Politica | 14 gennaio 2020, 09:51

Nursind contro la Regione: "Il sovraffollamento dei pronto soccorso non si risolve con i privati"

La sigla sindacale: "Giù le mani dal pubblico, le cause dell'iperafflusso sono altre: bisogna rafforzare la cura domiciliare degli anziani"

Nursind contro la Regione: "Il sovraffollamento dei pronto soccorso non si risolve con i privati"

Non smette di sollevare polemiche l'ipotesi emersa qualche giorno fa di combattere il sovraffollamento dei pronto soccorso degli ospedali realizzandone di nuovi e aprendo il settore anche ai privati. Uno scenario proveniente da ambienti regionali, ma che non trova d'accordo gli addetti ai lavori.

"Se si vogliono dare risposte ai bisogni di salute della popolazione e risolvere la criticità del sovraffollamento è necessario agire sulla malattia e non curarne il sintomo - commenta Francesco Coppolella, di Nurdind Piemonte -. E' consuetudine che cittadini e operatori debbano subire sulla propria pelle il fenomeno dell'iperafflusso nei pronto soccorso in alcuni periodi dell'anno con l'arrivo dell'influenza e del freddo. La mancanza di posti letto (ricordiamo che negli ultimi anni sono stati chiusi circa 2000 posti letto in Piemonte) e la carenza di risposte extraospedaliere, presentano sempre il solito scenario. I piani per tamponare l'iperafflusso che ogni azienda mette in atto infatti, sono sempre orientati a tamponare le criticità e non risolverle. Ma ci pare che la risposta al sovraffollamento non possa essere quella di aprire nuovi pronto soccorso che trattino solo alcune specialità da destinare ai privati, poiché le cause dell'iperafflusso sono ben altre". A cominciare dal grande ricorso che fanno a questo tipo di servizio le persone di una certa età.

"La problematica, ed è da anni che se ne parla, va affrontata a monte - prosegue Coppolella - . Gli anziani vanno curati a casa. Gli interventi sulle cronicità vanno fatte sul territorio. Servono più strutture territoriali pubbliche che garantiscano la continuità assistenziale. Serve incrementare la domiciliarità. Abbiamo bisogno di costruire percorsi diversi affidati agli infermieri e servizi che si occupino dei codici a bassa priorità con personale e strumenti adeguati. Questo è il futuro, ed è su questi aspetti che bisogna investire. Bisogna sconfiggere la malattia e non curare i sintomi".

comunicato stampa

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