Il Nazionale

Sport | 03 luglio 2026, 15:42

Travagin: «Pretendo le scuse da chi ha sputato e dato pugni, altrimenti non iscrivo la Pro Patria al campionato»

Il neo-presidente biancoblu, visibilmente scosso dopo il movimentato confronto all'esterno dello stadio Speroni: «Se non posso operare con tranquillità, non potrò garantire il futuro del club. Ho la sensazione che questo episodio sia stato orchestrato da qualcuno, questo non è il vero tifo tigrotto»

Travagin: «Pretendo le scuse da chi ha sputato e dato pugni, altrimenti non iscrivo la Pro Patria al campionato»

«Pretendo le scuse da chi ha sputato e dato pugni, altrimenti non iscrivo la Pro Patria al campionato» Così parla Giancarlo Travagin, dopo il movimentato confronto con un gruppo di tifosi all'esterno dello stadio Speroni oggi poco dopo mezzogiorno (leggi QUI). Compresa la malparata, la vettura su cui sedeva l'imprenditore piemontese, guidata da un amico, è velocemente ripartita e si è fermata a poche centinaia di metri dall'impianto bustocco, in un bar del Buon Gesù. Proprio lì, intorno alle 13, abbiamo incontrato Giancarlo Travagin, ancora visibilmente scosso per l'accaduto ma fermo nelle sue posizioni, dopo aver parlato con le forze dell'ordine (sul posto una vettura dei Carabinieri di Busto) e prima di recarsi in ospedale per accertamenti medici.

«Andrò in ospedale per far fare il referto per i due pugni e successivamente mi dirigerò in caserma per sporgere formale denuncia. È una situazione grave» ha spiegato Travagin.

Il neo-presidente ricostruisce la dinamica di quanto avvenuto in via Ca' Bianca: «Stavo arrivando in macchina allo stadio per sbrigare alcune pratiche burocratiche e far firmare dei documenti al segretario. Non mi è stato consentito di entrare. Mi sono dovuto prendere cazzotti, spaccato la macchina, sputi e insulti gratuiti. C'erano 30-40 persone contro due. Ma perché? Trovo tutto questo inaccettabile, soprattutto perché io sono qui per lavorare e per cercare di salvare il club iscrivendolo al campionato. Lavorare in queste condizioni è impossibile».

L'imprenditore esprime il forte sospetto che la contestazione non sia stata del tutto spontanea: «Ho la sensazione che questo episodio sia stato orchestrato da qualcuno. Io non comunico pubblicamente i miei spostamenti, quindi la presenza di quel gruppo non può essere casuale. Purtroppo avverto delle forti resistenze e una certa ostilità che partono anche dall'interno dell'ambiente societario. C'è chi ha manifestato contrarietà alla mia presenza fin dal primo momento, alimentando una situazione di scontro continuo».

Sulle conseguenze sportive di quanto accaduto, Travagin lancia un duro monito, pur distinguendo i responsabili del gesto dalla vera tifoseria biancoblu: «Questo non è il vero tifo della Pro Patria, la tifoseria appassionata è un'altra cosa. Andare contro una proprietà appena insediata che sta cercando di ricostruire sulle macerie è un controsenso. Se pensano di spaventarmi con le maniere forti si sbagliano, non ho paura. Ma se l'obiettivo è impedirmi fisicamente di lavorare, allora la squadra la iscrivano loro. Se si sceglie la via dello scontro totale, l'unica conseguenza sarà dover dire addio alla Serie D e rischiare di ripartire dalla Terza Categoria. Pretendo delle scuse da chi ha sputato e dato pugni, così da chiarirci, altrimenti non procederò con l'iscrizione al campionato. L'hanno voluto loro». Travagin ha anche invocato l'utilizzo delle telecamere presenti nei pressi dello stadio per l'individuazione dei responsabili.

In attesa degli sviluppi dell'indagine dei carabinieri e dei referti medici, la Pro Patria si trova davanti a un bivio delicatissimo, con i tempi per gli adempimenti federali che scorrono inesorabili.

Giovanni Ferrario