Le prime operazioni importanti messe a segno dal Savona hanno squarciato quel velo di ipocrisia e di stucchevole retorica che ciclicamente si ripropone attorno e all'interno della società biancoblu.
Il ds Grabinski ha puntato il dito contro i giocatori savonesi, rei di aver anche snobbato le proposte arrivate dagli Striscioni. Ma ciò dev'essere per forza un limite?
Probabilmente è un malus per le casse societarie, dato che i rimborsi dovranno essere necessariamente più sostanziosi, ma a conti fatti l'obiettivo a cui deve puntare il club del presidente Mordeglia è uno solo: costruire una rosa forte e equilibrata.
Cappannelli e Ilardo non sono nati in Via Pia? Pazienza. Sono buoni giocatori? Lo hanno dimostrato e questo principalmente è ciò che conta (insieme ai tesseramenti di Porta e Di Leo).
Più che il luogo di nascita sarà importante quindi trovare elementi pronti a voler bene e a rispettare il Savona in ambito di Prima Squadra, mentre all'interno del Settore Giovanile sarà sì utile coltivare quel senso di appartenenza verso i colori biancoblu in ottica futura.
La Storia si rispetta rinnovandola con risultati e credibilità, limitarsi a slogan sulla savonesità e crogiolarsi in ricordi nostalgici rischia di diventare uno sterile e inutile esercizio di stile.
Basta un esempio. Il nome del giocatore più forte e amato dalla tifoseria nell'ultima decade? Probabilmente Francesco Virdis. Savonese? No, ma capace di trascinare la tifoseria fino a trasformarsi di fatto un cittadino acquisito di Savona.
La società costruisca una rosa con intelligenza ed equilibrio (occhio alle vicine di casa, Vadese e Veloce non vogliono limitarsi un ruolo da sparring partner), guadagnandosi un passo alla volta la stima degli addetti ai lavori e allora sì che il Savona tornerà ad essere amato e ambito, indipendentemente dalle coordinate geografiche del parto dei propri tesserati.
Commenti