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Cronaca | 09 febbraio 2026, 06:02

Il processo Roggero verso la Cassazione: richieste delle parti civili superano i 3 milioni, sequestrati i beni donati alla moglie

Nelle motivazioni alla sentenza del 3 dicembre i giudici d’appello riconoscono lo stato emotivo del gioielliere, ma ne fissano i limiti giuridici. Collegio difensivo avrà 90 giorni per ricorrere alla Suprema Corte

Il processo Roggero verso la Cassazione: richieste delle parti civili superano i 3 milioni, sequestrati i beni donati alla moglie

Il sentimento di paura vissuto dal gioielliere Mario Roggero per sé e per i propri familiari c’è stato. E la Corte d’Appello non l’ha negato. Nelle motivazioni, redatte in 34 pagine di sentenza, con cui è stata confermata e ridotta la condanna del gioielliere dai 17 anni comminati in primo grado ai 14 anni e 9 mesi di carcere dell’appello, i giudici hanno riconosciuto l’esistenza di un contesto di forte concitazione e il grave stato emotivo vissuto dal commerciante durante la rapina del 28 aprile 2021. Ma chiariscono anche dove, nel diritto penale, quella paura smette di essere una giustificazione e diventa un dato umano che non esclude la responsabilità.

Èd è proprio su questo confine sottile che si muove la sentenza pronunciata dalla presidente Cristina Domaneschi lo scorso 3 dicembre. La Corte d’Appello di Torino ha operato una distinzione tra la reazione immediata a una minaccia e le condotte successive, collocando la responsabilità nel momento in cui, secondo la ricostruzione processuale, il pericolo non è più stato attuale. La paura, spiegano i giudici, non viene cancellata, ma non può assorbire o giustificare ogni scelta quando l’azione si sviluppa oltre l’emergenza.

Una lettura, questa, che non ha accorciato la distanza tra la decisione e chi la subisce, ma l’ha ulteriormente evidenziata. Al termine dell’udienza d’Appello, infatti, ai microfoni dei cronisti, Roggero, aveva affidato il suo dissenso a poche parole: “I giudici non hanno avuto il coraggio di assolvermi”.  Una frase che, ancora una volta, aggrava quella frattura tra la verità processuale e la percezione soggettiva di chi continua a ritenere che la propria condotta sia stata giusta e inevitabile.


I BENI DONATI ALLA MOGLIE

Accanto alla valutazione penale, poi, la sentenza si sofferma anche sulle conseguenze patrimoniali della vicenda. I giudici richiamano il provvedimento col quale la stessa corte ha autorizzato il sequestro conservativo chiesto dalle parti costituite perché dopo la sentenza di condanna, era emerso che Roggero, con atto del 29 marzo 2024, aveva donato alla moglie una buona parte del suo patrimonio immobiliare.


RICHIESTE DELLE PARTI CIVILI SUPERANO I 3 MILIONI

Un passaggio, questo, che si inserisce nel quadro complessivo del procedimento e che assume rilievo anche in relazione alle statuizioni civili. La Corte conferma infatti gli obblighi risarcitori nei confronti delle parti civili, segnando un ulteriore piano di responsabilità che va oltre la pena. Le richieste delle quindici parti civilI costituite superano i 3 milioni di euro, a questo, poi, si deve sommare una provvisionale di 780mila euro e circa 40mila euro di parcelle per gli avvocati. In totale, la cifra si aggira sui 4 milioni di euro
Una condanna, questa, a cui Roggero ha risposto lanciando una raccolta fondi intestata a “IOSTOCONMARIOROGGERO”. Perché è proprio questo il punto: per l’orafo la giustizia, la magistratura, togata e popolare, non "stanno" con lui.

VERSO LA SUPREMA CORTE

Sul fronte penale, tuttavia, il procedimento non è ancora definito. Solo un’eventuale conferma da parte della Corte di Cassazione renderebbe irrevocabile la sentenza che, se confermata nella sua condanna, aprirebbe al gioielliere, eventualmente, la strada per il carcere.

Un epilogo che però, al momento, resta sospeso. Ed è su questo passaggio che si concentra ora la difesa del gioielliere. In una dichiarazione resa dopo il deposito delle motivazioni, il collegio difensivo di Roggero, composto dal professor Sergio Novani, dall’analista processuale, e dall’avvocato Stefano Marcolini, ha affermato di aver letto le motivazioni: "Siamo già al lavoro e fiduciosi che la Suprema Corte di Cassazione possa emanare una sentenza che riconosca a Mario Roggero la giustizia fino ad oggi negata”. 

RICORDO ENTRO 90 GIORNI

In attesa dell’ultimo grado di giudizio, e del deposito del ricorso in Cassazione da parte dei legali, che deve avvenire entro 90 giorni dal deposito delle motivazioni, la vicenda resta sospesa tra due piani: da un lato, la sentenza che riconosce la paura, ma ne fissa i limiti giuridici, e dall’altro, la convinzione di chi ritiene che proprio quella paura avrebbe dovuto condurre all’assoluzione. 
 

Ed è proprio in questo spazio, in cui diritto e sentimenti si scontrano, che il processo continua, anche fuori dalle aule di giustizia. 
 
 

CharB.

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