Il Nazionale

Cronaca | 16 settembre 2026, 10:35

Spaccio tra Borgo e Cuneo, chiesta la condanna per quattro imputati

Dalla maxi-inchiesta sui gruppi Ristallo e Fetai al processo per Francia, Pruna, Pali e Costanzo. Le difese: "Accuse senza riscontri". Udienza rinviata al 28 settembre per le repliche e la sentenza

Spaccio tra Borgo e Cuneo, chiesta la condanna per quattro imputati

È un’inchiesta durata anni quella sullo spaccio di droga tra Borgo San Dalmazzo e Cuneo, sviluppata tra il 2017 e il 2020 e culminata con diversi arresti in flagranza e recuperi di sostanze stupefacenti. Il procedimento originario contava una trentina di indagati e ben 83 capi di imputazione, tra cessioni di droga, favoreggiamento e un episodio di estorsione contestato alla famiglia Ristallo.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, nella piazza di spaccio operavano principalmente due gruppi distinti. Da una parte quello riconducibile alla famiglia Ristallo, con Cosimo Ristallo, già collaboratore di giustizia, e i suoi familiari, attivi secondo l’accusa nella vendita di marijuana e cocaina a Borgo. Dall’altra la famiglia albanese Fetai, anch’essa già conosciuta negli ambienti dello spaccio della zona. Tra i due gruppi, però, non sarebbero emersi particolari legami organizzativi: il punto di contatto era soprattutto rappresentato dagli acquirenti, che potevano rivolgersi indifferentemente all’uno o all’altro.

Nel corso dell’indagine erano stati effettuati diversi arresti in flagranza, tra cui quello di Cosimo Ristallo, e contestati anche episodi di favoreggiamento a numerose persone. Tra gli episodi più pesanti, un’estorsione attribuita a Ristallo e legata al recupero di denaro relativo a cessioni di droga.

La maggior parte degli imputati ha definito la propria posizione con riti alternativi. Il procedimento è invece arrivato al dibattimento per Ivo Francia, Edvin Pruna, Orjal Pali e Gioele Costanzo, le cui posizioni sono state discusse nei giorni scorsi davanti al collegio.

Nel corso dell’udienza è stato sentito anche Cosimo Ristallo, che ha ricostruito alcuni dei rapporti intercorsi con un terzo e con Francia. Ristallo ha confermato quanto dichiarato agli investigatori in merito a una cessione di marijuana, spiegando però di aver visto Francia soltanto per pochi minuti.

Uno degli episodi al centro del processo riguarda inoltre un’auto presa a noleggio e successivamente ritrovata incendiata sotto casa di Francia, con un fucile all’interno. Ristallo ha escluso ogni proprio coinvolgimento nella vicenda, precisando di non aver mai avuto la disponibilità della vettura.

Al termine della discussione, la Procura ha formulato le richieste di condanna: 2 anni e 8 mesi e 800 euro di multa per Francia, 9 mesi e 1.800 euro per Pali, 9 mesi e 1.800 euro per Pruna e 6 mesi e 1.200 euro per Costanzo.

Le difese hanno invece contestato la tenuta dell’impianto accusatorio.

Per Ivo Francia, l’avvocata Marianna Oliva ha sottolineato l’assenza di riscontri alle contestazioni relative allo spaccio e ha evidenziato che dalle intercettazioni non emergerebbero elementi a conferma delle cessioni. Dubbi anche sull’auto incendiata e sul fucile: sul contratto di noleggio non compare il nome di Francia e le sue impronte sull’arma, secondo la difesa, non dimostrerebbero che fosse l’unico ad averla utilizzata. "La macchina era utilizzata da tre persone", ha osservato il legale, evidenziando anche che sulla provenienza dell’arma non sarebbero stati svolti ulteriori accertamenti. Chiesta l’assoluzione, in subordine la prescrizione per i reati relativi alla droga e, ulteriormente, il minimo della pena con i benefici.

Per Edvin Pruna, l’avvocato Di Vito ha rimarcato che non risultano intercettazioni, sequestri di droga o accertamenti patrimoniali direttamente riconducibili all’imputato. La difesa ha inoltre sottolineato il ridimensionamento in aula delle dichiarazioni raccolte durante le indagini. Chiesta l’assoluzione, in subordine il minimo della pena e i benefici.

L’avvocata Stefania Martino ha chiesto invece l’assoluzione di Orjal Pali, sostenendo che nessun elemento concreto colleghi l’imputato alle cessioni contestate. "Non vi è alcuna prova del reato", ha sostenuto la difesa, evidenziando anche l’assenza di perquisizioni e di accertamenti patrimoniali a suo carico.

Infine, per Gioele Costanzo, l’avvocato Serale ha contestato l’accusa di cessione di stupefacenti, sostenendo che le dichiarazioni raccolte durante le indagini non abbiano trovato conferma nel dibattimento. Chiesta l’assoluzione, in subordine il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e, ulteriormente, il minimo della pena con i benefici.

Il processo è stato quindi rinviato al 28 settembre alle per le repliche e la sentenza. 

CharB.