Una storia d'amore iniziata da ragazzini, quando i banchi di scuola e le speranze della giovinezza sembravano promettere un futuro sereno, si è trasformata in un incubo lungo quindici anni fatto di botte, controllo ossessivo e terrore quotidiano. È un racconto drammatico quello che è risuonato in aula, al Tribunale di Cuneo, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Meinardi e al pubblico ministero Tommaso Pirfo, nel processo che vede imputato per maltrattamenti in famiglia V.C., cittadino rumeno.
Al centro del dibattimento c’è la testimonianza della vittima, la donna che ha trovato il coraggio di spezzare il silenzio e raccontare l'escalation di violenza subita tra le mura domestiche, spesso consumata davanti agli occhi della figlia minorenne.
La donna ha ripercorso i passi di una vita rubata. Si sono conosciuti nell'estate del 2009: lei aveva appena 17 anni, lui 23. Da allora, la vita insieme è diventata una prigione. Per un periodo la coppia ha vissuto a casa dei genitori di lui, ma le violenze erano già una costante quotidiana, alimentate da una cieca e immotivata gelosia.
"Già a casa dei miei suoceri era violento, mi insultava e picchiava. L'inizio delle violenze risale al 2009, tutto è poi peggiorato nel 2022", ha raccontato con voce ferma ma carica di tensione. Calci, pugni, colpi sferrati persino allo stomaco, alimentati dal delirio che lei la tradisse con altri. Un controllo asfissiante che arrivava a negarle i gesti più elementari della vita quotidiana: "Non potevo manco farmi la doccia perché pensava che me la facessi per qualche uomo, non potevo truccarmi".
Mentre lei lavorava duramente in fabbrica, lui è rimasto per lunghissimo tempo disoccupato, trovando un impiego soltanto nel 2024: "nel 2020 ho subito un intervento allo stomaco e lui è stato non solo violento, ma anche sadico. Sapeva che avevo dolore e mi tirava calci in pancia".
Il clima di terrore non risparmiava la figlia della coppia, oggi adolescente, che negli anni ha dovuto assistere impotente alle vessazioni contro la madre, cercando persino di fare da scudo. La ragazzina, profondamente segnata da questo vissuto, l'anno scorso è stata affidata esclusivamente alla madre, mentre la potestà genitoriale per il padre è stata sospesa.
"Le violenze sono avvenute anche di fronte a mia figlia quando era molto piccola. Poi la bimba è cresciuta e cercava di difendermi, ma in alcune occasioni l'ha spinta e avevo paura le facesse del male", ha ricordato la vittima. E quando la ragazzina provava a intervenire implorandolo di smettere, la risposta dell'uomo era agghiacciante: "diventerai come tua mamma, una puttana".
L'orrore domestico si nutriva anche di continue intrusioni nella privacy: "mi controllava sempre il telefono. Era riuscito a togliere il blocco al mio telefono nonostante avesse l'impronta". Fino alla svolta drammatica nel dicembre del 2022, prima di Natale, quando l'uomo l'ha spinta per le scale, costringendola a ricorrere alle cure del pronto soccorso con sette giorni di prognosi. Da quel momento la paura è diventata una compagna fissa. La notte, madre e figlia si barricavano chiudendosi in camera da letto, mentre lui dava in escandescenze prendendo a calci e pugni la porta. Ma il momento di terrore più acuto si è consumato una notte: "una sera io stavo dormendo e mia figlia si è accorta che era andato in cucina a prendere un coltello. Ho avuto paura".
Nonostante il certificato medico e i tentativi ingenui di mostrarglielo sperando di fermarlo, la donna ha continuato a subire in silenzio, stretta nella morsa della paura. Sulle sue braccia, i segni invisibili e visibili di un'esistenza spezzata: "non ho denunciato per paura. Mi sono tenuta tutto dentro. Solo quando ho detto basta l'ho detto ai miei familiari. Ero piena di lividi nelle braccia".
La relazione si è finalmente interrotta tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 2023. Per la figlia, logorata dagli attacchi di panico, è iniziato un percorso di cura con un neuropsichiatra, supportato anche da un centro antiviolenza.
Oggi, nonostante la fine del rapporto e l'affidamento esclusivo, la quiete è ancora lontana. L'uomo, secondo quanto riferito dalal vittima, abiterebbe vicino e continuerebbe a rappresentare un'ombra minacciosa: "dopo la fine del rapporto mi ha minacciato di morte. Ancora oggi gira intorno a casa mia, abita vicino. Prima dell'affidamento esclusivo quando facevo turno di notte in fabbrica mia figlia dormiva da lui, ma non c'è più voluta andare, stava male con lui. Dopo la fine del rapporto telefonò a mia madre e le disse che mi avrebbe ammazzato 'e poi me ne vado in galera'".
Soltanto nell'ottobre del 2023, finalmente, il coraggio di dire basta si è tradotto in una denuncia formale. In tribunale si è scritto infine, un altro capitolo di questa dolorosa ricerca di giustizia. Il processo proseguirà con l'escussione di alcuni testimoni dell'accusa, in particolare gli agenti che hanno compiuto le indagini dopo la denuncia della donna e i professionisti che hanno assistito in questa drammatica parentesi di vita sia lei che la figlia.












