L'incendio che venerdì 9 ottobre ha devastato l'ex caseificio Cappello di via San Rocco ad Alba accende lo scontro politico tra minoranza e amministrazione comunale sulla gestione degli edifici abbandonati e, soprattutto, sulla condizione delle persone senza dimora che cercano riparo in città. Da una parte il consigliere comunale di minoranza Emanuele Bolla, che denuncia il rischio di ridurre l'accaduto a un semplice incendio in un capannone dismesso. Dall'altra l'assessore Davide Tibaldi, che respinge questa lettura e ricostruisce gli interventi già effettuati nell'area insieme alle forze dell'ordine, riconoscendo comunque che il problema rimane aperto.
Le fiamme si sono sviluppate poco prima delle 20 di venerdì 9 ottobre, richiedendo un imponente intervento dei Vigili del Fuoco. Alle squadre di Alba, impegnate con quattro mezzi, si sono aggiunti i volontari provenienti da Bra, Fossano, Racconigi, Sommariva del Bosco e Cortemilia. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri, la Polizia locale e i soccorritori. Presente anche il sindaco Alberto Gatto, che ha seguito l'evoluzione dell'emergenza. Secondo alcune testimonianze raccolte nelle prime ore, i piani superiori dell'edificio erano abitualmente utilizzati come riparo notturno da persone prive di dimora.
È proprio questa circostanza a essere al centro dell'intervento di Bolla, che ha scelto di parlare davanti al capannone danneggiato con un video. " Ieri sera (venerdì ndr) il capannone alle nostre spalle bruciava. Sono accorsi sul posto i vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia locale per spegnere le fiamme e assicurarsi che nessuno si facesse male. E per fortuna sembra che davvero nessuno si sia fatto male".
Il consigliere contesta però quella che ritiene una rappresentazione riduttiva dell'episodio. "Oggi dal Comune è già scattata la retorica del semplice capannone abbandonato che ha preso fuoco. Ma non è così, non è soltanto un semplice capannone che ha preso fuoco, è un posto dove tanti ragazzi andavano a cercare un momento di rifugio, un tetto sotto cui stare".
La riflessione si allarga alla presenza di persone senza una sistemazione stabile in altre zone della città, a partire dal Parco Tanaro. "Il problema esiste, basta venire al Parco Tanaro per rendersi conto quante persone non hanno un posto dove stare. E se le istituzioni vogliono davvero risolvere questo problema, se vogliono davvero trovare delle soluzioni a una circostanza difficile che va affrontata insieme, devono riconoscere prima di tutto il problema".
Da qui l'appello a considerare l'incendio come il segnale di una situazione più ampia: "Non possiamo dire che è semplicemente bruciato un capannone. Dobbiamo dire che c'è una situazione di emergenza che va affrontata prima che altre persone si facciano male".
La replica dell'assessore Davide Tibaldi parte proprio dall'accusa rivolta al Comune. "Dire che dal Comune è già scattata la retorica del semplice capannone che è bruciato mi sembra un po' vago: chi ha detto e cosa?", osserva, contestando l'attribuzione di questa posizione all'amministrazione.
Tibaldi entra quindi nel merito degli interventi effettuati nell'ex caseificio. "In quel capannone ci sono stato personalmente più volte con il maresciallo Grosso, il comandante e il vice della Polizia locale Di Ciancia e Tosco e, tutti insieme, poco più di sei mesi fa, abbiamo costretto, non senza difficoltà, la proprietà del sito a murare gli accessi al capannone e rinforzare le recinzioni dell'intera area".
L'obiettivo, spiega l'assessore, era impedire che l'edificio diventasse un nuovo luogo di occupazione e degrado, richiamando il precedente del "residence della stazione", al cui sgombero aveva partecipato personalmente. Un'esperienza che Tibaldi cita per sottolineare la necessità di intervenire prima che situazioni analoghe si consolidino.
Non si tratterebbe, inoltre, di un caso isolato. L'assessore ricorda interventi condotti con modalità simili nel parcheggio sotterraneo di piazza San Paolo e nei locali tecnici e negli spogliatoi dei campi del Coppino, nelle vicinanze del Parco Tanaro.
Accanto alle operazioni di messa in sicurezza, Tibaldi rivendica il lavoro svolto sul fronte dell'assistenza. "Ogni volta le istituzioni tutte, con a capo l'Assessorato alle Politiche Sociali, hanno lavorato a testa bassa riuscendo a offrire posti letto e pasti caldi per chi era in condizione di reale necessità". L'assessore sostiene inoltre che alcune persone abbiano rifiutato le sistemazioni proposte per motivazioni differenti, in alcuni casi, secondo la sua valutazione, anche per poter continuare a svolgere attività illecite.
La risposta non si limita però alla difesa dell'operato dell'amministrazione. Tibaldi riconosce che la situazione è tutt'altro che risolta: "Ritengo che tanto sia ancora da fare e il problema non sia per nulla risolto, anzi".
Da qui l'invito a spostare il confronto dalle accuse alle possibili soluzioni. "Non esistono soluzioni semplici a situazioni complesse. A noi, oggi, la responsabilità di prospettarne e realizzarne alcune, a voi la responsabilità di pungolare l'amministrazione in maniera costruttiva e di provare, per quanto possibile, a offrire un contributo in termini di idee percorribili".
L'assessore conferma infine la disponibilità al dialogo con Bolla e con i cittadini, ricordando anche precedenti occasioni nelle quali il confronto con il consigliere aveva consentito di raggiungere alcuni risultati.












