Non è stato solo il momento del lutto, è stato il momento della presenza e della rabbia collettiva. Questa sera piazza San Secondo è diventata il cuore pulsante di una protesta dolorosa ma necessaria. Asti è scesa in strada per Zoe Trinchero, la 17enne di Nizza Monferrato uccisa perché ha osato dire "no".
Una piazza pienissima e in lacrime. Anche il cielo piangeva, con una pioggia che ha accompagnato emozioni, pianto, riflessioni, rabbia, paura.
A chiamare a raccolta la cittadinanza è stata la rete transfemminista di Non Una di Meno – con i nodi di Alessandria, Alba e Torino – insieme al centro antiviolenza "Marielle Franco" di Alessandria. Lo slogan scelto per la manifestazione, su quello sfondo fucsia che ha colorato anche il selciato astigiano, è stato netto: "Perché nessuna debba più morire per aver detto no".
In piazza c'erano donne, uomini, tantissimi giovani. C'era chi portava un fiore, chi un cartello, chi solo la propria presenza per dire che Nizza, Asti, e nessuna città può più tollerare che una ragazza esca di casa per un chiarimento e non vi faccia più ritorno.
Intanto la Rete Non una di meno ha organizzato per mercoledì alle 20.30 al Foyer delle famiglie un incontro sul ddl consenso. Ma Nizza il giorno prima farà una fiaccolata per le strade del paese organizzata dall'associazione Nizza Futura, mentre viene annunciata la creazione di uno sportello antiviolenza a Canelli dal mese di marzo.
Zoe è la settima morta ammazzata di quest'anno, la terza in Piemonte, "uccisa da un ragazzo che conosceva e che non ha saputo accettare un no. Una persona di cui si fidava. Non era l'uomo nero, non era il malato psichiatrico, per cui è subito partita la giustizia sommaria. Quella narrazione, però, è piaciuta perché è più comoda e solo per un soffio non si è rischiato il linciaggio".
La cronaca dell'orrore sullo sfondo
Mentre la piazza si riempiva di anime e ombrelli, il pensiero di tutti correva inevitabilmente a quella notte tra venerdì e sabato, sulle rive del rio Nizza. Lì dove la vita di Zoe è stata spezzata da Alex Manna, il 20enne di Montegrosso che si professava amico, ma che non ha accettato il rifiuto della ragazza.
Una dinamica terribile, quella del possesso maschile che si trasforma in furia omicida: le percosse, lo strangolamento, il corpo abbandonato nel canale. E poi la messinscena, il tentativo infame di scaricare la colpa su un innocente, Naudy, colpevole solo di essere fragile. Una tragedia che ha scosso profondamente tutto l'Astigiano e che stasera ha trovato voce nelle parole delle attiviste.
"Oggi la piazza esprime la nostra rabbia, il nostro dolore e la nostra consapevolezza che dobbiamo cambiare rotta ed agire per questo cambiamento".
"Siamo piene di rabbia, di dolore, ma anche di consapevolezza perché sappiamo che questa morte poteva essere evitata. Noi siamo qui e le parole le troviamo nella rabbia che ci protegge. Per Zoe e per tutte quelle che come lei non hanno più voce. Noi siamo qui per questa sera per non stare zitte. In questa vicenda c'è tutto ciò che non una di meno denuncia e contro cui combatte da 10 anni".
Un'insegnante di Alex Manna, tra le lacrime chiede scusa alla piazza per non aver saputo intercettare un disagio. "Chiedo scusa a tutti gli amici di Zoe, ma anche gli amici di Alex perché loro si sono fidati di lui come io l'ho fatto qualche anno fa, come tutti noi che abbiamo fatto perché noi crediamo in realtà nelle persone che poi si rivelano essere dei mostri. Spezzare la vita a tutti a tutte le ragazze, a tutte le donne, quindi vi chiedo scusa e voglio impegnarmi qua davanti a voi di continuare a farmi il meglio per tutti. Grazie"
Una piazza per non dimenticare
Il presidio non è stato solo una commemorazione, ma un atto politico forte. "Per Zoe, per tutt"*, recitavano i cartelli, usando l'asterisco per includere ogni soggettività, ogni corpo che subisce la violenza patriarcale. Le attiviste arrivate da tutto il Piemonte hanno ribadito al microfono che il femminicidio di Zoe non è un caso isolato, un raptus o una follia momentanea, ma l'ennesimo figlio sano di una cultura che educa al possesso e non al rispetto.
A parlare non solo le organizzatrici, ma giovani uomini e donne a rappresentare una società che non vuole più soccombere alla violenza. Un dato su tutti citato da Nadia Miletto della Commissione Pari opportunità: "Al Pronto soccorso di Asti, da inizio anno si sono registrati 8 accessi di pronto soccorso per violenza di genere". E l'anno è iniziato da poco più di un mese.

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