Quasi due attività su tre gettano la spugna dopo poco più di dieci mesi di attività.
È questo uno dei dati più rilevanti emerso nel corso della commissione consiliare che questa mattina ha messo al centro il Piano Integrato Caruggi e le misure adottate per il centro storico cittadino.
Un’analisi che arriva a quattro anni dalla sperimentazione del Bando Affitti e del Bando Zac, portati avanti nei sestieri di Prè, Molo e Maddalena, curata da ISTUD, CeVIS e Politecnico di Torino, e che inevitabilmente pone degli interrogativi sul futuro socio-economico dei vicoli.
Nel corso del suo intervento, l'assessora al Commercio Tiziana Beghin, ha voluto sgombrare il campo da contrapposizioni ideologiche, richiamando l'aula a un approccio pragmatico e trasparente.
"Io vorrei sgombrare ogni dubbio: non ho nessuna verità e nessuna ambizione agonistica", ha esordito l'Assessora. "Credo che l'unico scopo che dovrebbe essere di tutti sia quello di servire alla città e quindi trovare delle soluzioni che siano utili alla città piuttosto che cercare colpi ad effetto. Quando qualcosa non va bene è molto semplice vederlo, il difficile è trovare la strada per risolverlo."
Ripercorrendo l'iter amministrativo che ha portato alla decisione di congelare la misura, Beghin ha fatto luce sulle criticità contabili riscontrate al momento del suo insediamento. L'assessora ha spiegato di aver inizialmente deciso di portare avanti l'incentivo per non frustrare le aspettative dei commercianti che vi avevano investito risorse personali e familiari, convinta che vi fossero le coperture necessarie a bilancio. Tuttavia, le verifiche finanziarie hanno mostrato un quadro differente, rendendo necessario richiedere variazioni contabili per far fronte agli impegni presi. Con circa tre milioni di euro già erogati e altri trecentomila euro in fase di liquidazione, la mancanza di ulteriori poste a bilancio stanziate e l'assenza di proiezioni finanziarie di lungo periodo hanno reso la sospensione del bando una scelta vincolata e legittima.
Beghin ha evidenziato con severità la totale carenza di dati di monitoraggio che ha caratterizzato la nascita dell'iniziativa. Quando ha richiesto agli uffici quanti fondi servissero per completare la misura, non vi era alcun dato disponibile. Gli uffici dello Sviluppo Economico, pur con un organico ridotto negli anni da oltre settanta a cinquantacinque unità, hanno svolto un complesso lavoro di ricostruzione contabile concluso nel report interno di dicembre.
Beghin ha voluto ribadire che l’Amministrazione ha compreso come un tema strategico ce riguarda anche la rigenerazione urbana non sia affrontabile fissando traguardi numerici estemporanei, come per esempio l’idea di aprire duecento negozi senza una valutazione preventiva dell’impatto economico.
Per ottenere un giudizio neutrale e autorevole, la giunta ha deciso di affidare un incarico specialistico a un soggetto terzo indipendente fuori città tramite trattativa diretta su piattaforma MEPA per un importo di cinquantottomila euro. Beghin ha espresso amarezza per i riscontri numerici emersi dall'indagine, sottolineando come il dato più sconfortante sia rappresentato dal fatto che chi ha aperto un'attività con il sostegno pubblico l'ha chiusa dopo una permanenza media di appena dieci mesi e mezzo.
“Non sono assolutamente contenta - ha proseguito - ma non perché in qualche misura abbiamo frustrato una serie di fondi pubblici e, in qualche misura, dato false speranze a chi ha iniziato un'attività e dopo una media di 10 mesi l'ha chiusa. È questo il dato peggiore. Non sono assolutamente contenta perché avrei preferito invece oggi avere le 200 attività aperte che avessero contribuito a migliorare il centro storico”.
Ancora: “Lo studio lo dice chiaramente: mancava tutta una serie di interventi accessori che nonostante i 140 milioni non sono stati fatti e su questo non è colpa di chi c'era o di chi non c'era, ma semplicemente oggettivamente questa misura è stata accompagnata da altri 140 milioni di investimenti che però non hanno prodotto i risultati ottenuti. Vorrei averli io 140 milioni per da investire nel centro storico, non li ho perché il PNRR è finito. Spero di averli e qui rispondo anche a chi dice ‘menomale che c'eravamo noi che abbiamo preso i fondi. Ecco, i fondi del Pon Metro arrivano automaticamente alle città metropolitane non è che ci sia particolare merito. Il merito sta nell'investire nel modo corretto. Casomai un po' di meriti se li può prendere chi ha negoziato il quadro finanziario pluriennale 2021-2027”.
Entrando nel merito, Beghin ha proseguito: “Questo bando nello specifico è stato finanziato in parte con risorse comunali, quindi chiaramente i regolamenti che fanno fede sono quelli comunali. In parte lo Zac invece nella fattispecie con fondi Pon Metro, quindi derivazione comunitaria, quindi soggetti a tutta una serie di criteri di assegnazione, di monitoraggio di valutazioni che vengono imposte a livello europeo, quindi la sburocratizzazione è più complessa”.
Sul futuro, pur ribadendo la necessità di una commissione ad hoc, Beghin ha rimarcato come i dati indichino la necessità di investire in aree che possano garantire un minimo di effetto traino, “però è evidente che noi cerchiamo di andare a investire laddove invece abbiamo più criticità, perché se le cose già stanno andando bene in un'area non è che abbiamo tanto necessità di andare investire su quello, quindi sarà oggetto di una prossima commissione che credo sarà oggetto anche di un prossimo studio”.
L'analisi del Report ISTUD: i numeri del Bando Affitti e la svolta del Bando ZAC
La radiografia scientifica illustrata dalla ricercatrice Marella Caramazza è il frutto del lavoro svolto tra marzo e luglio dal gruppo di ricerca composto da ISTUD Business School, CeVIS della Fondazione Cottino e il laboratorio FULL del Politecnico di Torino. Lo studio ha adottato una metodologia basata sui mixed methods, integrando tredici interviste in profondità ad attori istituzionali e testimonianze di esercenti con un'analisi econometrica condotta su ottantatre zone censuarie genovesi mediante il modello Difference-in-Differences con trattamento staggered. È stato inoltre sviluppato un modello di analisi sistemica (Causal Loop Diagram) per mappare i cicli di retroazione che legano l'attività d'impresa al degrado sociale e alla percezione di sicurezza.
I dati quantitativi raccolti sul Bando Affitti mostrano un quadro di forte fragilità. Analizzando la prima coorte di imprese beneficiarie finanziate nel 2021, il tasso di sopravvivenza a lungo termine si arresta ad appena il trentotto percento, evidenziando come quasi due attività su tre abbiano cessato l'operatività prima del tempo. Le attività che hanno chiuso hanno registrato una durata media di dieci mesi e mezzo rispetto all'orizzonte di contribuzione teorica previsto di tre anni. Parallelamente, le domande presentate dai commercianti sono diminuite del cinquantatre percento tra il 2021 e il 2025. Sul piano del mercato immobiliare, la misura ha generato un effetto distorsivo indiretto provocando un incremento medio dei canoni di locazione commerciale di circa treanta centesimi al metro quadro al mese, mentre non si sono registrati impatti significativi sulla vitalità economica generale delle zone trattate rispetto alle aree di controllo.
Lo studio mette in luce una profonda differenza di impostazione tra il Bando Affitti e il Bando ZAC (Zena Active Citizens). Mentre il Bando Affitti ha operato come un contributo a sportello a copertura dei costi locativi senza selezione preventiva dell'idea d'impresa, il Bando ZAC si è strutturato attorno all'analisi delle vocazioni territoriali dei singoli sestieri, richiedendo ai candidati la presentazione di un business plan e di una strategia di impatto sociale con il coinvolgimento del Terzo Settore. Quest'ultimo strumento ha dimostrato una maggiore idoneità strategica nel favorire l'insediamento di iniziative capaci di integrarsi con il tessuto locale, anche se la complessità burocratica di accesso ha talvolta favorito i soggetti più strutturati a scapito dei piccoli artigiani.












