E' nato e cresciuto in provincia di Savona e oggi, nonostante un contratto di lavoro a tempo indeterminato, continua a vivere nella propria automobile.
L'uomo, che chiede di restare anonimo, ripercorre una vicenda iniziata con la crisi economica del 2009. Fino ad allora aveva sempre lavorato, "fin da quando avevo 13 anni". La crisi, la progressiva riduzione delle commesse e anni di precarietà.
"Si lavorava un giorno ogni dieci" racconta. Nel frattempo arriva anche un lutto familiare: la morte del padre. "Dovetti chiedere l'anticipo della liquidazione per poter pagare il funerale". Nel 2015 il rapporto di lavoro si interrompe definitivamente e la situazione precipita.
Senza più uno stipendio sufficiente, perde l'alloggio e non riesce più a sostenere né l'affitto né le rate dell'automobile. La sua nuova casa diventa proprio quell'auto.
Grazie all'intervento dell'amministrazione locale riesce a ottenere un impiego. Ma il problema dell'abitazione resta irrisolto.
"Chiedevo aiuto agli assistenti sociali, ma la risposta era sempre la stessa: "La lista è lunga", "Guardi quante persone ci sono prima di lei". A offrirgli un riparo temporaneo non sono le istituzioni, ma il suo responsabile e una collega. "Mi permisero di dormire nel capannone dell'azienda e una segretaria mi regalò una brandina completa. Avevo almeno un tetto sopra la testa e un bagno, anche se dividevo lo spazio con i topi".
Nel 2016 arriva quella che sembra una svolta. Un'azienda piemontese lo assume e lui si trasferisce in Piemonte.
"Avevo finalmente una casa regolare e un lavoro stabile. Pensavo che l'incubo fosse finito".
La serenità, però, dura appena tre anni. L'azienda avvia la dismissione dell'attività e lui si ritrova nuovamente senza occupazione. Seguono altri lavori, ma arriva una nuova crisi.
Poi arriva una nuova opportunità: trova un lavoro e torna nella sua terra d'origine. Ma è proprio qui che, racconta, ricominciano i problemi. "Avevo di nuovo un lavoro, ma non avevo una casa".
Secondo la sua testimonianza, trovare un alloggio in molte località della riviera è diventato quasi impossibile anche per chi ha uno stipendio fisso.
"Le case regolari non ci sono. In nero sì, ma senza residenza. Oppure vengono affittate solo per l'estate o ai turisti".
Dal suo ritorno in Liguria, nel 2022, racconta di aver contattato amministrazioni comunali, assessori e servizi sociali senza ottenere una soluzione. "Sono stato rimbalzato da sindaci, assessori e assistenti sociali. Sempre le stesse risposte".
Per diciotto mesi ha dormito nella propria auto pur lavorando ogni giorno. Successivamente aveva trovato una sistemazione temporanea, pagando regolarmente l'affitto, ma anche quella esperienza si è conclusa.
"Ho dovuto lasciare l'alloggio perché doveva essere affittato ai foresti, che pagavano di più". E la situazione torna ad essere quella di partenza.
"La mia auto è la mia casa su ruote. Tra poco chiuderò il computer e andrò a dormire nel retro della vettura. Domattina la sveglia suonerà per andare al lavoro".
Parole che raccontano una quotidianità fatta di normalità apparente e precarietà estrema. "Il cartellino va timbrato comunque. A nessuno importa se hai dormito in un letto oppure in auto".
L'amarezza è soprattutto nei confronti di un sistema che, a suo dire, non riesce a dare risposte a chi lavora ma non riesce ad accedere al mercato della casa. "Lavoro, pago le tasse e rispetto le regole. Ma quando chiedo un aiuto temporaneo per l'emergenza abitativa ricevo solo porte chiuse e frasi come "ci sono altre persone prima di lei".
Il confronto con gli anni trascorsi in Piemonte è inevitabile."Sono stati gli anni più belli della mia vita. Anche lì ho avuto difficoltà, ma una casa l'ho trovata in un mese. In Liguria sono quattro anni che vivo tra affitti precari e il baule la mia auto" conclude definendosi "un senzatetto italiano".












