Il Nazionale

Cronaca | 01 febbraio 2026, 13:18

Dopo gli scontri di Askatasuna, il cardinale Repole: "Torino non è una città violenta, ma capitale di carità e solidarietà sociale"

L'arcivescovo di Torino: "Il capoluogo non può essere sfigurato nella sua identità, manipolato dai cultori della violenza". Anche i cittadini di Vanchiglia prendono le distanze dai violenti

Dopo gli scontri di Askatasuna, il cardinale Repole: "Torino non è una città violenta,  ma capitale di carità e solidarietà sociale"

Torino non é una città violenta, è una grande capitale della carità e della solidarietà sociale: non può accettare di essere sfigurata in questa sua identità, di essere così manipolata dai cultori della violenza".

Non solo la politica o i sindacati delle forze dell'ordine. Ad alcune ore di distanza dalla violenza e dalla distruzione che il corteo pro Askatasuna ha trascinato con sé a Vanchiglia, la voce che si erge a difesa della città e della società civile è quella dell'arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole.  L'alto prelato sostiene che la città "deve denunciare con forza chi ha scatenato la guerriglia sabato sera e siamo vicini alle vittime e ai feriti, alle forze dell’ordine; contemporaneamente dobbiamo affrontare le radici delle sofferenze del nostro tempo, non confondendo le frange violente con le migliaia di persone che manifestano pacificamente". 

E lancia un appello alle forze istituzionali e politiche: "Credo che chi ha responsabilità oggi debba compiere proprio lo sforzo di non confondere gli inaccettabili eccessi di alcuni con il sentimento mite della maggioranza e con la sofferenza silenziosa di tanti che vivono la povertà e l’emarginazione. Torino ha sempre saputo chinarsi per curare le ferite prima di punire. Fermeremo la violenza, ma non si dovrà nascondere questa sofferenza e chi lavora per il dialogo”.

I cittadini di Vanchiglia prendono le distanze

In queste ore, tramite social, anche i cittadini di Vanchiglia condannano le violenze di sabato pomeriggio. Lo fanno per voce di Vanchiglia Insieme, che diffonde un comunicato chiaro: "Per noi scendere in piazza significa esprimere il nostro dissenso, lo facciamo nel modo che ci caratterizza, conviviale e pacifico". E aggiungono: "Il nostro quartiere però è ferito, una ferita che sie fatta più profonda in questo mese e mezzo. Questa ferita ha indotto diverse reazioni, all'impotenza e all'ingiustizia: noi abbiamo reagito unendoci ancora di più e creando rete con la città, altri hanno preferito non reagire e chiudersi ancora di più, altri ancora hanno espresso la rabbia con forme di azione violenta che non condividiamo".

Massimiliano Sciullo

Commenti