Nella mattinata di giovedì 31 luglio 2025, la DIGOS della Questura di Genova ha eseguito due perquisizioni personali, domiciliari e informatiche nei confronti di altrettanti sedicenni residenti in città. L’operazione, coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Genova, si inserisce in un quadro di attenzione crescente sul fenomeno del coinvolgimento giovanile in ambienti estremisti.
Secondo quanto emerso dalle attività investigative, i due giovani sarebbero sospettati di svolgere attività di propaganda inneggiante all’ideologia fascista all’interno di contesti legati all’estrema destra radicale. Gli elementi raccolti sono frutto di un capillare monitoraggio dei profili e dei canali social condotto dalla Polizia di Stato a livello locale, i cui risultati sono stati poi condivisi con la dottoressa Tiziana Paolillo, a capo della Procura dei Minori, che ha assunto la direzione delle indagini.
Nel corso delle perquisizioni, gli agenti hanno sequestrato computer, tablet e telefoni cellulari, che saranno sottoposti ad analisi forense. In uno dei domicili è stato inoltre rinvenuto materiale propagandistico raffigurante Benito Mussolini, una divisa storica delle SS e capi d’abbigliamento chiaramente riconducibili a simbologie e ambienti neofascisti.
Nella giornata di oggi, in tutta Italia, sono state eseguite ventidue perquisizioni delegate dalle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni territorialmente competenti nei confronti di giovani, tra i 13 e i 17 anni, emersi in contesti estremisti di matrice suprematista, accelerazionista, antagonista e jihadista – coordinate dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.
Con specifico riferimento al territorio nazionale, le investigazioni degli ultimi anni hanno registrato un incremento della presenza di soggetti minorenni, impegnati nella diffusione sul web di contenuti estremisti e violenti: da gennaio del 2023 ad oggi, sono 12 i minori sottoposti a misura cautelare/precautelare ed altri 107 oggetto di approfondimenti investigativi, quali perquisizioni personali, domiciliari e informatiche.
Tra le caratteristiche rilevate si segnalano:
- profili psicologici caratterizzati da difficoltà relazionali e vulnerabilità psicologica, non di rado determinata da esperienze personali negative a livello familiare, sociale e/o scolastico, che porta fisiologicamente a maturare sentimenti di rivalsa verso gli ambienti esterni vissuti;
- vita sociale marginalizzata, rispetto alla quale l’ambiente virtuale costituisce un perfetto surrogato funzionale alla costruzione di un’identità fittizia e al sentirsi parte di una comunità alternativa;
- un’età giovanissima unita ad una grande capacità di utilizzo di linguaggi digitali contemporanei (utilizzo di meme ad esempio);
- utilizzo primario della lingua inglese;
- fascinazione per la violenza e propensione verso le armi da fuoco alcune delle quali fabbricate con stampanti 3D;
- utilizzo dell’iconografia e del simbolismo e glorificazione delle reciproche figure di riferimento;
- utilizzo di piattaforme di gioco online, dove si è evidenziata in alcuni casi la diffusione di narrative estremiste violente e dove persiste il rischio di replicare nella realtà quanto sperimentato online.
Le acquisizioni informative e i riscontri investigativi hanno evidenziato il particolare fascino che l’ecosistema digitale del c.d. “White Jihad” esercita sulla componente giovanile, intendendolo come un fenomeno di ibridazione ideologica che vede una convergenza tra l’ideologia radicale islamica e il suprematismo bianco o la più ampia sfera ideologica dell’estrema destra.
L’attività di “web monitoring” ha consentito di individuare numerose chat nelle quali si rileva la presenza di giovanissimi, dove vengono condivisi contenuti neonazisti ed antisemiti, associati a filmati, messaggi e post di straordinaria violenza, inerenti ad uccisioni brutali in particolare di matrice jihadista.
Al riguardo, l’Italia, per il tramite della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, è intervenuta nel dibattito in corso con la Commissione europea relativo all’aggiornamento dell’Agenda europea antiterrorismo, evidenziando la necessità di includere la radicalizzazione online, con riferimento specifico alle giovani generazioni, tra le future priorità di azione a livello unionale. L’Unione Europea, infatti, può rappresentare un idoneo vettore attraverso il quale varare iniziative comuni per individuare nuove soluzioni operative e rilanciare il dialogo con i providers di servizi internet per mitigare l’impatto della propaganda estremista violenta sui minori maggiormente vulnerabili a questo tipo di narrativa.













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