In Liguria la piaga del gioco d’azzardo legale ha una spesa che quasi pareggia quella sanitaria. Un giro di soldi di tre miliardi e 675 milioni di euro nel 2024, mentre la cifra del 2025 è ancora in fase di elaborazione ma sarà sicuramente superiore e destinata a diventare una sorta di record negativo, secondo le stime.
Due miliardi e 170 milioni sono stati bruciati nel gioco telematico, mentre un miliardo e 505 milioni sono finiti nel gioco fisico: cifre che fanno della nostra regione la maglia nera del Nord Italia, insieme al Piemonte.
La ludopatia colpisce sempre di più i giovani e i giovanissimi: si comincia a giocare a 15 anni e prima dei 20 ci si è già rovinati. La conseguenza? Anche le persone seguite dai servizi per le dipendenze sono in netto aumento: oltre seicento in Liguria nel 2024, di cui circa duecento a Genova.
“C’è bisogno di una riforma sul gioco d’azzardo, e mirata in particolare sulle persone, perché non bastano più le normative sulle distanze e tutte le altre indicazioni tecniche. È la persona che dobbiamo rimettere al centro, è la persona che va trattata”: a parlare è Enrico Ioculano, consigliere regionale del Partito Democratico, che da tempo è impegnato nelle aule di via Fieschi “per una legge che possa aggiornare quella del 2012, visto che ormai moltissimo è cambiato”.
Una prima Commissione Regionale in questo senso si è svolta nei giorni scorsi: “Abbiamo recuperato - prosegue Ioculano - un’iniziativa consiliare risalente al precedente ciclo regionale, sempre condotta dai consiglieri del centrosinistra e in particolare da quelli del Partito Democratico. Anzitutto, è importante la terminologia: perché in passato si parlava di gioco d’azzardo, mentre ora si parla espressamente di disturbi dal gioco d’azzardo. Questo significa che il problema viene recepito in tutta la sua gravità. Cambiare approccio è fondamentale perché consente di indirizzare le persone che hanno bisogno di cure verso i giusti destinatari. È fondamentale allargare la platea di realtà che possono fungere da contrasto al gioco d’azzardo, ed ecco perché la nostra proposta coinvolge direttamente il terzo settore e gli enti accreditati di cui, a nostro avviso, non si può più fare a meno”.
Secondo Ioculano, “coinvolgere il terzo settore consente di intervenire più prontamente, anche perché spesso e volentieri la patologia verso il gioco si riscontra in via accidentale, a seguito di un coinvolgimento o di una chiamata su altri tipi di problemi”.
A volte sono le famiglie a segnalare i casi di ludopatia, più raramente sono i diretti interessati, che però arrivano a rendersi conto del danno quando ormai hanno perso tutto. “Ritengo - è il parere del consigliere del Partito Democratico - che questo debba essere il punto di partenza. Poi si può ragionare certamente su come limitare l’accesso alle sale giochi e alle sale slot. Non si pensi che il gioco online ha soppiantato quello fisico, perché non è affatto vero e ci sono studi di medici specializzati che spiegano come il gioco fisico invogli molto di più”.
La proposta di legge del Pd verrà analizzata per successivi passi anche attraverso audizioni. Tra i punti, c’è anche l’impegno, da parte della Regione, tramite le Aziende Sanitarie Locali e in collaborazione con le istituzioni scolastiche, gli enti locali, le forze armate e di polizia, a “promuovere azioni di sensibilizzazione e di prevenzione, indirizzate prioritariamente alle fasce sociali a rischio; a contenere e ridurre le occasioni di gioco d’azzardo promuovendo stili di vita e comportamenti alternativi; a informare sulla presenza dei servizi di assistenza pubblica e del privato sociale operanti nel territorio e sulle relative modalità di accesso; a informare sui programmi di filtraggio dei giochi d’azzardo online”.
Intanto venerdì scorso, alla Sala Don Bosco di Sampierdarena, ha fatto tappa la campagna ‘Mettiamoci in gioco’, organizzata contro i rischi del gioco d’azzardo, grazie all’ospitalità dei Salesiani della delegazione. L’evento si intitolava ‘Azzardo: dipendenze e interessi della mafia e della politica’: introduzione di Filippo Dapino, consigliere municipale del Centro Ovest e, a seguire, interventi da parte di Vanda Valettini di ‘Mettiamoci in gioco Genova’, dello psichiatra Giorgio Schiappacasse, del senatore Lorenzo Basso e di don Armando Zappolini, portavoce di ‘Mettiamoci in gioco’.
“I dati nazionali - osserva Giorgio Schiappacasse, per molti anni direttore del Sert di Asl 3 Genovese - ci dicono che la piaga del gioco d’azzardo è in continuo aumento: si è passati infatti dai 157 miliardi di euro di fatturato legale nel 2024 ai 170 miliardi di euro nel 2025. Va tutto di conseguenza: aumentano le persone che giocano, aumentano i disturbi, aumenta chi perde tutto e si rovina”.
E, quando ci si accorge del problema, “è ormai troppo tardi. Dico sempre che il gioco è una delle peggiori dipendenze perché i rimedi quando hai perso tutto sono molto complessi. Chi gioca? Praticamente a tutte le età: i pensionati prediligono le slot machines, mentre i giovani le scommesse sportive, in particolar modo quelle calcistiche. È ormai sdoganato il concetto del guadagno facile senza faticare, e purtroppo non si riesce a capire che nel gioco, alla fine, vince sempre il banco. E, aspetto ancor più triste, in questo caso il banco è lo Stato». La dipendenza dal gioco e le relative cure «sono un costo per la collettività, ecco perché alla fine dal gioco ci rimettono tutti. E la piaga è dilagante non dove si sta bene, ma dove ci sono le persone più in difficoltà: si ruba alle persone più povere, si sottraggono soldi all’economia reale e non si crea valore aggiunto”.













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