impiegato per definire in modo condiviso misure concrete volte a risolvere i problemi reali della montagna, invece che per discutere su chi dovesse essere incluso o escluso, si sarebbe reso un servizio ben più utile al Paese e, soprattutto, alle cittadine e ai cittadini delle aree interessate. L’obiettivo dichiarato di valorizzare le zone montane italiane, superandone gli svantaggi strutturali attraverso incentivi economici, fiscali e sociali, risulta dunque palesemente mancato".
"Con massimo rispetto, nella mia qualità di componente del Consiglio nazionale di ANCI – evidenzia altresì il primo cittadino – esprimo inoltre un dissenso motivato rispetto alle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio nazionale ANCI, Fioravanti, secondo cui il Decreto Montagna costituirebbe una “misura che rafforza i Comuni montani e favorisce gli investimenti”. Questa lettura, infatti, con gli elementi a mia disposizione, non trova riscontro né nei contenuti né negli effetti concreti del provvedimento".
"A conclusione di un’analisi completa degli atti amministrativi prodotti e di quelli che sono in elaborazione – conclude Isetta – mi riservo di valutare le azioni conseguenti da intraprendere, nel rispetto delle sedi istituzionali competenti, sia sul piano politico-associativo sia su quello istituzionale. Auspico pertanto che la stessa Regione Liguria lavori per superare le palesi contraddizioni che emergono dal risultato della nuova classificazione nazionale. L’obiettivo deve essere quello di assicurare continuità alle politiche di sviluppo e di supporto alle comunità locali, evitando penalizzazioni per aree che presentano comunque caratteristiche di fragilità e specificità montana".












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