Nessuna anomalia riscontrata nella rete fognaria e nel depuratore, nessuno sversamento segnalato da Rivieracqua e, almeno per il momento, nessuna causa alla quale ricondurre il superamento degli enterococchi intestinali rilevato da Arpal. È proprio l’assenza di una spiegazione, più ancora del dato in sé, a preoccupare il sindaco di Taggia Mario Conio mentre il litorale di Arma attende l’esito dei campionamenti suppletivi.
Il giorno dopo il Consiglio comunale, il primo cittadino torna sulla vicenda per fare chiarezza, rispondere alle osservazioni formulate da Federico Grasso di Arpal e ricostruire il confronto avvenuto già nel 2024 sul numero dei punti di controllo delle acque. Conio non nasconde la propria tensione e frena ogni previsione ottimistica: i nuovi risultati sono attesi tra la serata di oggi e la mattinata di domani e soltanto il rientro dei valori nei limiti di legge permetterà di revocare l’ordinanza.
Parallelamente, il sindaco annuncia l’intenzione di chiedere un tavolo prefettizio che coinvolga i soggetti competenti sul servizio idrico e sulla tutela ambientale. Non per sostenere l’esistenza di un’unica causa dietro ai divieti verificatisi tra Arma, Sanremo e Imperia – collegamento escluso da Arpal –, ma per comprendere se la successione di episodi lungo poche decine di chilometri di costa richieda un approfondimento più ampio.
“A oggi non esiste una causa alla quale collegare il superamento”. Il punto dal quale parte Conio è la differenza tra il divieto scattato a giugno e quello attuale. Nel primo caso l’origine era stata individuata in una problematica fognaria verificatasi durante un intervento straordinario. Era quindi possibile circoscrivere l’episodio, intervenire sul guasto e seguirne il superamento.
Questa volta il quadro è differente. “La situazione è molto chiara e netta: a oggi non c’è una causa alla quale legare quanto accaduto – spiega il sindaco –. Un mese e mezzo fa si era verificato un evento straordinario, ma conoscevamo il problema. Un’infrastruttura può rompersi, così come può accadere a un ponte o a qualsiasi altra opera: quando succede si interviene, si ripara e questo è stato fatto. Oggi, invece, siamo davanti a un evento imponderabile”.
Il controllo di routine effettuato da Arpal il 4 agosto ha rilevato un valore di enterococchi intestinali pari a 300 UFC ogni 100 millilitri, superiore al limite di legge di 200. Un superamento contenuto ma sufficiente, secondo la normativa, a imporre il divieto cautelativo sull’intero tratto di balneazione.
Il Comune ha immediatamente chiesto una relazione a Rivieracqua. La risposta, arrivata prima della seduta consiliare, esclude anomalie nel sistema idrico integrato, episodi di sversamento e problemi nel funzionamento del depuratore. Una comunicazione che rassicura sulla tenuta degli impianti, ma lascia ancora aperto l’interrogativo principale: che cosa ha provocato il dato fuori norma?
L’attesa per le nuove analisi: “Sto incrociando le dita”. Arpal ha eseguito il nuovo prelievo e i risultati dovrebbero essere disponibili tra questa sera e domani mattina. Se entrambi i parametri rientreranno nei limiti, il Comune potrà procedere alla revoca dell’ordinanza e consentire nuovamente la balneazione.
Da Arpal è stato espresso un cauto ottimismo, anche perché ad Arma il superamento ha riguardato soltanto uno dei due indicatori microbiologici analizzati. Conio, tuttavia, preferisce non anticipare l’esito.
“Sto incrociando le dita, ma non sono tranquillo – ammette –. Non mi piace non avere le situazioni sotto controllo. A giugno conoscevo la causa e sapevo quali rimedi mettere in campo; questa volta non riesco a trovare una spiegazione ragionevole. Proprio per questo non riesco a essere ottimista: aspettiamo i risultati”.
L’incertezza pesa su una località che vive uno dei momenti più importanti della stagione turistica. Stabilimenti e attività hanno già segnalato partenze anticipate, richieste di rimborso e cancellazioni. Anche una rapida riapertura non cancellerebbe quindi gli effetti prodotti nei giorni del divieto, soprattutto sul piano dell’immagine.
Il punto unico di campionamento e la richiesta presentata nel 2024. Nelle dichiarazioni rilasciate dopo i nuovi controlli, Federico Grasso di Arpal ha richiamato l’attenzione sul fatto che, attualmente, l’intero litorale di Arma è ricompreso in un unico tratto di balneazione e sottoposto a un solo punto di controllo. L’eventuale suddivisione potrebbe essere richiesta dal Comune durante la fase invernale, quando la Regione procede alla revisione delle aree per la stagione successiva.
Conio precisa però che il tema era già stato sollevato dall’amministrazione. Il 28 maggio 2024 il Comune aveva scritto ad Arpal chiedendo di valutare la creazione di ulteriori punti di campionamento. “Ho davanti a me la lettera trasmessa ad Arpal – afferma il sindaco –. Avevamo chiesto espressamente di prendere in considerazione una suddivisione. Alla nota seguirono diverse interlocuzioni, che tuttavia non portarono avanti l’ipotesi anche per le valutazioni tecniche ricevute in quel momento”.
Secondo quanto riferito dal primo cittadino, i tecnici di Arpal avevano sconsigliato di frammentare il tratto, considerate la sua estensione e l’omogeneità morfologica. “Il nostro litorale si sviluppa per circa un chilometro ed è caratterizzato da un fondale interamente sabbioso, senza interferenze determinate da torrenti. Ci venne spiegato che aggiungere un punto avrebbe potuto produrre una situazione difficile da comprendere per gli stessi bagnanti: alcuni stabilimenti chiusi e altri aperti, separati soltanto da una barriera virtuale, con il bagno consentito mettendo un piede da una parte e vietato mettendolo dall’altra”.
Il sindaco non chiude comunque la porta a una nuova valutazione: “Registro con interesse le parole di Arpal e sono contento che sia stata riaperta questa possibilità. Chiederemo un approfondimento. È però importante chiarire che il Comune si era già mosso nel 2024 e che furono proprio le interlocuzioni tecniche successive a sconsigliare la suddivisione”.
Perché il confronto con Riva Ligure non è automatico. Un altro elemento emerso riguarda il confronto con Riva Ligure, il cui litorale dispone di più punti di campionamento. Secondo Conio, tuttavia, le due situazioni non possono essere sovrapposte basandosi esclusivamente sul numero dei controlli.
“Riva ha caratteristiche morfologiche differenti – osserva –. Il suo litorale è lungo circa il doppio rispetto a quello di Arma ed è attraversato da corsi d’acqua. Sono proprio la maggiore estensione e la presenza dei torrenti a determinare una valutazione tecnica diversa”.
La definizione dei tratti non dipende quindi da una scelta autonoma del sindaco, ma viene costruita sulla base delle caratteristiche della costa e delle indicazioni degli organismi competenti. Resta però possibile, alla luce del nuovo episodio, chiedere che il sistema venga riesaminato in vista della prossima stagione.
Una maggiore articolazione consentirebbe, in caso di un dato negativo circoscritto, di evitare l’automatica chiusura dell’intero litorale. Dall’altra parte, come era stato fatto presente nel 2024, su una costa breve e omogenea rischierebbe di produrre confini difficilmente comprensibili e di lasciare aperto un tratto immediatamente adiacente a quello vietato.
Arpal esclude una causa comune, Conio chiede un approfondimento più ampio. Federico Grasso ha chiarito che non emergono collegamenti tra le situazioni di Arma e Sanremo. Secondo Arpal non esiste un fenomeno generale riconducibile, per esempio, alle temperature del mare o a una criticità diffusa nel Mar Ligure. Gli episodi avrebbero caratteristiche locali e richiederebbero verifiche specifiche, con particolare attenzione alle reti fognarie nei punti nei quali sono state rilevate anomalie.
Conio prende atto della posizione dell’agenzia, ma ritiene ugualmente necessario osservare il quadro territoriale nel suo insieme. “Non sto dicendo che esista necessariamente una causa comune – puntualizza –. Segnalo però un dato: in un tratto costiero di circa trenta chilometri si sono verificati cinque o sei episodi tra Arma, Sanremo e Imperia. Da amministratore e da osservatore credo sia doveroso porsi qualche domanda”.
Per questo il sindaco intende chiedere l’apertura di un tavolo coordinato dalla Prefettura, con la partecipazione di Rivieracqua, degli organismi d’ambito e degli enti competenti. “Non voglio puntare il dito contro nessuno – precisa –. Il mare è una risorsa troppo importante per il nostro territorio e dobbiamo tutelarlo con la massima attenzione. Il tavolo dovrebbe servire ad approfondire la situazione e a verificare se possa esserci qualche problema strutturale o territoriale ancora da esaminare”.
La proposta non vuole dunque contraddire l’assenza di collegamenti diretti indicata da Arpal. Mira, piuttosto, a mettere in comune informazioni e accertamenti per comprendere se la frequenza dei divieti rappresenti soltanto una successione di episodi distinti oppure segnali una fragilità più generale delle infrastrutture costiere.
La replica politica dopo la richiesta di dimissioni. Le parole di Conio arrivano all’indomani di un Consiglio comunale inevitabilmente acceso, seppur nei toni contenuti. Durante la discussione il consigliere e capogruppo di Progettiamo il Futuro Gabriele Cascino aveva chiesto le dimissioni dell’assessore al Demanio Manuel Fichera, richiamando non soltanto i due divieti della stagione, ma anche la gestione complessiva del settore, dalla Bandiera Blu alle spiagge libere attrezzate.
Conio conferma il proprio giudizio negativo sull’intervento dell’esponente di opposizione e respinge qualsiasi collegamento tra il caso della balneazione e le altre questioni sollevate. “Ritengo che sia stata fatta una speculazione politica confusa – afferma –. Mettere insieme il divieto, il Demanio e Amaie Energia significa accostare argomenti che non hanno alcun rapporto tra loro. Io sono il sindaco e mi assumo la responsabilità politica dell’amministrazione, ma bisogna distinguere i fatti e parlare con chiarezza”.
Il primo cittadino ribadisce la propria fiducia in Fichera e sostiene che, in assenza di una causa nota o di omissioni attribuibili all’assessorato, la richiesta di dimissioni non abbia fondamento. Anche l’assessore, durante la seduta, aveva escluso un passo indietro, ricordando il lavoro svolto dagli uffici e la natura imprevedibile del nuovo superamento.
“Preoccupa il distacco dalla vita pubblica”. Accanto alla vicenda della balneazione, Conio si sofferma infine sulla scarsa partecipazione alla seduta. Nonostante la rilevanza dell’argomento e l’annuncio di comunicazioni dedicate al divieto, il pubblico non era presente in aula. La diretta del Consiglio è stata seguita da circa 240 persone, un dato che il sindaco considera comunque limitato rispetto alla portata della questione.
“Mi avrebbe fatto piacere vedere una partecipazione maggiore – ammette –. Il confronto diretto è il modo migliore per fornire informazioni e rispondere alle domande. Invece in aula non c’era nessuno e questo dispiace, perché restituisce la sensazione di un distacco crescente dalla cosa pubblica”.
Una distanza che, secondo Conio, meriterà di essere approfondita separatamente. Nell’immediato, però, l’attenzione resta concentrata sui laboratori di Arpal. Il nuovo risultato stabilirà se Arma potrà tornare rapidamente alla normalità. Qualunque sia l’esito, rimarranno due questioni aperte: comprendere l’origine di un superamento che, al momento, non trova spiegazione negli impianti controllati e valutare se il sistema di monitoraggio possa essere reso più articolato.
“Adesso aspettiamo e incrociamo le dita”, conclude Conio. Il mare di Arma resta vietato ancora per qualche ora; gli interrogativi sulla fragilità del sistema costiero, invece, potrebbero richiedere risposte molto più lunghe.







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