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Politica | 28 gennaio 2026, 18:41

Palabombrini, la Giunta mette la parola fine al palazzetto indoor: progetto archiviato, spazio a parco e interventi più sostenibili

Inviata una pec a Società per Cornigliano: "Non necessario andare avanti con la progettazione". L’assessore Ferrante: “Opera calata dall’alto, senza risorse e senza consenso: era un impianto mastodontico non richiesta dalla comunità”

Palabombrini, la Giunta mette la parola fine al palazzetto indoor: progetto archiviato, spazio a parco e interventi più sostenibili

Il Comune di Genova archivia definitivamente il progetto del nuovo palazzetto dello sport indoor “Palabombrini”, concepito sotto la precedente amministrazione e già costato circa un milione di euro per la sola fase di progettazione. La decisione politica, maturata nei mesi scorsi, è ora formalizzata attraverso una comunicazione ufficiale che mette la parola fine a uno degli interventi più volte annunciati negli anni passati.

La Giunta guidata da Silvia Salis, già dall’autunno, aveva espresso una posizione nettamente contraria alla realizzazione di una struttura ritenuta troppo onerosa e impegnativa nelle aree ex Ilva di Cornigliano, oggi gestite dalla Società per Cornigliano. Proprio a quest’ultima, presieduta dall’ex assessore della prima Giunta Bucci Paolo Fanghella, è stata inviata nei giorni scorsi una pec da Palazzo Tursi che anticipa un imminente provvedimento formale di Giunta sulla futura destinazione dell’area.

La comunicazione è firmata dall’assessore comunale ai Lavori Pubblici Massimo Ferrante e dai dirigenti Giuseppe Cardona (Area Sviluppo del Territorio) e Giacomo Gallarati (Progetti Strategici). Nel documento si spiega che “la Conferenza dei servizi per l’approvazione del nuovo impianto di atletica indoor è stata sospesa a seguito delle richieste di integrazione pervenute dalla Regione Liguria e a oggi non adempiute”, richieste che avrebbero comportato “studi idraulici e verifiche progettuali legate alla futura realizzazione dello scolmatore del rio Roncallo, opera non oggetto dell’intervento”.

Ma il passaggio decisivo è politico: “Il progetto non risulta più allineato con la visione strategica dell’Amministrazione sull’area, come verrà formalizzato con prossima deliberazione della Giunta Comunale”. Un chiarimento che sancisce, di fatto, la fine del Palabombrini così come era stato concepito.

Conseguentemente viene cancellato anche il progetto firmato dallo Studio Bargone Architetti Associati, già interamente finanziato: “Si definiranno a seguito della delibera di Giunta - si legge nella Pec - le modalità di prosecuzione o di interruzione dell’incarico”.

A spiegare nel dettaglio la scelta è lo stesso Massimo Ferrante, che rivendica un cambio di metodo e di priorità: “Non ci sono le risorse per fare quell’opera. Era un progetto calato dall’alto, che non nasceva dalle esigenze del territorio. I cittadini chiedono altro: chiedono un parco, spazi aperti, interventi sostenibili”.

L’assessore fissa un paletto chiaro: “Anche noi vogliamo qualcosa di sportivo, ma non un impianto mastodontico, modello Fiumara. Qui le risorse sono 9 milioni di euro e bisogna fare i conti con quello che si ha”. Ferrante sottolinea inoltre il confronto avviato con il Municipio VI Medio Ponente e con il suo presidente Fabio Ceraudo: “Abbiamo già interloquito in questo nuovo scenario: una struttura può esserci, ma non nelle dimensioni immaginate in passato. Parliamo di un’area esondabile, classificata P3: prima di tutto vanno affrontati i temi della sicurezza”.

E chiarisce il senso politico della lettera inviata alla Società per Cornigliano: “Quel passaggio significa che non c’è più bisogno di andare avanti con quella progettazione. La nostra intenzione è seguire le istanze della comunità. Mai più progetti milionari calati dall’alto che poi naufragano”.

Un’impostazione che, nelle intenzioni della Giunta, rimette al centro il ruolo dei municipi: “Vogliamo riportare i municipi al centro dell’agenda amministrativa. Sono il Comune sul territorio. In quartieri come questo bisogna muoversi in punta di piedi e costruire le scelte insieme alla comunità”.

Sulla stessa linea anche Fabio Ceraudo, che recentemente, durante un'intervista rilasciataci, aveva espresso forti dubbi sull’operazione: “Quel progetto non era applicabile perché mancavano le risorse: il costo stimato era di 40 milioni di euro, mentre nelle casse della Società per Cornigliano ce ne sono circa 9. Peraltro quasi un milione è già stato speso per una progettualità che, in quell’area e in prossimità di una villa storica, non aveva alcuna contestualità architettonica e strutturale”.

Federico Antonopulo

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