Genova piange Gilberto Salmoni, scomparso nella notte all’età di 96 anni. Con lui se ne va l’ultimo testimone genovese della Shoah, una delle voci più limpide e tenaci del Novecento breve, capace di attraversare l’orrore dei campi di sterminio e di restituirlo alle nuove generazioni con lucidità, misura e umanità.
Nato a Genova nel 1928, città in cui ha vissuto tutta la vita, Salmoni fu arrestato e internato prima nel campo di Fossoli, quindi deportato nel lager di Buchenwald. Sopravvisse alla prigionia nazista e, tornato a casa, fece della testimonianza una missione civile: raccontare per ricordare, ricordare per impedire che accadesse di nuovo.
Scrittore e presidente onorario di ANED Genova, Salmoni è stato per decenni una presenza costante nelle scuole, negli incontri pubblici, nelle iniziative dedicate alla memoria. Un impegno portato avanti senza retorica, con la forza pacata di chi ha conosciuto il male assoluto e ha scelto di non farsi definire solo da quello.
Solo pochi giorni fa, il 26 gennaio, il Comune di Genova gli aveva consegnato il Grifo d’Oro, massima onorificenza cittadina, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi gremito di persone. Un riconoscimento arrivato alla fine di una vita spesa al servizio della memoria collettiva.
In quell’occasione, durante un’intervista, alla domanda su cosa fosse rimasto di quella “vita-non vita” patita a Buchenwald, Salmoni aveva risposto con la sua consueta serenità: “Mi rimangono tante cose veramente, è una domanda molto aperta. Io non è che pensi tanto al cattivo passato che ho avuto come prigioniero nel campo di concentramento nazista dove sono morti vicine a migliaia di persone, è una cosa lontanissima oramai. Per fortuna, ho una famiglia che funziona bene, ho una compagna validissima, ho una compagna di vita e quindi devo dire che sono contento, ho degli amici come Mino Ronzitti che fanno un lavoro straordinario di ricordo di quel passato oscuro che abbiamo vissuto”.













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