"Secondo noi ci sono tutte le condizioni per discutere e decidere questo provvedimento, che significa semplicemente assumersi le proprie responsabilità". Marco Cappato è a Genova durante la seduta odierna del Consiglio regionale, dove attende l'avvio della discussione sulla proposta di legge che disciplina procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Il tema è arrivato in aula dopo un percorso iniziato nella precedente legislatura e ripreso con la nuova composizione del Consiglio regionale. La proposta di legge porta come primi firmatari i consiglieri dell’opposizione Giovanni Battista Pastorino, Jan Casella, Armando Sanna, Roberto Arboscello, Carola Baruzzo, Simone D’Angelo, Enrico Ioculano, Davide Natale, Andrea Orlando e Katia Piccardo.
“Le indiscrezioni dicono di un possibile rinvio” spiega il tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, ma secondo lui non ci sarebbero ragioni per rimandare il confronto.
Il primo punto che contesta è quello dell'attesa di una legge nazionale. "È inutile dire che il Parlamento nazionale ne sta discutendo, non è vero, perché il Parlamento nazionale non ne sta discutendo. C’è un problema di competenza regionale, non è vero perché la Corte Costituzionale ha già confermato che è piena competenza della Regione legiferare sul tema dell'aiuto medico alla morte volontaria".
Il passaggio, precisa Cappato, riguarda però le procedure e l'organizzazione sanitaria, non la possibilità per una Regione di stabilire autonomamente chi abbia diritto al suicidio medicalmente assistito.
"Cosa vuol dire? Che Regione Liguria può legiferare l'eutanasia? No, ovviamente. Chi ha diritto o non ha diritto di essere aiutato a morire non lo decide Regione Liguria, perché l'ha già deciso la Corte Costituzionale". Il riferimento è ai requisiti individuati dalla Corte costituzionale per l'accesso alla procedura. "Se una persona è lucida e consapevole, ha patologie irreversibili, sofferenze insopportabili ed è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, quella persona ha diritto di essere aiutata dal Servizio sanitario nazionale”.
La proposta ligure, nella sua impostazione, interviene quindi sul passaggio successivo: come deve organizzarsi il sistema sanitario davanti a una richiesta. "L'organizzazione è competenza delle Regioni, come è già successo in 18 casi in Italia. Anche in Regione Liguria, anche in Regioni che non hanno ancora una legge", afferma.
La differenza, secondo Cappato, sta nella presenza o meno di una procedura regionale definita: "Nelle Regioni dove c'è una legge regionale, c'è una procedura chiara che definisce modalità certe e tempi certi. Dove non c'è una legge regionale, le aziende sanitarie sono colte ogni volta dal panico di non sapere cosa fare". E l'incertezza riguarda tanto le persone che presentano la richiesta quanto gli operatori sanitari: "La responsabilità è dei medici, quindi l'incertezza aggrava la condizione di sofferenza delle persone malate, ma è anche un'incertezza per il personale sanitario".
Da qui la richiesta al Consiglio regionale: "Credo che sia arrivata l'ora della responsabilità. Vogliono prendersi un altro mese in più? È solo un ritardo rispetto a un momento che deve arrivare". Per Cappato la scelta riguarda il modo in cui il sistema sanitario deve gestire queste richieste: "Assumersi la responsabilità se preferire che ogni singola Asl, ogni singola azienda sanitaria, si organizzi come può e come crede o invece dare alle aziende sanitarie un quadro di regole certo che dia garanzie a chi soffre e dia garanzie ai medici. Tra l'altro avere dei tempi celeri non è importante solo per chi ha diritto a essere aiutato a morire, ma è ancora più importante per prevenire il suicidio di chi non ha diritto", dice.
L'esempio che porta è quello di una persona che presenta una richiesta ma che potrebbe trovarsi in una condizione di abbandono, depressione o difficoltà economica e sociale. "Se quella persona può ancora essere aiutata con le cure palliative, con l'assistenza psichiatrica, con un assistente sociale, con aiuto economico perché è una persona in condizioni di disastro e di depressione, magari di un disastro finanziario, tempestivamente va aiutata", afferma.
"Quindi avere delle regole serve anche ad aiutare i malati a vivere e alla prevenzione dei suicidi e al rispetto, invece, per chi ha diritto, nei termini stabiliti dalla Corte Costituzionale, di attuare quel diritto". Cappato parla anche del contenzioso tra Governo e Regioni sulle leggi in materia di fine vita. "Impugnare le leggi regionali si sta rivelando un boomerang totale per il Governo perché queste leggi intanto sono già in vigore, tutte sono in vigore, in Toscana, in Sardegna, in Emilia-Romagna, in Veneto", sostiene.

La Corte costituzionale ha effettivamente esaminato le norme regionali, riconoscendo la possibilità di un intervento regionale sugli aspetti organizzativi e procedurali, ma fissando anche limiti alle competenze delle Regioni. Nel caso della Toscana, la sentenza 204 del 2025 ha dichiarato incostituzionali alcune disposizioni della legge, tra cui quelle relative a termini rigidi per la conclusione delle verifiche. Nel luglio 2026 la Corte è intervenuta anche sulla legge sarda.
Cappato contesta quindi la linea di chi sostiene che la questione debba essere lasciata esclusivamente al Parlamento. "Quando si dice c'è la legge in Parlamento, la legge che la maggioranza di Governo vuole discutere in Parlamento cancellerebbe il ruolo del Servizio sanitario nazionale e quindi delle Regioni", afferma.
Nel corso dell'intervista affronta anche il ruolo del sottosegretario Alfredo Mantovano nella gestione dei ricorsi contro le leggi regionali, collegandolo alla sua posizione sul fine vita e al processo che lo aveva coinvolto per l'aiuto prestato a Fabiano Antoniani, Dj Fabo. "Il dossier dei ricorsi regionali è in mano alla persona che, in modo più forsennato in Italia, a un certo livello istituzionale, si oppone a qualsiasi avanzamento di diritti sul tema del fine vita - sostiene Cappato -. Loro non sono contro la nostra legge regionale, loro sono contro la sentenza della Corte Costituzionale".
Cappato torna poi sui tempi con cui il suicidio medicalmente assistito è stato concretamente reso accessibile nei casi che hanno seguito le indicazioni della Corte. "Nei primi tre anni di applicazione della sentenza della Corte Costituzionale, zero persone l'hanno ottenuto. Perché il primo caso ci ha messo due anni, Laura Santi in Umbria due anni e otto mesi di attesa", afferma.
Secondo i dati citati dall'Associazione Luca Coscioni, i casi complessivi arrivati alla procedura sono 18 e otto si sono verificati nel 2026. L'associazione riferisce inoltre di due casi avvenuti quest'anno in Liguria."Quindi è chiaro che questa sentenza comincia a essere applicata e allora viene fuori l'urgenza di cercare di boicottarla con sempre più livore", conclude Cappato, riferendosi alla propria interpretazione del confronto istituzionale in corso.














