«Tra un paio di anni o poco più, l’“impiantone” Acea sarà fuori mercato e l’azienda ci deve dire cosa vuole fare: o si investe o si disinveste». Il sindaco di Pinerolo Luca Salvai ha posto il tema del Polo ecologico di Acea pinerolese industriale (Api), società di proprietà dei 47 Comuni del Pinerolese, che tratta i rifiuti organici, producendo biogas, sfruttato in molteplici modi, e compost.
Nella Commissione comunale, che si è tenuta lunedì, Salvai ha prospettato le alternative: «Intanto dobbiamo valutare se vogliamo investire o meno. Se decidiamo di lasciar perdere questo filone, possiamo andare avanti finché l’impianto è sul mercato, poi lo chiudiamo».
Il Polo ecologico per diventare concorrenziale con quelli di nuova generazione necessita di diversi interventi: «Dobbiamo realizzare un terzo digestore e cambiare la macchina che seleziona i rifiuti, separandogli dagli scarti, perché ci sono tecnologie migliori, che permettono di recuperare più organico» indica Salvai.
Le possibilità per attuare questo rilancio sono tre: «O investiamo noi tramite Api, ma dobbiamo avere garanzia dei flussi di rifiuti, oppure lanciamo un bando per metterlo in vendita, o ancora trattiamo con il gruppo Iren e ci affidiamo a loro». Salvai ha approfondito quest’ultima ipotesi, mettendo in luce come: «Pinerolo cesserebbe di essere un’isola felice, ma ci garantirebbe il mantenimento delle lavorazioni in città e avremo garanzia sui flussi e sullo smaltimento degli scarti». I contatti con Iren, nei mesi passati, ci sono già stati e nel corso dell’anno si dovrebbe capire quale sarà la strada intrapresa. L’ad di Acea Francesco Carcioffo, infatti, prende tempo in attesa di capire le normative come si evolveranno: «Dobbiamo capire come saranno calcolate le nuove tariffe dei rifiuti in base al metodo Arera, poi possiamo decidere a ragion veduta». Intanto Carcioffo ha già una proposta per mettere le basi di un rilancio del Polo ecologico: «Bisognerebbe creare una società che si occupa del trattamento di rifiuti. Questo servizio infatti è regolato diversamente da quelli di raccolta e smaltimento rifiuti: questi ultimi due, i Comuni possono affidarli direttamente a una loro società, senza gare d’appalto. Il trattamento invece esula dall’affidamento diretto e andrebbe quindi separato, creando appunto una società apposita».






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