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Politica | 05 agosto 2022, 07:16

Elezioni politiche, Benifei (Pd): “Per battere la destra è necessaria la coalizione più ampia possibile”

L’europarlamentare disponibile ad una “candidatura di servizio”

Elezioni politiche, Benifei (Pd): “Per battere la destra è necessaria la coalizione più ampia possibile”

Brando Benifei, ligure ed eurodeputato del Partito Democratico, approva a pieni voti la linea del suo partito di allargare la coalizione con Calenda. L’obiettivo principale per Benifei è di avere uno schieramento il più largo possibile per cercare di arginare il centrodestra, sempre avanti nei sondaggi.

Come vede l’accordo tra Letta e Calenda?

È molto importante che sia forte il fronte alternativo a questa destra sovranista e sempre più estremista che ha fatto cadere il governo in un momento delicato insieme al Movimento 5 Stelle. Una destra che fondamentalmente è anti-italiana nelle cose che propone perché lontana dalle reali esigenze del Paese. 

Dunque oggi questa destra richiede un’alternativa che sia la più ampia possibile in quanto la legge elettorale prevede che ogni partito concorra per 2/3 dei seggi con la propria lista ma 1/3 dei seggi, che saranno quelli decisivi, sono contesi tra schieramenti alternativi fra loro. 

Forza Italia è diventato un partito a traino della Meloni e di Salvini. È rimasta esclusa dunque l’area liberale e moderata che guarda ad una certezza di prospettiva per il Paese che oggi la destra non è in grado di dare”.

Pensa che la coalizione di centrodestra si più disunita di quanto faccia credere? 

“La Meloni ha tenuto una posizione di contrarietà al governo Draghi fin dall’inizio e si è tenuta all’opposizione ormai da dieci anni, ora quella stessa Meloni si è unita con quel pezzo della destra che è stata al governo con Draghi. 

È chiaro che si sono unite fra loro forze diverse nel nome di una vittoria che la destra vede possibile. Anche noi dobbiamo fare lo sforzo di unire altre forze che non sono sulle stesse posizioni ma che sulle questioni di fondo (ad esempio ricostruire un posizionamento chiaro in Europa e che creda in alcuni capisaldi dell’azione del governo). Insomma un fronte alternativo che abbia alcuni elementi che uniscono, seppure nelle differenze.

Nella destra ad esempio ci sono divisioni sulla questione della guerra in Ucraina così come sui temi sociali. La destra è unita dalla volontà di vincere”.

L’avvicinamento ai liberali e a Calenda non rischia di allontanare dalla coalizione i verdi e la sinistra radicale?

Questa nostra azione è nella logica di unire e non di dividere. A Calenda abbiamo detto chiaramente che noi non rinunciavamo ad un’alleanza larga con la sinistra e i verdi. Riteniamo che anche con loro si debba trovare un accordo, lavoreremo in queste ore affinché ci sia un’unità tra tutte quelle forze che si oppongono al rischio di un governo Meloni che porterebbe l’Italia all’isolamento in Europa e prenderebbe una deriva polacco-ungherese.

Questa destra è pericolosa, è riuscita a far cadere il governo Draghi in una fase estremamente delicata. Dobbiamo proporci come un’alternativa su pilastri fondamentali, primo su tutti il salario minimo, su questo Meloni ha una posizione contraria al miglioramenti della condizione dei lavoratori italiani”.

Che aria si respira da Bruxelles? C’è presoccupazione per il futuro dell’Italia?

“In questo momento mi trovo in Italia e l’attività all’europarlamento riprenderà tra alcune settimane ma la percezione è di una scarsa comprensione di come, in una fase di termine del lavoro del governo, si sia deciso di fare cadere l’esecutivo. L’Italia stava giocando una partita molto delicata, quella sul tetto del prezzo del gas per combattere l’aumento sui costi dell’energia e l’aumento dei costi per le famiglie e quindi aveva bisogno di essere nel pieno delle sue facoltà invece ci troviamo con un governo che è solo per gli affari correnti. C’è insomma un po’ di sconcerto su quello che è accaduto”.

In questi giorni i partiti e le coalizioni stanno lavorando alla formazione delle liste, lei si candiderà per andare a Roma?

“Assolutamente no, ho dato la mia disponibilità al partito ad una candidatura di servizio, dato che ci è stato chiesto di metterci tutti in campo. Tre anni fa ho raccolto decine di migliaia di preferenze in Liguria anche da elettori che non fanno parte del nostro partito e che hanno creduto in me. Un successo significativo e dunque penso che darò una mano con il mio impegno in questa campagna elettorale ma non in una condizione eleggibile dove abbiamo bisogno di mandare nuove forze con un mix di esperienza dal territorio e di valorizzazione delle esperienze che abbiamo già in Parlamento. Quindi non sono in lista per le elezioni ma certamente sono in campo, da candidato di servizio o meno, per dare una mano per questa partita di importanza capitale”.

Marco Garibaldi

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