Il Nazionale

Cronaca | 06 dicembre 2022, 19:28

Mondovì: si fingeva un frate francescano, condannato per sostituzione di persona

Le indagini, condotte dalla procura di Cuneo, hanno preso via nel 2020 a seguito di una lettera inviata dal vescovo di Mondovì alla Compagnia dei Carabinieri. Due gli imputati: il primo ha scelto il rito abbreviato, mentre per il presunto complice il dibattimento inizierà a gennaio

Mondovì: si fingeva un frate francescano, condannato per sostituzione di persona

“Ingannavano fedeli e sacerdoti, simulando la celebrazione di sacramenti”. Questa una parte della missiva inviata dal Vescovo di Mondovì alla compagnia dei Carabinieri monregalese, per segnalare “la presenza di due figure che si presentano come autorità ecclesiastiche appartenenti alla chiesa anglo-cattolica”.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Cuneo, avviate nel 2020 e concluse nel gennaio 2021, portarono a giudizio due uomini con l’accusa di sostituzione di persona in concorso. Entrambi erano stati fermati a bordo di un'auto: uno era vestito da frate e l'altro da vescovo.

I fatti, a Mondovì. Uno dei due coimputati, il presunto vescovo, ha scelto di intraprendere la strada del giudizio ordinario e l'inizio del dibattimento innanzi al giudice Sandro Cavallo è fissato per il 20 gennaio prossimo. L’altro, operatore sociosanitario quarantanovenne, in abiti francescani, ha invece definito la sua posizione processuale con il rito abbreviato.

Per il pubblico ministero, come sottolineato nella requisitoria, nessun dubbio circa le intenzioni dell’imputato, che si “è creato una congregazione religiosa andando in giro a spendere il suo nome come frate".

L’obiettivo? "Plausibile che fosse carpire i dati degli anziani, ospiti della struttura dove lavora e magari mettere le mani sui loro portafogli”. 

Una tesi, questa, che secondo la pubblica accusa troverebbe riscontro anche dall’esito delle perquisizioni effettuate al domicilio e sul posto di lavoro dell’imputato: “Sono stati trovati dei foglietti scritti a mano con i nomi degli ospiti.” 

La Chiesa a cui l’uomo, insieme al presunto complice, avrebbe sostenuto di appartenere, sarebbe stata solo “parte dell’impostura -ha concluso il pubblico ministero-. Non abbiamo nessuna prova che questa sedicente Chiesa esista. Salvo prendere per buono ciò che viene pubblicato su internet dalla chiesa stessa”.

Per la difesa dell’uomo, invece, la prova dell’appartenenza dell’imputato alla chiesa sarebbe dimostrata dal tesserino prodotto agli atti: “Fa riferimento al suo incarico di frate francescano. E poi ci sono i decreti di ordinazione presbiteriale da parte della Chiesa, regolarmente registrata presso il Ministero dell’Interno. Per quanto concerne il rinvenimento di foglietti, accanto al nome degli anziani si possono riconoscere alcune abbreviazioni di “federe”, “asciugamani” e “traverse”. Non c'è nessuna prova”.

Il giudice ha accolto la richiesta di condanna formulata dalla Procura condannando l’imputato a quattro mesi di reclusione.

CharB.

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