3+3+3+2+1. Se qualcuno crede, questi numeri può provare a giocarli al lotto.
È lo schema – ad oggi il più verosimile – dell’eventuale composizione del prossimo Consiglio provinciale.
Con una premessa: ammesso e non concesso che si arrivi ad una lista unitaria, percorso che ogni settimana che passa sembra sempre più ascrivibile al periodo ipotetico.
Tradotto per i profani: 3 posti ciascuno a Patto Civico, Forza Italia e Partito Democratico-Centrosinistra, 2 a Fratelli d’Italia, 1 alla Lega.
Ma si tratta di un’ipotesi che persuade pochi. Per questo c’è chi rilancia con un altro schema: 4+4+ 2+1+1. Vale a dire 4 a Forza Italia, 4 al Pd, 2 al Patto Civico, oltre ovviamente al presidente, 1 ciascuno a Fratelli d’Italia e Lega.
Si lavora di fioretto e di cesello tenendo aperto il manuale Cencelli, quel vademecum redatto dall’allora segretario del ministro cuneese Adolfo Sarti, Massimiliano Cencelli appunto, per pesare la presenza delle correnti democristiane nel Governo, una sorta di bibbia rimasta valida per tutte le stagioni politiche.
Tuttavia, dicevamo, la lista unitaria incontra ostacoli tanto a destra che a manca.
Patto Civico, Forza Italia e Pd vorrebbero mantenere le posizioni attuali.
I primi due sono già politicamente contigui e quando Cirio si candiderà al Parlamento, sciogliendo di fatto la Lista di Cirio, lo diverranno ancora di più.
Del resto, ispiratore, inventore e padre nobile del Patto è Enrico Costa, ora capogruppo forzista a Montecitorio.
Fratelli d’Italia conta di implementare la propria rappresentanza essendo il primo partito in provincia mentre la Lega rivendica almeno un posto in sala Giolitti che due anni fa non ha avuto.
Anche nel centrosinistra la situazione non è semplice: da un lato i due esponenti più alti in grado, Chiara Gribaudo e Mauro Calderoni, dopo aver caldeggiato la rottura, non sembrano propensi ad una riappacificazione se non a condizione di pesanti contropartite che Robaldo difficilmente potrà concedere.
Il Patto Civico, infatti, procede come un caterpillar con un occhio rivolto alla Provincia e l’altro al municipio di Cuneo.
L’asse Robaldo-Costa-Gallo-Collidà ha un obiettivo chiaro: conquistare la Provincia rafforzando la componente cosiddetta moderata del centro-centrodestra.
Una sorta di prova generale prima di dare l’assalto a Cuneo e Savigliano, confermando e rafforzando l’egemonia su Mondovì.
Le “trame nero-verdi”, che si mormora siano state intessute nelle scorse settimane da Calderoni con Paolo Bongioanni e Giorgio Maria Bergesio, avrebbero questa espressa finalità: disinnescare le potenzialità dei pattisti facendo in modo che siano Fratelli d’Italia e Lega ad alzare il prezzo.
Il tema è sempre il solito: va bene riconfermare Luca Robaldo presidente, ma a condizione che il suo Patto, ritenuto dal Pd politicamente “ambiguo”, ceda quote di potere e ammetta di essere la longa manus di Forza Italia.
Per il Pd, infatti – a maggior ragione dopo il ritorno di Costa in Forza Italia – questo non sarebbe altro che un correntone mascherato del partito di Berlusconi.
Senonché anche nel centrosinistra, tra gli attuali consiglieri provinciali, non mancano i “governisti”, coloro cioè che sostengono che un ente di secondo livello qual è la Provincia debba essere amministrato con la formula più ampia possibile, senza esclusioni, all’insegna del tutti insieme in nome del bene comune del territorio.
Insomma, Robaldo avrà le sue gatte da pelare, ma nel centrosinistra non mancano i distinguo.
Come si può constatare si è presenza di uno “stallo alla messicana” dove ognuno attende le mosse dell’altro col dito sul grilletto della pistola.
Dalla direzione provinciale dei pattisti, in calendario lunedì 29, salvo contrordini, dovrebbero emergere indicazioni più chiare sia per quanto riguarda la Provincia che per il Comune di Cuneo.
In altri termini, Enrico Collidà potrebbe uscire allo scoperto dopo aver annunciato coram populo la sua intenzione di scendere in pista.
In questi ultimi giorni, euforici per i sondaggi che li danno testa a testa con la Lega, i neofuturisti di Vannacci cercheranno di frapporsi con una propria lista, candidando a presidente il consigliere comunale cuneese Beppe Lauria.
Un’ipotesi tutta da verificare alla prova dei numeri – le firme richieste per presentare le candidature sono tante - ma i seguaci del generale faranno di tutto per raccoglierle battendo i municipi al grido di “inciucio! Inciucio!”.
Frattanto, il centro-sinistra cerca un candidato da eventualmente contrapporre a Robaldo.
Non che ci sia una corsa forsennata al martirio, ma una donna-sindaco disposta ad una candidatura di servizio sarebbe stata individuata nella battagliera sindaco di Piasco Stefania Dalmasso.











