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Sport | 18 gennaio 2026, 19:17

Heaven out of hell. Ma la prossima stazione è ancora lontana…

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Cercare e trovare il buono è doveroso, anche a sintesi di un secondo tempo in cui l’intero castello biancorosso è crollato e Varese è stata spettatrice di uno show altrui. Due lezioni di fila a dirci che sì, il giocattolo funziona, ma con un po’ più di coraggio potrebbe funzionare ancor meglio…

Heaven out of hell. Ma la prossima stazione è ancora lontana…

Un secondo tempo 57 a 35 che contiene un parziale di 28 a 2 tra le sue scorribande, tutte di un colore solo, rischia di prendersi la scena in modo quasi totalizzante in sede di analisi.

Ma non sarebbe corretto. Prima di una Varese sciolta e impotente, che si è seduta al banco di scuola e si è costretta ad ascoltare giudiziosa la lezione della maestra Reyer, c’è stata una Varese che ha corso, che ha segnato, che ha messo al muro gli avversari. Una Varese che ha dominato e ha trascinato dietro di sé una Masnago che da tanti anni attendeva una squadra capace di emozionare e soprattutto… fare.

Anche al cospetto degli squadroni.

Questa Varese lo è, lo ha dimostrato anche oggi. Questo Varese lo è finché è in grado di mettere in campo la miglior versione della propria finitezza. In quel +19 non c’è stata una Openjobmetis lunga, piena di opzioni, allo stesso livello fisico delle grandi, con sei stranieri tutti performanti, una Openjobmetis da sogno, da primi posti, senza più alcun grattacapo nelle corna: c’è stata però una squadra che ha saputo cosa fare e ha saputo farlo anche molto bene, che ha goduto del beneficio di avere giocatori finalmente di un livello superiore al recentissimo passato, una squadra cui l’allenatore è riuscito a dare una via da seguire, che può spaventare i dirimpettai con la propria difesa, la propria velocità, il proprio atletismo, una Varese che sa alternare i quintetti piccoli a quelli più strutturati (mai strutturati come quelli reyerini, ma ca va sans dire…), una Varese che ha costretto Spahija a cambiare strada, più volte, per venire a capo del match. E non Kastritis.

Fermiamoci qui, solo per un attimo: ci siamo già dimenticati delle Varese dei due anni precedenti, di quelle che entravano sul parquet già battute, di quelle che ne prendevano 40 ogni volta che affrontavano una delle prime quattro del campionato, di quelle “orgogliosamente sbagliate” fin dal primo giorno di mercato perché costruite su concetti talebani?

Noi no. Ed è per questo che tentiamo di trovare il buono di questa. E di quel +19 raggiunto contro una delle avversarie peggiori che il lotto possa riservare per completezza, forza fisica, talento.

Heaven out of hell.

Poi sono bastati 15 minuti a distruggere il castello, e anche questa è una verità incontestabile. I biancorossi sono crollati dal punto di vista fisico, mentale e tecnico, da spettatori non paganti di uno show altrui. E con un ritmo sciocco hanno aperto il fianco a colpi sempre più potenti, alle triple che hanno sottolineato una coperta sempre più corta, a un naufragio a rimbalzo sempre più tragico, all’intensità di una contendente di livello superiore.

Quanto è ancora lontana, Varese, la prossima fermata, la stazione delle prime 8...

Ce lo hanno detto queste due lezioni di fila, Treviso e Venezia, entrambe a pagare la ubris di una Openjobmetis che ha messo le basi per essere migliore ma a cui manca ancora tanto per esserlo davvero.

Soprattutto il coraggio di guardare oltre la propria finitezza, oltre il giocattolo che funziona ma che - correndo dei rischi - potrebbe funzionare molto meglio. Chi sta pensando a Freeman, a Ladurner e alle spiegazioni - pur rispettabili e piene di responsabilità - di coach Kastritis e della società, beh… non fa peccato.

Fabio Gandini

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