Cronaca | 14 gennaio 2020, 19:09

Dopo l’impatto con un autobus non si era fermata: condannata a 8 mesi per omissione di soccorso

Per la donna anche il ritiro della patente per due anni e mezzo. L’incidente avvenne il 2 febbraio 2019 fra Roata Rossi e Busca. L’imputata: “Non mi ero accorta di nulla”

Dopo l’impatto con un autobus non si era fermata: condannata a 8 mesi per omissione di soccorso

Si era improvvisamente spostata sulla sinistra proprio mentre l’autobus della linea Cuneo-Saluzzo, che la seguiva, stava iniziando la manovra di sorpasso.

L’autista del mezzo non era riuscito a mantenere il controllo e si era incanalato nel fosso a bordo strada. Fortunatamente nessuno dei dieci passeggeri che si trovavano a bordo aveva riportato seri danni, se non molto spavento e qualche contusione.

Oggi il tribunale di Cuneo ha condannato la donna che era alla guida dell’auto a 8 mesi e 15 giorni di reclusione per omissione di soccorso, oltre alla sospensione della patente per due anni e mezzo. L’incidente era avvenuto il 2 febbraio 2019 lungo la provinciale 589 fra Roata Rossi e Busca. La signora non si era fermata nonostante la vettura, di proprietà del figlio, nell’impatto con il bus avesse perso lo specchietto retrovisore sinistro e avesse subito danni alla fiancata.

L’autista del bus ha raccontato come la vettura che lo precedeva si fosse spostata proprio mentre si accingeva a sorpassarla: “Andavo a velocità molto bassa, ai 40 km/h. Era nevicato ma la strada abbastanza pulita. Dopo l’impatto non sono più riuscito a tenere il mezzo e sono finito nel fosso. La mia prima preoccupazione è stata verso i passeggeri: una ragazza era rimasta molto scossa mentre un altro aveva battuto la testa”. Il conducente era stato sanzionato “anche se dove avevo iniziato la manovra non c’era la striscia continua”.

L’imputata, una donna di 65 anni residente a Busca, ha detto di non essersi assolutamente accorta dell’impatto con l’autobus: Stavo guidando l’auto di mio figlio, che si trovava sul sedile posteriore insieme al mio nipotino che piangeva facendo i capricci. La strada era brutta e io cercavo di mantenere la distanza di sicurezza dell’auto perché la vettura che avevo davanti, dopo avermi sorpassata, continuava a frenare. Non avevo nessuna intenzione di superarla, ma può darsi che per evitarla mi sia spostata un po’. Non ho sentito l’urto perché il bambino urlava e mio figlio cercava di calmarlo”.

Soltanto arrivati a casa di quest’ultimo si sarebbero resi conto che mancava lo specchietto sinistro: “Con l’auto di mia figlia siamo tornati indietro per cercarlo e capire cosa era successo”. Sul luogo dell’incidente i carabinieri li avevano sentiti e subito dopo erano andati a Busca per controllare lo stato della vettura danneggiata.

Secondo il pm Raffaele Delpui, che aveva chiesto la condanna a dieci mesi, la donna dopo l’impatto avrebbe dovuto fermarsi e prestare assistenza poiché erano rimasti coinvolti alcuni passeggeri dell’autobus: “Invece era andata fino a casa ed era tornata soltanto per far sparire lo specchietto”.

La difesa aveva sostenuto la totale estraneità ai fatti dell’imputata: “E’ una mamma e nonna, non si sarebbe mai azzardata a compiere un sorpasso con quelle condizioni della strada. E’ stato il conducente del bus a eseguire una manovra pericolosa, cercando di sorpassare più veicoli con la linea di mezzeria coperta dalla neve”.

Monica Bruna

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